Il commercio di specie animali è molto più esteso del previsto

La tratta legale o illegale di vertebrati interessa un quinto delle oltre 31 mila specie esaminate, per lo più di provenienza tropicale: un numero più alto del 50% rispetto a quanto stimato in precedenza.

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Le mani dell'uomo sulle specie selvatiche: nella foto, un pangolino indiano (Manis crassicaudata). | Shutterstock

Quando si parla di commercio degli animali il pensiero va subito a pochi, eclatanti casi di specie portate sull'orlo dell'estinzione dal bracconaggio, per esempio gli elefanti africani e i rinoceronti. Ma la tratta di specie selvatiche è un'industria lucrosa molto più sviluppata e capillare di così: secondo uno studio pubblicato su Science, esemplari di oltre 5.500 specie di uccelli, mammiferi, anfibi e rettili sono oggi regolarmente sottratti al loro habitat e venduti in modo più o meno legale: un numero del 40-60 per cento superiore a quanto si credesse.

 

Le precedenti valutazioni su questo tema si basavano sui dati della Lista Rossa dell'International Union for Conservation of Nature (IUCN) o sulla Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora (CITES). Per il nuovo studio, gli scienziati delle Università della Florida e di Sheffield hanno utilizzato entrambe le liste e le hanno confrontate con le mappe di distribuzione degli animali considerati.

 

I più colpiti. Su 31.745 specie di vertebrati esaminate (sulle circa 66 mila specie note), 5.579 (il 18%) sono oggetto di commerci. Sud America, sud-est asiatico e Africa sud-orientale sono le aree geografiche di maggiore provenienza. Certi gruppi sono presi di mira più di altri: tra i mammiferi, la percentuale di specie vendute è del 27%. La classe animale alla quale anche noi apparteniamo è per lo più commercializzata per la produzione di merci: per esempio il pangolino (o formichiere squamoso), uno degli animali più trafficati, è ricercato per le sue carni e per le sue scaglie di cheratina.

 

Il bagno di polvere di un vecchio maschio di elefante. Guarda anche: vita quotidiana di animali liberi. | Wim van dan Heever/Mercury Press/Caters-IPA

Rischi odierni e futuri. Anfibi e rettili (dei quali risultano commercializzate il 9,4% e il 12,4% delle specie rispettivamente) sono più spesso venduti come animali esotici o attrazioni negli zoo; il commercio animale riguarda il 23% delle specie di uccelli, venduti come animali da compagnia o impiegati nella medicina tradizionale.

 

Con i dati raccolti, gli scienziati hanno provato a stimare il numero di specie che sarà commercializzato in futuro, basandosi sulle caratteristiche più richieste dal mercato attuale e sulla somiglianza con le specie oggi più ricercate. Per esempio, ora che i pangolini asiatici sono sempre più rari, si sta diffondendo la tratta di quelli africani; inoltre, si è osservato che è più alta la domanda di animali di grossa taglia.

 

In futuro, altre 3.196 specie potrebbero aggiungersi a questa lista, portando a 8.775 il numero di specie a rischio di estinzione per via del commercio animale. Se lo studio ha il merito di "giocare d'anticipo", facendo luce sugli animali più minacciati, ha anche alcuni limiti: per esempio, quello di considerare il numero di specie ma non il numero di esemplari commercializzati all'interno di ciascuna; o anche, il delineare l'equazione "commercio=rischio estinzione": un binomio spesso valido, ma non estendibile a tutte le specie animali.

 

20 ottobre 2019 | Elisabetta Intini