Animali

Gli uccelli evitano le piante abitate da insetti tossici

Una sorprendente abilità scoperta negli uccelli: imparano presto a riconoscere non solo le prede tossiche, ma anche le piante dove queste abitano.

Aposematico è un termine scientifico utilizzato per indicare tutti quegli animali e piante che usano colori accesi per segnalare qualcosa ai potenziali predatori - solitamente una variazione sul tema "sono tossico/velenoso/pericoloso, stammi alla larga". Imparare a evitare una specie aposematica è un talento acquisito: dopo il primo incontro spiacevole con un animale brillantemente colorato, un predatore ci penserà due volte prima di attaccarne uno simile - o anche diverso, ma con gli stessi colori.

Vanno oltre! Evitare le specie aposematiche è un talento utile a molte specie di uccelli, che si trovano spesso davanti insetti o altre piccole prede dall'aspetto sgargiante e imparano presto a lasciarle in pace. Un nuovo studio pubblicato su Current Biology dimostra ora che alcuni uccelli fanno anche di più: non solo sanno evitare certi insetti aposematici, ma anche le piante su cui questi insetti vivono.

I protagonisti di questo studio sono una larva, due piante e un numero non meglio specificato di specie diverse di uccelli predatori. La larva è quella della falena Tyria jacobea: i suoi bruchi sono gialli e neri e particolarmente vistosi - e pessimi da mangiare, visto che si nutrono delle foglie delle piante del genere Senecio, che a loro volta contengono alcaloidi che sono tossici se ingeriti. I colori sgargianti e il sapore disgustoso sono i due meccanismi di difesa che questi bruchi possono utilizzare contro una serie di predatori, dai merli ai pettirossi ai piccioni; e le Senecio, che hanno fiori altrettanto gialli, sono l'unico genere del quale le larve si nutrono nel loro arco di crescita.

L'altro caso. La seconda pianta protagonista dello studio è il rovo delle more (Rubus ulmifolius): ha fiori bianchi e non tossici, e i bruchi di Tyria jacobea lo ignorano. Il team dell'università di Bristol ha quindi posizionato una serie di esche sia sui rovi sia su piante di Senecio: su alcune ha messo bruchi (finti) gialli e neri, su altre bruchi più "anonimi", sempre finti ma di un colore spento e poco evidente.

Dopodiché i ricercatori hanno osservato gli uccelli locali, e hanno notato innanzi tutto che le esche aposematiche hanno più possibilità di sopravvivenza rispetto a quelle non colorate, ma anche che entrambe le categorie avevano molte più possibilità di sopravvivenza stando su un Senecio che su un rovo. Il secondo step dell'esperimento ha previsto di barare anche sulla forma delle piante stesse: gli scienziati hanno preso i fiori gialli di Senecio e li hanno trasferiti sui rovi.

I risultati. Hanno osservato che gli uccelli hanno cominciato a evitarli con maggiore frequenza: un'indicazione del fatto che la colorazione aposematica dei bruchi è solo una parte del messaggio di allarme che viene mandato ai potenziali predatori. L'altra parte è costituita dai fiori stessi, che sono gialli quanto il bruco: gli uccelli imparano presto che la loro presenza indica la possibile presenza di larve di Tyria, e dunque girano alla larga, preferendo puntare su cespugli, e spuntini, meno colorati, e quindi probabilmente meno pericolosi.

16 ottobre 2021 Gabriele Ferrari
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