Guerra e pace tra gli animali

Anche gli animali litigano e ognuno con le proprie armi: gli scimpanzé si spintonano, i pesci si colpiscono con il muso, i ratti con le zampe... Ma sanno anche fare pace!

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Bonobo litigiosi |

“Quel ciuffo d’erba è mio!” Sembra pensare il bonobo mentre osserva un suo compagno mangiare. Poi si avvicina con fare minaccioso al “ladro” e giù un bel “ceffone”, partono così urla e botte tra i due contendenti. Nonostante i bonobo siano considerati primati molto più pacifici rispetto agli scimpanzé, anche loro ogni tanto litigano. Niente di grave succede a molti anche nel regno animale.
Certo gli animali non bisticciano per il parcheggio o per la fila alle poste, ma anche loro hanno i loro buoni motivi per arrivare qualche volta alle mani, o meglio alle zampe. Per esempio la conquista di una femmina, la difesa del proprio territorio, per il cibo o per scalare i ranghi più alti della gerarchia. Insomma, come in tutte le società che si rispettino, anche in quelle degli animali qualche volta ci si trova in disaccordo.

 

L’aggressività nel mondo animale è distinta dagli etologi – gli scienziati che studiano il comportamento animale - in due tipologie.
L’aggressività interspecifica, cioè l’istinto di combattimento che si manifesta tra due individui di specie diverse spesso a causa dell’istinto predatorio o viceversa per difesa. Il leone che insegue la gazzella per procurarsi la cena, la volpe che mostra i denti per intimidire il predatore, il cane che rizza il pelo (per sembrare così più grande) per proteggere i suoi cuccioli.

 

C’è poi l’aggressività intraspecifica, quella cioè tra animali della stessa specie. In quasi tutti i vertebrati questo tipo di aggressività è presente e si manifesta maggiormente negli individui che vivono in gruppo, dove i motivi per litigare sono molti.

 

Anche gli animali cercano di sbollire la rabbia
Ma, fra due individui della stessa specie nonostante le “buone” ragioni, non sempre si arriva allo scontro. Poiché una lotta all’ultimo sangue può essere controproducente oltre che per i due litiganti anche per la sopravvivenza della specie stessa. Così nell’evoluzione si sono sviluppate delle strategie particolari (dette preconflittuali). E ognuno ha le sue.
Il lupo per esempio si mette a pancia in su, mostrando il collo. La pancia è la parte del corpo più debole di un animale e mostrarla è come dire “va bene, sei il più forte”. Oppure il gallo inizia a ballare per sbollire la rabbia, come noi umani andiamo a fare due passi per evitare lo scontro. Anche le urla servono: per esempio il cervo che se sente il bramito – il verso tipico di questo animale - più forte da parte di un rivale, fugge lasciando campo libero all’altro. Anche se l’aggressività è parte integrante ed è utile per lo sviluppo della vita sociale degli animali, non è sempre vantaggioso – in termini di sopravvivenza della specie - arrivare al ferimento o peggio ancora alla morte.

 

Si può anche essere neutrali

 

Ma c’è anche chi risolve il problema all’origine, sono gli animali che vivono prevalentemente in solitaria, come alcune specie di volatili. «Molti uccelli territoriali – racconta Francesco Dessì Fulgheri, docente di etologa all’università di Firenze – come la cinciallegra, l’usignolo, il pettirosso, instaurano con i propri confinanti un “patto di non belligeranza”. È la teoria del caro nemico: io non entro nel tuo spazio ma tu non entri nel mio, altrimenti sono botte». Insomma, un po’ come capita agli uomini, prima di aprire le ostilità ci si pensa due volte.

 

Se però gli animi non si placano e la diplomazia animalesca non funziona si arriva allo scontro. Infatti se il cervo dopo aver bramito con il suo rivale e avergli camminato fianco a fianco per valutare la sua forza capisce di non essere da meno ingaggia la battaglia, spesso scatenata per la conquista di una femmina, a colpi di corna. Così come arriva allo scontro il lupo quando le proprie forze e il “rango” a cui appartiene all’interno del gruppo glielo permettono.
Insomma tutti gli animali litigano e lo fanno usando ognuno le proprie armi: i pesci combattono colpendosi con il muso, i ratti con le zampe, gli uccelli con il becco e gli artigli, i cervi e le pecore con i palchi, i leoni usano le zanne e le unghie, gli scimpanzé si spintonano, si colpiscono e si mordono.

 

I più aggressivi?
«Non si può fare una classificazione degli animali più aggressivi – spiega Dessì Fulgheri – e tanto meno di quelli più pacifici. Essere aggressivi in modo flessibile, fermando l’escalation al momento giusto può essere utile: questa flessibilità fa parte delle strategie evolutive e serve all'individuo a sopravvivere e a perpetrare i propri geni».

 

Dopo un bel po’ di urla e qualche spintone la lite, scatenata per un misero ciuffo d’erba, finisce e i due bonobo si allontanano l’uno dall’altro. Ma improvvisamente uno dei due ci ripensa, si avvicina al compagno gli tende il braccio con la mano aperta. Un gesto inconfondibile anche per i primati.
E quello che le ha buscate di solito, a quanto è stato osservato, accetta il gesto e si avvicina all’ex nemico. I due si guardano intensamente negli occhi emettendo guaiti e gridolini sommessi. Ecco qui pace è fatta, suggellata da molti baci.
Questo per dire che gli animali si fanno la guerra tra consimili a suon di artigli e canini ma sono capaci, quasi sempre, di fare la pace.
«Il primo contatto amichevole che avviene subito dopo il conflitto si chiama riconciliazione – spiega Elisabetta Palagi, biologa evoluzionista presso il Museo di Storia Naturale e del Territorio dell’università di Pisa – e consiste in una serie di atteggiamenti di avvicinamento che vengono messi in atto pochi minuti dopo il litigio. È, infatti, nell’interesse collettivo scacciare lo stress e ripristinare l’equilibrio originario all’interno del gruppo, la struttura sociale dove ogni individuo ha bisogno dell’altro». Come dire che nelle società degli animali non c’è spazio per i rancori che distruggerebbero la naturale armonia del gruppo.

 

Pace da primati
La pace dopo il conflitto è un comportamento osservato negli ultimi venti anni soprattutto nei primati sociali: scimpanzé, orangutan, gorilla, bonobo, e qualche proscimmia (mammiferi simili a scimmie) come il sifaka di Verreaux (Propithecus verreauxi) e il lemure del Madagascar.
E ognuno, anche qui, lo fa a suo modo: gli scimpanzé si baciano sulla bocca, gli orangutan “banchettano” tutti insieme e gli uomini, anche loro primati sociali, fanno tutte queste cose insieme aggiungendo, a volte, qualche parola di scusa.

 

Ma la riconciliazione non è solo prerogativa delle scimmie antropomorfe (e dell’uomo). Anche gli animali considerati più aggressivi sanno seppellire l’ascia di guerra. Potrà sembrare strano infatti ma la iena maculata, Crocuta crocuta, animale dalla socialità molto complessa che vive nelle savane africane, riconcilia e lo fa leccando il muso all’avversario.
Anche i lupi, che vivono in gruppi dove la collaborazione e la divisione dei compiti sono ben organizzate, dopo liti spesso furibonde e all’ultimo sangue, mettono in atto il comportamento di riconciliazione. «Passati 1 o 2 minuti – racconta la Palagi – l'aggressore e la vittima si avvicinano suggellando la pace con leccate sul muso».

 

Dolci consolazioni
E pare, secondo nuovi studi – condotti proprio da Palagi e una sua collega Giada Cordoni - che i lupi oltre la conciliazione siano capaci anche di consolare un individuo offeso. Un terzo lupo, estraneo al contendere, si avvicina per “rincuorare” il malcapitato che le ha prese.
Anche nelle profondità marine, c’è chi è capace di metterci una pietra sopra e non pensarci più. Sono i delfini tursiopi Turiops truncatus che dopo un conflitto nuotano uno a fianco all’altro strofinandosi con gentilezza.
Forse il delfino pacifista, non stupisce, ma che dire delle capre? Capaci di lotte furibonde per un po’ di erba. Ma dopo un “duello” a suon di corna tutto passa: bastano un po’ di sfregatine muso contro muso e si torna a ruminare in armonia.

 

Come ben sanno i proprietari di animali domestici i bisticci tra animali non avvengono solo nelle foreste e nelle savane. Succedono in casa, se un gatto o un cane estraneo varca la soglia, oppure ai giardini se quel cane diventa troppo invadente…

Cani gelosi
«I motivi per i quali il cane può avere un comportamento bellicoso - spiega Angelo Gazzano, docente di etologia veterinaria all’Università di Pisa – sono diversi: la territorialità, cioè il senso di possesso del proprio ambiente, è uno di questi. Quando un intruso entra nel suo territorio il cane può attaccare».
Anche il senso di protezione verso i cuccioli può scatenare una reazione aggressiva, o anche l’istinto predatorio che si manifesta verso una preda, qualche volta individuata, chissà perché, nell’ignaro postino.
Perfino un biscotto, il posto sul divano o una carezza in più del proprietario possono scatenare baruffe in casa, soprattutto se in famiglia ci sono più cani (per approfondire clicca qui).
«I cani possiedono naturalmente tutte queste predisposizioni – precisa Gazzano – ma se vengono amplificate da una cattiva educazione o da qualche problema specifico, come per esempio la paura, allora possono diventare motivo di aggressività».
Leggi anche le ultime ricerche sulle gelosie tra cani

 

Gatti scontrosi
Anche i gatti possono litigare se si trovano in competizione tra loro per una risorsa, come il cibo o lo spazio. Se si decide, perciò, di prendere un nuovo gattino quando c’è già un gatto adulto in casa l’introduzione deve essere graduale per fare in modo che il più anziano si abitui al nuovo arrivato. Mai lasciarli soli nei primi momenti e fare in modo che ognuno abbia i propri spazi, i propri giochi e le proprie cassettine per i bisogni (per evitare che facciano i bisogni in giro si consigliano 3 cassette, approfondisci).
E se i cani, animali sociali, con qualche leccata e dimenando un po’ in qua e in là la coda sanno fare la pace, i gatti invece pare che se la leghino alla zampa.
«Dalle osservazioni fatte – afferma Gazzano – non è stata ancora scientificamente dimostrata l’esistenza di una riconciliazione fra i gatti, in natura animali tendenzialmente solitari».
I gatti adottano tuttavia gli stessi “gesti” degli altri animali per indicare minaccia, gonfiano il pelo e cominciano a “gridare” e spesso il più debole scappa senza bisogno di arrivare alle unghie.
Per risolvere il problema dell’aggressività sia dei cani sia dei gatti a volte non bastano gli accorgimenti e le “sgridate” del proprietario ed è necessario rivolgersi a un veterinario esperto di comportamento canino e felino.
Insomma avere in casa un cane o un gatto non è cosa semplice e si deve partire dal presupposto che li si deve educare e gestire con cura se non si vuole assistere a zuffe e conflitti. Per stare meglio noi e loro.

Per saperne di più sull'aggressività degli amici di casa

 

17 dicembre 2008