Il cebo barbuto, maestro in sgusciatura

Il primate esperto nell'uso di strumenti in pietra sbuccia gli anacardi allo stesso modo da secoli. Osservandolo, i primi abitanti del Nuovo Mondo potrebbero aver imparato a nutrirsi dei semi.

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Un cebo barbuto intento ad aprire una noce di anacardo.|Ben Cranke/Nature Picture Library/contrasto

Per gustare il seme saporito dell'anacardio, un albero da frutta originario del brasile, bisogna prima rimuovere il guscio che contiene una resina irritante. È un'operazione delicata, che i cebi striati o barbuti (Sapajus libidinosus) sanno compiere alla perfezione. Percuotendo le noci su una superficie dura con una pietra, queste scimmie del Sud America riescono a sbarazzarsi della parte non edibile.

I reperti. Uno studio dell'università di Oxford suggerisce che la loro tecnica permane, invariata, da secoli: alcuni scavi nel Parco Nazionale della Serra da Capivara, in Brasile, hanno portato alla luce 69 strumenti in pietra, alcuni dei quali depositati su quel terreno nel XIII secolo, due secoli prima che Cristoforo Colombo arrivasse nelle Americhe.

 

Per Michael Haslam, a capo dei lavori, è difficile che si tratti di strumenti umani: mancano vasellame e punti fuoco, e gli strumenti, dalla forma allargata compatibile con le zampe dei cebi, sono molto simili a quelli utilizzati dalle scimmie ancora oggi.

 

Impara l'arte... Se gli utensili fossero davvero appartenuti alle scimmie, potrebbe voler dire che i cebi sgusciano quei semi con la stessa tecnica da 100 generazioni. E che i primi uomini a popolare quelle terre potrebbero aver imparato ad evitare le parti tossiche dei frutti proprio osservando le scimmie.

 

Quest'ultima è comunque una speculazione un po' "spinta": per altri primatologi come Elisabetta Visalberghi dell'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR di Roma, non si può affermare con certezza che i segni trovati sugli utensili scoperti siano riconducibili all'azione di antiche scimmie.

 

 

13 Luglio 2016 | Elisabetta Intini