Gorilla di montagna, nuove speranze dal DNA

Il primo sequenziamento completo del loro genoma rivela che il rischio estinzione permane da 100 mila anni. Una circostanza che potrebbe aver attenuato i danni dell'accoppiamento tra consanguinei.

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I gorilla di montagna vivono in due isolate popolazioni dell'Africa centrale. | Gorilla Doctors/UC Davis

Un cauto spiraglio di ottimismo sembra aprirsi sulla storia travagliata di una delle specie più a rischio del Pianeta, quella dei gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei).

 

Il sequenziamento completo del DNA di questi primati rivela che gli animali hanno avuto lo status di "rari" così a lungo da aver in parte già oltrepassato lo "scoglio" dei danni genetici derivanti dall'accoppiamento tra consanguinei. La ricerca è stata pubblicata su Science.

 

Piccole comunità. I gorilla di montagna, a lungo studiati dalla primatologa statunitense Dian Fossey, sono oggi confinati a due ristrette popolazioni dell'Africa centrale: quella del Parco nazionale impenetrabile di Bwindi, in Uganda, e quella dei Monti Virunga, al confine tra Uganda, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo.

 

Negli anni '70, la caccia di frodo decimò la specie, che arrivò a meno di 300 esemplari. Oggi, grazie agli sforzi conservazionistici iniziati da Fossey, si contano poco più di 800 esemplari: inevitabile, comunque, l'accoppiamento tra esemplari della stessa famiglia.

 

un puzzle completo. Per stimare la portata dei legami tra gorilla consanguinei, un gruppo di genetisti dell'Università di Cambridge ha sequenziato il genoma completo di 7 gorilla di montagna e 6 gorilla di pianura orientali (Gorilla beringei graueri), una specie strettamente imparentata ai "Gorilla nella nebbia" studiati da Fossey.

 

Prima d'ora era stato possibile analizzare - con risultati poco precisi - frammenti di DNA soltanto a partire da campioni di peli di feci degli animali. Questa volta sono stati esaminati campioni di sangue prelevati da associazioni per la cura e la conservazione di questi primati.

 

stessi geni, ma "buoni". Le analisi hanno rivelato una diversità genetica inferiore i 2-3 volte rispetto a quella delle più ampie popolazioni dei gorilla di pianura occidentali (Gorilla gorilla). Fortunatamente, però, l'incidenza delle mutazioni genetiche più dannose, che compromettono totalmente la funzionalità di un gene, è apparsa inferiore rispetto a quella dei "cugini" occidentali.

 

Possibile spiegazione. La consanguineità in genere aumenta il rischio di trasmissione di copie di geni danneggiati. Come spiegare il fenomeno? Le analisi hanno dimostrato che il numero di gorilla di montagna è esiguo da molto prima di quanto si credesse. Le popolazioni si sarebbero ridotte a partire da 100 mila anni fa, forse a causa dei cambiamenti climatici; e il loro numero sarebbe attestato su poche centinaia da circa 20 mila anni.

 

un ristretto (e sano) club. La necessità di far sopravvivere a lungo popolazioni così ridotte avrebbe favorito l'eliminazione di gran parte delle mutazioni genetiche dannose, attenuando i danni tipici dell'accoppiamento tra consanguinei.

 

Ulteriori studi dovranno chiarire i lati negativi di così poca diversità genetica (per esempio, la maggiore suscettibilità ad alcune malattie). Ma se i dati venissero confermati, poter fare a meno delle preoccupazioni sulla consanguineità sarebbe, per chi lavora alla conservazione di questi animali, un bel sollievo.

 

13 aprile 2015 | Elisabetta Intini