I 12 più temibili predatori dei sette mari

Acquattati sul fondale o nascosti negli anfratti dei reef, sempre affamati e in cerca di nuove strategie di caccia per rimediare la cena, mortali per le loro prede e talvolta pericolosi anche per l'uomo. Squali, orche, coccodrilli di mare e cubomeduse, serpenti d'acqua salata e torpedini che danno la scossa: una rassegna delle creature che un un piccolo pesce o un subacqueo inesperto non vorrebbero mai incontrare.
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Capace di individuare, grazie all'olfatto sopraffino, la presenza di una sola goccia di sangue disciolta in 100 litri d'acqua, il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) è praticamente cosmopolita e semina il panico nelle acque fredde e temperate di Australia, Sudafrica, California, Messico, Sudamerica, Hawaii e Nuova Zelanda (ma è presente, in numero minore, in alcune aree del Mediterraneo).

Lungo fino a 6 metri e pesante anche 3 mila chili rintraccia le prede individuando il debole campo elettrico generato dal battito cardiaco o dall'azione delle branchie: a quel punto per foche, delfini, leoni marini ed elefanti marini non c'è più scampo. Il temibile killer acquatico si posiziona sotto ai malcapitati e li attacca nuotando con decisione verso l'alto, scontrandosi contro di loro e morsicandoli con un paio di fauci che raggiungono 1 metro e 20 centimetri di ampiezza.

Le incredibili foto dello squalo ciclope (vai alla gallery)
  
Ha fama di "mangia-uomini" perché visti dal basso, con le loro tavole o canoe, surfisti e natanti gli ricordano probabilmente la sagoma di una foca o di un leone marino. Inizialmente attacca con un singolo morso, e se le ferite sono poco profonde la vittima può sperare di mettersi in salvo prima del suo ritorno.

Un grande squalo bianco gioca con un sub: guarda il video

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Nuotate silenziose e coordinate, decisi colpi di coda per stordire le prede, appostamenti e giochi di squadra. La tecnica di caccia delle orche (Orcinus orca) è tra le più organizzate e insieme spietate che si conoscano.

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Per procurarsi i 45 chili di cibo necessari al fabbisogno quotidiano questo cetaceo, che predilige le acque fredde alle latitudini circumpolari, ha sviluppato strategie a dir poco diaboliche. Alcune popolazioni di orche argentine (nella foto) per esempio, si radunano a febbraio di fronte alle spiagge dove si riproducono i leoni marini per mettere le grinfie sui cuccioli ancora inesperti e indifesi. Mentre un'orca funge da esca, mettendosi bene in mostra, una sua compare nuota sott'acqua fino a raggiungere la riva e agguanta il giovane boccone. Spesso nel compiere questa operazione il predatore rimane spiaggiato sul bagnasciuga, ma bastano alcuni colpi di coda per riguadagnare il largo col bottino tra le fauci.

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Quando ha voglia di uno spuntino a base di... pinguini, che costituiscono buona parte della dieta degli esemplari adulti, la foca leopardo (Hydrurga leptonyx) pattuglia, completamente sommersa, le acque vicine al pack ghiacciato del Polo Sud in attesa che il primo uccello si tuffi in mare. Il poveretto non fa una bella fine: afferrato per le zampe, viene sbattuto ripetutamente e con violenza sulla superficie dell'acqua finché non tira le cuoia. E questo non per usare al pinguino una violenza gratuita, ma perché, non avendo denti adatti a lacerare le carni della preda, colpirlo in questo modo è il solo modo per ridurlo in bocconi commestibili.

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Il vendicatore di tutti i ricci di mare bistrattati nel mondo è il riccio di fuoco (Asthenosoma varium) una sfera scarlatta circondata da una corona di aculei. Questo predatore silenzioso e grande come una palla da baseball, che vive acquattato nei fondali indopacifici, inietta il veleno nelle vittime - in genere piccoli pesci - in due modi: attraverso le spine, che contengono sacche di un veleno dagli effetti molto dolorosi (anche per l'uomo) o morsicando direttamente il malcapitato con una serie di potenti mandibole che iniettano la tossina nel suo corpo.

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Probabilmente l'ultimo animale che ci si aspetterebbe di veder nuotare vicino al reef. Eppure il coccodrillo marino (Crocodylus porosus), il cui areale è ristretto a Indocina, Melanesia e coste settentrionali dell'Australia, è un eccellente nuotatore e dalle regioni paludose e d'acqua dolce dove depone le uova raggiunge spesso - tramite gli estuari dei fiumi - anche il mare aperto, dove può capitargli di dover combattere all'ultimo sangue con uno squalo.

I coccodrilli attraversarono a nuoto l'Atlantico per raggiungere l'America


Incontrarlo è tutt'altro che un'esperienza piacevole: il rettile è il più grande coccodrillo vivente (i maschi arrivano anche a 7 metri di lunghezza) e uno degli animali più aggressivi nei confronti dell'uomo, se questi si avventura nel suo territorio. Nella sua dieta vige la regola "basta che respiri": nelle enormi fauci può finire di tutto, dai granchi ai bufali, dai serpenti alle scimmie, prede che vengono trasportate in acqua dove il coccodrillo riesce a mangiare più comodamente.

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Per avere un'idea dell'ingordigia dei capodogli (Physeter catodon) basti pensare che tutto ciò che sappiamo a livello scientifico dei calamari viventi nelle profondità oceaniche, lo conosciamo grazie al contenuto rinvenuto nello stomaco dell'enorme cetaceo. Ogni giorno questi mammiferi marini consumano l'equivalente del 3% del loro peso in calamari: circa 1 tonnellata di pescato, che include anche polpi, piccoli squali e razze di profondità. Insomma ce ne vuole di cibo per nutrire queste creature lunghe fino a 18 metri - più di un palazzo di cinque piani - e pesanti dalle 35 alle 50 tonnellate.

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Dall'aspetto tozzo e forzuto (che gli è valso il soprannome di bull shark, dove bull sta per "toro", nei paesi anglosassoni) lo squalo leuca (Carcharhinus leucas) pattuglia in solitaria le acque del suo territorio, le aree costiere dei paesi tropicali e subtropicali. Con cambi di velocità e direzione repentini attacca qualunque animale si addentri nel suo habitat, dalle tartarughe alle razze, agli squali più piccoli, ma nel suo stomaco sono talvolta ritrovati anche resti umani o di ippopotami.

Alcuni lo considerano lo squalo più pericoloso per l'uomo esistente in natura: il motivo è da ricercarsi più che altro nel suo areale di diffusione. Questo pesce infatti nuota in prossimità delle coste e ha una buona resistenza all'acqua dolce che lo spinge talvolta a risalire i fiumi, mentre altri squali, come il grande squalo bianco o lo squalo tigre prediligono i fondali più profondi. Nella foto: uno squalo leuca e una remora ad esso simbiotica fotografati non lontani dalla costa del Sudafrica.

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Il detto "mangiare con gli occhi" si addice particolarmente al grande barracuda (Sphyraena barracuda) un vorace pescivoro diffuso nelle acque tropicali e subtropicali. Alcuni di questi esemplari sono stati osservati mentre indirizzavano banchi di piccoli pesci - come aringhe, sardine, ghiozzi o acciughe - verso i fondali più bassi, tenendoli in trappola giusto per il tempo di finire la digestione del pasto precedente. Smaltito il primo banchetto, questi predatori dalla grande apertura boccale, sufficiente per addentare persino un delfino, sono così subito pronti per l'abbuffata successiva.

Gli attacchi agli esseri umani sono documentati ma rari, e avvengono in condizioni di scarsa visibilità. Si pensa possano essere provocati dallo scintillio, sott'acqua, di oggetti metallici come braccialetti, cerniere lampo o catenine, che ricordano al barracuda la livrea di un pesce azzurro.

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Se disturbata diventa elettrica, e non è un modo di dire. Grazie a due strutture situate ai lati del corpo - detti organi elettrogeni - la torpedine (ord. Torpediniformes) somministra alle sue prede scariche elettriche che possono arrivare, a seconda della specie, dai 50-60 fino a 200 volt (per approfondire). Quanto basta per uccidere o per lo meno stordire i piccoli pesci di cui si nutre.
Pur essendo un'abile nuotatrice questa creatura trascorre la maggior parte del tempo acquattata sui fondali sabbiosi dell'Atlantico e del Mediterraneo, dove la sua colorazione poco vivace le garantisce un buon mimetismo.

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Forse il peggior incontro in cui può incorrere un subacqueo, le cubomeduse (Chironex fleckeri), le creature più velenose al mondo, possono uccidere un essere umano in due minuti. Ciascuno dei milioni di nematocisti presenti sui loro 60 tentacoli somministra alla vittima - generalmente gamberetti - una piccola dose di veleno. Ecco perché una volta catturata la preda, questa predatrice gelatinosa cerca di farla entrare in contatto con il maggior numero di tentacoli possibile. 

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È stato calcolato che 6 metri di tentacoli sulla pelle risultano sicuramente fatali per gli esseri umani. Dolore, fiato corto, segni violacei sono i primi sintomi del veleno, ma perdita di coscienza e arresto cardiaco possono sopraggiungere nel giro di pochi minuti se un antidoto non viene somministrato.

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La loro arma micidiale è anche ben visibile (a differenza del veleno o della capacità di dare la scossa di alcuni pesci): i billfish (termine che comprende marlin, pesci vela e pesci spada) utilizzano il rostro appuntito come spiedo, e lanciati a grande velocità all'interno di un banco di pesce azzurro lo conficcano nel maggior numero possibile di prede. Quindi tornano sui propri passi, per inghiottire le vittime che hanno colpito. 

Il rostro o "spada", un prolungamento della mascella, infierisce anche sui predatori: non di rado alcune specie di squali vengono trovate con l'arma infilzata nelle carni. 
Ma la spada non potrebbe nulla senza l'incredibile velocità di questi pesci, che possono raggiungere i 110 chilometri orari a nuoto. Guardali all'opera in un video.

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Un serpente lungo anche due metri non è esattamente la prima cosa che ci si aspetterebbe di trovare vicino al reef. Eppure il serpente bruno-oliva di mare (Aipysurus laevis), qui in primo piano, è un abituale frequentatore delle barriere coralline australiane, dove riesce a trovare abbondanti provviste di pesce e crostacei. Nel suo menu compaiono almeno 19 specie ittiche, che il rettile finisce iniettando nelle loro carni un veleno che ne distrugge i tessuti muscolari. 

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Incuriosito dai subacquei, e in particolare dalle loro attrezzature, attacca però solo se disturbato. Le sue zanne, lunghe dai 2,5 ai 4,5 millimetri, riescono comunque a conficcarsi nella pelle, e l'apertura mandibolare consente a questi carnivori di inghiottire pesci larghi anche due volte il loro spessore.

Capace di individuare, grazie all'olfatto sopraffino, la presenza di una sola goccia di sangue disciolta in 100 litri d'acqua, il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) è praticamente cosmopolita e semina il panico nelle acque fredde e temperate di Australia, Sudafrica, California, Messico, Sudamerica, Hawaii e Nuova Zelanda (ma è presente, in numero minore, in alcune aree del Mediterraneo).

Lungo fino a 6 metri e pesante anche 3 mila chili rintraccia le prede individuando il debole campo elettrico generato dal battito cardiaco o dall'azione delle branchie: a quel punto per foche, delfini, leoni marini ed elefanti marini non c'è più scampo. Il temibile killer acquatico si posiziona sotto ai malcapitati e li attacca nuotando con decisione verso l'alto, scontrandosi contro di loro e morsicandoli con un paio di fauci che raggiungono 1 metro e 20 centimetri di ampiezza.

Le incredibili foto dello squalo ciclope (vai alla gallery)
  
Ha fama di "mangia-uomini" perché visti dal basso, con le loro tavole o canoe, surfisti e natanti gli ricordano probabilmente la sagoma di una foca o di un leone marino. Inizialmente attacca con un singolo morso, e se le ferite sono poco profonde la vittima può sperare di mettersi in salvo prima del suo ritorno.

Un grande squalo bianco gioca con un sub: guarda il video