Una forma infettiva di cancro ha colpito le cozze dell'Atlantico

Una forma di cancro che colpisce le cozze si comporta come un patogeno: è infettivo e le nostre attività commerciali ne favoriscono la diffusione.

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Cozze verdi che crescono su una spiaggia rocciosa nel parco nazionale Abel Tasman in Nuova Zelanda. | Shutterstock

Il tumore, com'è noto, è uno dei grandi mali del nostro secolo, ma se c'è una cosa che sappiamo a riguardo, e che ci rassicura, è che non è infettivo: chi si ammala di cancro ma non rischia di trasmetterlo a chi gli sta intorno. Non tutti gli animali sono altrettanto fortunati: il diavolo della Tasmania, per esempio, sta per estinguersi anche a causa di una forma infettiva di cancro facciale, e lo stesso vale per i cani e il loro tumore venereo.

 

Ora dobbiamo aggiungere i mitili alla lista: uno studio del Pacific Northwestern Research Institute di Seattle ha dimostrato che diverse specie del genere Mytilus, quindi la cozza comune e i suoi parenti, soffrono di una forma di neoplasia che si può trasmettere da un esemplare all'altro; oltretutto la patologia si sta diffondendo a macchia d'olio nell'oceano Atlantico.

è cominciato tutto in canada. I primi mitili malati, scoperti nelle acque della British Columbia, sono dei Mytilus trossulus; il team di ricerca è andato a caccia di altre cozze con patologie simili, scoprendole sia nella specie Mytilus edulis (che vive nei mari della Francia) sia in Mytilus chilensis (costa atlantica e pacifica del Sud America). La vera sorpresa, però, è arrivata quando i ricercatori hanno scoperto l'estrema somiglianza genetica tra le tre forme di tumore, che quindi hanno con ogni probabilità un'origine comune.

 

il giro del mondo. Il cancro infettivo delle cozze, dunque, è nato in Canada e da lì ha cominciato a diffondersi nei mari dell'emisfero settentrionale. I mitili, però, sono assenti dalle zone equatoriali: come ha fatto la malattia ad arrivare fino alle regioni meridionali del Sud America? La risposta siamo noi, ovviamente: la spiegazione data dai ricercatori è che alcuni esemplari malati siano finiti nelle stive di navi da carico, viaggiando per migliaia di chilometri e portando con loro il patogeno. 

 

23 novembre 2019 | Gabriele Ferrari