I silenziosi padroni della notte: gufi, allocchi, civette e barbagianni

Quando cala la notte iniziano i loro voli furtivi a caccia di cibo: una carrellata di foto dei più misteriosi rapaci notturni.

Uccelli del malaugurio, messaggeri dei morti, annunciatori di disgrazie, i gufi sono spesso bollati come menagrami. Ma in realtà gli unici sfortunati sembrano essere loro. Questo gufo delle Filippine (Bubo philippensis), a causa della progressiva distruzione della foresta dell'arcipelago, suo habitat naturale, rischia l'estinzione. Dal 2000 compare come "vulnerabile" nella lista dell’Unione Mondiale per la conservazione della Natura (IUCN).
Scopri tante altre curiosità sui gufi

[E. I.]

Incuriosito dalla macchina fotografica, questo gufo immortalato in Colorado (USA) ha voluto girare il capo per osservarla da sottosopra. E chissà che da questa prospettiva non abbia capito qualcosa di più. A giudicare dall'atteggiamento tranquillo e pacifico, il pennuto non ha al momento alcuna nidiata da difendere. Quando i pulcini riposano nel nido, infatti, questi rapaci sono soliti allontanare gli intrusi con ogni espediente e una certa aggressività: il gufo della Virginia (Bubo virginianus) per esempio, inizia a volare intorno all'intruso facendo un gran baccano col becco e bubolando (così è chiamato il suo verso). In genere, comunque, questi volatili preferiscono uscire dai propri nascondigli di notte, quando la loro caccia è più silenziosa ed efficace.

Basta una rapida occhiata al suo musetto accigliato per capire che il gufo delle paludi delle Galapagos (Asio Flammeus Galapagoensis) non è un tipo di compagnia.
Piuttosto che passare un po’ di tempo con i suoi simili preferisce appollaiarsi per terra a riposare o lanciarsi in lunghe battute di caccia solitarie. Solo nei rigidi mesi invernali, con l’arrivo della neve, si accoccola sugli alberi con il resto del gruppo, non per socializzare ma per non disperdere calore.
Inutile dire che questo caratteraccio solitario gli crea non pochi problemi anche con l’altro sesso. Complici le loro abitudini individualistiche, capita spesso che a un primo sguardo sia i maschi sia le femmine scambino il potenziale partner per un predatore o una preda, e cerchino di evitarlo o viceversa di attaccarlo.

Un altro animale decisamente asociale

[E. I.]

Generalmente un uomo goffo, credulone e un po’ addormentato viene definito come “un allocco”.
Ma il povero Allocco di Lapponia (Strix nebulosa) ritratto nella foto è ben lontano dall’essere addormentato. È tra i rapaci notturni più belli e interessanti. I suoi occhi sono almeno 100 volte più sensibili di quelli dell’uomo. Durante il giorno la pupilla è contratta, la notte si dilata enormemente, per catturare più luce possibile. La retina, invece, è ricca di bastoncelli, i fotorecettori più sensibili alla luce e adatti servono per la visione notturna.
Foto: © Brian Scott

Non sembra curarsi del fatto di aver scelto come casa un tubo di scarico questa civetta inglese (Athene noctua). Questo piccolo rapace, che non supera i 21 cm di altezza, vive negli ambienti più disparati, dai frutteti all'aperta campagna, non disdegnando nemmeno le zone abitate dove nidifica tra le arcate dei portici, nelle soffitte, sulle torri e nei piccoli pertugi cittadini.
Pur essendo un predatore notturno, è un uccello vivace anche durate il giorno e, pur rimanendo sempre vigile anche quando dorme, non teme l'uomo. Proprio come Molla, la civetta bergamasca che adora le coccole
Lo stesso non si può dire dell'uomo nei suoi confronti, anche se in realtà la fama della civetta è ambigua: se da alcuni è temuta in quanto considerata nella tradizione popolare portatrice di sventura, dall'altro è spesso raffigurata su amuleti e portafortuna, retaggio dell'antica Grecia dove era considerata sacra per Atena, la dea della sapienza a cui deve il nome.

Guarda il volo radente di un'aquila a caccia di fenicotteri e il volo dei rapaci più veloci del mondo.

Un affollato nido di civetta delle nevi (Bubo scandiacus).
Il suo nome svedese haarsang significa acchiappa lepri. Il suo pranzo preferito però sono i piccoli roditori, come i lemming e le arvicole. Perfettamente adattato al clima polare, questo grande uccello (è lungo 65 cm, pesa 2 chili e ha un’apertura alare di 160 cm) ha persino le zampe coperte da candide piume che sono indispensabili. Perché, dato il suo peso, la civetta passa la maggior parte del tempo posata sul ghiaccio. Nei territori dove abita il freddo impedisce la crescita degli alberi e lei ha trovato il modo di adattarsi. Di preferenza va a posarsi sui monticelli formati dalla torbiera. Un’ottima posizione per avvistare le prede con i suoi enormi occhi gialli, a latitudini dove la luce, in inverno, è un bene raro e prezioso.

A guardarli per un po' c'è da farsi venire il mal di testa. Cosa ci fanno quattro occhi  tutti sullo stesso gufo? Si tratta di una foto sfocata e mal riuscita? Nulla di tutto ciò.
Mentre il fotografo immortalava il rapace in primo piano, un suo compare si è posizionato dietro al protagonista. E due paia di occhi si sono sovrapposte garantendo un effetto spettacolare. La strana coppia è stata fotografata lo scorso giugno in una regione paludosa della Grecia.
Attento a dove guardi in questa gallery dedicata agli occhi più ipnotici
Altre belle foto di rapaci (guarda)

Gufo reale di pierom (Piero Minelli)
La foto è stata scattata nel Parco di Villa De' Reali a Dosson di Casier (Treviso) in occasione di una manifestazione di Falconeria nella quale venivano mostrati sia momenti di volo di falchi addestrati che altri uccelli, come questo gufo reale che mi ha colpito per la fiera espressione degli occhi.

Due occhi attenti, di fabiana74
Vi sono grata per aver scelto la mia foto. La primavera scorsa mi trovavo in un parco faunistico e vidi questo cucciolo di gufo. Colpita inizialmente dal piumaggio, molto più soffice rispetto a quello dei gufi adulti, non ho potuto che restare ipnotizzata da quei due enormi occhioni. Si tratta di una delle foto preferite delle mie bimbe.

Da Hogwarts al centro recupero rapaci, passando dal comò casalingo. È questa la fine di centinaia di gufi e civette in Gran Bretagna: acquistati come animali domestici sulla scia di Harry Potter e poi liberati nei boschi, a moda passata, perché troppo difficili da gestire.
Dopo i dalmata della “Carica dei 101”, i pesci pagliaccio di “Alla ricerca di Nemo” e le tartarughe de “Le tartarughe Ninja”, ora tocca ai rapaci raccogliere la triste eredità della famosa serie di Harry Potter.
L'allarme è stato lanciato qualche giorno fa dal Daily Mirror, secondo il quale l'Owlcentre di Corwen, un centro di recupero rapaci nel Galles, prima dell'inizio della saga del maghetto ospitava solo sei gufi, mentre ora se ne contano un centinaio. Gli esemplari abbandonati, abituati alla vita in cattività, rischiano di morire di fame, incapaci di procurarsi il cibo da soli.
Far vivere un gufo tra le mura domestiche richiede cure e attenzioni particolari, oltre a uno spazio adeguato. Questo rapace, che può vivere anche 20 anni, ha bisogno ad esempio di sbattere le ali almeno 5 volte prima di posarsi sul trespolo dopo il volo, pena una pericolosa infezione toracica. Certo non è pensabile far vivere in un monolocale un Gufo Reale Europeo (Bubo bubo) dall'apertura alare che può raggiungere i 2 metri, eppure un signore inglese ci ha provato (l'animale è stato poi salvato dai volontari del centro).
La speranza per i due pulcini di gufo (Asio otus) della foto, cresciuti in casa tra libri e soprammobili, è che il loro proprietario garantisca loro un ambiente idoneo e tutte le cure che la loro natura richiede anche quando cresceranno. Non certo sul comò, come nella famosa filastrocca.

Molla, la civetta bergamasca che adora le coccole.

Pennuti in passerella: guarda le più belle foto di uccelli.

In volo con i rapaci più veloci del mondo.

L'inverno è iniziato e gli animali devono affrontare i giorni più difficili dell'anno. Alcuni di loro, però, non temono le basse temperature e sono biologicamente dotati per affrontare le intemperie. In loro onore abbiamo inaugurato da qualche giorno (vedi Foto del giorno precedenti) una carrellata di immagini dove gli animali sono ritratti alle prese con il freddo.
La civetta delle nevi (Nyctea scandiaca) della foto, è il più grande uccello dell'Artico e ha zampe ricoperte di piume che gli servono proprio per proteggersi dal contatto con il terreno ghiacciato. Diffuso soprattutto nella tundra del Nord America, è un ottimo predatore grazie anche alla capacità di rotazione della testa (fino a 270°) che gli permette di individuare facilmente la preda sul territorio.

Ficcare il naso in un nido non è facile. Questa volta a finire sotto i riflettori sono cinque (contate bene, sono proprio cinque) pulcini di barbagianni (Tyto alba), uccello notturno piuttosto diffuso in tutti i continenti.
Il barbagianni nasce con un piumino corto e morbido, ma già con la tipica "maschera" facciale che lo contraddistingue. Le penne disposte a disco servono a intensificare l'udito, convogliando le onde sonore verso l'orecchio. Predatore infallibile, è uno dei pochi uccelli che riesce a cacciare al buio più completo.

Questi "batuffoli" di piume messaggeri di morte e sfortuna? Impossibile. Eppure in passato molti ne erano convinti. Sì perché, forse a causa della loro vita notturna o del loro canto inquietante (più o meno così: huu-huu-huu-uuuuu), sugli allocchi (Strix aluco) se ne sono dette di tutti i colori. Associati alle streghe, nel Medioevo qualcuno li inchiodava fuori dalla porta di casa per allontanare gli spiriti maligni. Ma c'era anche chi pensava che la carne d'allocco avesse proprietà afrodisiache e che mangiarne gli occhi servisse a migliorare la vista. Assurde superstizioni di cui è rimasta ancora oggi qualche traccia: scopri perché si dice "essere sciocchi come un allocco".

Foto: © NASA and J.J. Hester (Arizona State University)

[E. I.]

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Smack, di Katyefamy (Katiuscia Noseda)
Pubblicata su Focus 250

Ritratto di un gufo virginiano.

In Bird sono immortalati molti animali da record: il gufo della Virginia (Bubo virginianus) per esempio, è il più grande gufo del continente americano. Ha un’apertura alare che può arrivare ai 170 centimetri e ai 2,5 kg di peso. Si riconosce facilmente per i grandi ciuffi di pelo sulle orecchie.

© foto Andrew Zuckerman

In qualsiasi partita di calcio che si rispetti c'è qualcuno che "gufa", ma nel caso del match tra Finlandia e Belgio valevole per la qualificazione agli Europei del 2008 il gufo si è presentato il carne, ossa e penne. Il grosso rapace, dopo essere planato sul campo dello stadio di Helsinki, si è placidamente appollaiato sulla traversa, interrompendo la partita per invasione di campo.

Pennuti in passerella: guarda le più belle foto di uccelli.



Questo uccello ama il freddo anzi è il caso di dire le temperature polari... I maschi di questa specie di civette polari (Nyctea scandisca), che vivono nel nord della Scandinavia, in Russia e nel nord della Siberia, sono monogami e quando la femmina è impegnata nella cova delle uova (che dura per circa 30 giorni), sono i compagni ad andare a cacciare e procurare il cibo anche per la femmina. Sono stati osservati tuttavia comportamenti poligami in momenti in cui ci sono molte prede in giro e quindi il cibo è più abbondante.
Sono abilissimi predatori: con le loro gigantesche ali, che aperte insieme raggiungono il metro e 70 di lunghezza, rimangono fermi in aria in un punto, battendo velocemente le ali e puntando il malcapitato roditore. Per poi piombargli addosso in un batter d'occhio. Una tecnica di volo che si chiama “spirito santo” usata anche da altri uccelli come il gheppio e il martin pescatore.

Stai lontano dai miei pulcini! Sembra dire questo esemplare di gufo della Virginia (Bubo virginianus) mentre nasconde sotto le sue piume gli ultimi nati. E del resto, chi oserebbe sfidare una mamma dall’aria così seria e minacciosa? Quando si tratta di difendere i cuccioli, questo pennuto – che ha l’abitudine di usare i nidi abbandonati di corvi e altri rapaci – sfodera una notevole aggressività verso chiunque prova ad avvicinarsi alla sua "casa", uomini compresi. Un caratteraccio necessario, per tenere a bada i predatori dei piccoli, diffusi nel continente americano, dove vive.
Di notte poi, quando la sua vista è più acuta, si trasforma in un temibile cacciatore. Cala silenziosamente in picchiata su rane, piccoli uccelli e roditori, di cui è ghiotto. L’unica cosa capace di addolcirlo un po’ è l’amore: nei periodi che precedono l’accoppiamento, maschi e femmine intonano delle vere e proprie “serenate” per attirare i possibili partner.

[E. I.]

Con il suo soffice piumaggio sui toni del bianco, quando si alza in volo la civetta delle nevi (Nyctea scandiaca) somiglia a un candido "fiocco" di neve. Lo scatto è risultato il più apprezzato dal pubblico.

Foto: © David Allemand, Christophe Sidamon-Pesson, GDT EWPY

Occhi di civetta, di floc (Roberto Floccari)
Mi trovavo ad una manifestazione di rapaci. Quello che più mi ha colpito sono stati i suoi grandi occhi impauriti che mi fissavano come per "ipnotizzarmi". Immobile e in posa si è manifestato in tutta la sua bellezza e maestà, pronto per essere fotografato. Sono stato attento a mettere in risalto solo gli occhi.
 
DI SÉ RACCONTA Da tre/quattro anni faccio parte di un gruppo fotografico della mia città. Sono da sempre appassionato di fotografia, amo immortalare qualsiasi tipo di soggetto (paesaggi, animali, ritratti...), ho vinto diversi concorsi a tema.

Hanno l'aria un po' disorientata questi pulcini di allocco (Strix aluco) appollaiati sul ramo di un nido artificiale in una foresta ad Uzda, in Bielorussia. Gli ornitologi di una vicina università hanno installato più di 20 ripari per favorire la diffusione nell'area dei rapaci, sempre più minacciati dal disboscamento che ne restringe l'areale. Sui nuovi nati mamma e papà allocco investono tantissimo e anche dopo che i piccoli hanno imparato a volare, i genitori li nutrono per ancora due o tre mesi. Guai a chi prova ad avvicinarli, anche in pieno giorno gli attacchi degli adulti verso gli intrusi sono implacabili: con un volo silenzioso mamma allocco raggiunge il nemico e gli conficca gli artigli in testa o negli occhi. Scopri se l'allocco è davvero così "tonto" come si dice
Foto, video e tante curiosità sui rapaci

[E. I.]

Perché si dice "restare come un allocco"?
Questo rapace notturno si è guadagnato l'immeritata fama di essere stupido, a causa dell'espressione sciocca assunta dai suoi grandi occhi rotondi, fissi evacui, specie se abbagliati da una luce diretta. La stessa espressione che assume chi rimane inerte e attonito di fronte a una situazione imprevista.
L'allocco di Lapponia (Strix nebulosa) vive nelle foreste di conifere nelle zone settentrionali di Europa, Asia e America. Nidifica in pieno inverno sugli alberi, spesso utilizzando nidi abbandonati di falchi e corvi.

Nonostante le apparenze questo allocco barrato (Strix varia) non sta affatto sorridendo: sta sbadigliando.

Scopri perché si dice "essere sciocchi come un allocco"

In volo con i rapaci più veloci del mondo: vai al video

Una femmina di allocco barrato (Strix varia) si avvicina alla fotocamera: il trucco c'è, ma non si vede. Il fotografo ha appeso un'esca sopra alla macchina fotografica. Subito dopo averla agguantata, il rapace è fuggito via.

Perché l'allocco ha fama di credulone?

Uno dei predatori notturni più evoluti, il barbagianni riesce a catturare le sue prede (topi, arvicole e altri roditori) anche nel buio più assoluto. Nidifica spesso nelle vecchie costruzioni umane, e in alcune zone è in pericolo per l'aumento di composti organici di sintesi, come i pesticidi, nelle sue prede. Più o meno lo stesso avviene tra gli avvoltoi del Bengala (Gyps bengalensis) che vivono in India e Pakistan e che muoiono avvelenati dai resti delle medicine contenute nelle carogne di bestiame di cui si cibano.
Foto: © LIPU

Uccelli del malaugurio, messaggeri dei morti, annunciatori di disgrazie, i gufi sono spesso bollati come menagrami. Ma in realtà gli unici sfortunati sembrano essere loro. Questo gufo delle Filippine (Bubo philippensis), a causa della progressiva distruzione della foresta dell'arcipelago, suo habitat naturale, rischia l'estinzione. Dal 2000 compare come "vulnerabile" nella lista dell’Unione Mondiale per la conservazione della Natura (IUCN).
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[E. I.]