I cambiamenti ambientali minacciano i tardigradi

Il gruppo di animali più resistenti a condizioni ambientali estreme potrebbe essere colpito dalle variazioni indotte dall’uomo
 

tardigrado
Fotografia al microscopio a scansione di un tardigrado del genere Paramacrobiotus. Queste minuscole creature riescono a sopravvivere a decenni di gelo, in assenza d'acqua e alle più micidiali radiazioni spaziali grazie a un kit di proteine che scherma e protegge il loro DNA. Il sequenziamento del genoma di questi animali, realizzato da ricercatori giapponesi, potrebbe servire a capire per esempio come difendere il DNA umano da potenziali danni.

Che i tardigradi siano tra le specie più robuste della Terra è noto da tempo: questi piccolissimi animali (del phylum Tardigrada) possono resistere a condizioni ambientali assolutamente terrificanti:  dal freddo gelido al caldo più estremo, da luoghi senza ossigeno a siti dove la  pressione è altissima. Ma soprattutto, in certi casi, sono in grado di vivere anche se vengono investiti da radiazioni letali o si trovano in luoghi del tutto privi d’acqua.

 

Facoltà impressionanti, che in futuro potrebbero essere utilizzate dall’uomo, per esempio per proteggere gli astronauti dalle radiazioni pericolose che si trovano nello spazio e che sono studiate da anni da un  gruppo di ricerca italiano dell’università di Modena/Reggio Emilia.

 

Una delle ultime ricerche, apparsa su Journal of Experimental Biology, ha però scoperto una debolezza di queste specie, in particolare Acutuncus antarcticus, uno dei tardigradi più diffusi al Polo Sud: l’animaletto vive nei ciuffi di muschi dell’Antardide e di alcune isole attorno al Polo Sud.

Il tardigrado Acutuncus antarcticus vive nelle poche pozze d'acqua del Polo Sud | Roberto Guidetti

Raggi UV. Ovviamente è estremamente resistente alle basse temperatura, ma sembra che non gradisca affatto il cambiamento delle condizioni che si sta verificando in Antartide; in particolare pare più sensibile all’aumento dei raggi ultravioletti, indotto dalla presenza, nell’atmosfera sopra il Polo Sud, di composti che assottigliano lo strato di ozono, i CFC (clorofluorocarburi). È proprio l’ozono che blocca i potenti raggi ultravioletti che provengono dal sole, e la diminuzione di questo gas aumenta la presenza di UV al suolo.

 

Un futuro troppo caldo. Sono soprattutto gli stadi più delicati delle vita di questa specie, cioè le uova in vari stadi di sviluppo, che soffrono delle condizioni cambiate. La sopravvivenza degli asulti è però diminuita anche quando sono sottoposti ad alti livelli di UV e a temperature più elevate.

La combinazione che potrebbe rivelarsi fatale quando il riscaldamento globale si farà sentire più seriamente anche negli ambienti più freddi.

27 Dicembre 2017 | Marco Ferrari