Animali

I fiori attirano le api con l'elettricità

I bombi comuni sono in grado di "vedere" il campo elettrico dei fiori e così orientarsi nella scelta. Lo stesso potrebbe accadere per tutti gli impollinatori.

I sensi di api, bombi e altri imenotteri permettono loro, per vedere i fiori, di vedere la luce ultravioletta e polarizzata, oltre che percepire le molecole, distinguere forme e segnali e ascoltare l’eco dei suoni. Si è scoperto ora che una specie, il bombo comune (Bombus terrestris) è anche in grado di “vedere” il campo elettrico, sempre emesso dai fiori. È il risultato di una lunga serie di studi condotti da ricercatori inglesi: dapprima hanno accertato che i bombi sono elettricamente positivi e i fiori elettricamente negativi.

Il fiore ti dà la carica. Hanno poi scoperto che, quando i bombi atterrano, i fiori vedono modificato il loro potenziale addirittura qualche millisecondo prima che gli insetti prendano contatto con la corolla. A questo punto, hanno ragionato, questo cambiamento potrebbe anche essere usato dai due partner per “comunicare” il loro stato. Hanno quindi portato in laboratorio gli insetti che, in presenza di fiori artificiali, hanno saputo distinguere quelli carichi elettricamente e dirigersi verso di essi per bere il nettare (i fiori non carichi avevano un composto amaro). Gli ultimi esperimenti hanno confermato l’ipotesi che la carica elettrica fosse utile agli impollinatori, unita a profumi e a colori, per capire lo “stato” dei fiori, se fossero cioè carichi di nettare e polline o meno.

Me l’ha detto la petunia. Gli scienziati fanno anche l’ipotesi che i fiori stessi possano usare il cambiamento di carica elettrica (che dura per qualche decina di secondi) per comunicare agli insetti che volano attorno se valga o meno la pena di posarsi.

E le api? Nelle stesse settimane sono fioriti tutta una serie di articoli che hanno preso in esame lo stato degli insetti impollinatori, sia quelli domestici sia quelli selvatici. Un articolo proveniente dal Nord America denuncia la perdita e lo sterminio di almeno il 50% degli impollinatori in una foresta negli Stati Uniti. Secondo gli entomologi, la qualità e la quantità dell’impollinazione si è degradata nel tempo. Un altro studio a livello mondiale ha dimostrato che la presenza di impollinatori selvatici è, anche in presenza di api domestiche, legata al successo di molte piante coltivate. Le api stesse, però, sono sottoposte ai pericoli dell’inquinamento, tanto che molti alveari, in Europa e in America del nord, si sono spopolati. Come stanno le api, chi le colpisce e cosa fare per difenderle, lo potete trovare nel numero di Focus ora in edicola, nell’articolo “Che fine hanno fatto le api?”.

22 marzo 2013 Marco Ferrari
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