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Gli elefanti piangono di dolore?

Il recente caso di un pachiderma scoppiato in lacrime dopo essere stato liberato dalle catene ha riacceso il dibattito: anche gli animali piangono per l'emozione?

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Le lacrime degli elefanti sono riconducibili a emozioni vere e proprie? | MattiaATH, iStock

Nei giorni scorsi la storia di Raju, un anziano pachiderma liberato dopo 50 anni di lavori forzati, ha fatto il giro del web. L'elefante, in catene da mezzo secolo, e costretto a mendicare per le strade dell'India settentrionale, è stato salvato dai volontari di un'organizzazione per la tutela degli animali e - al momento della sua liberazione - ha versato copiose lacrime.

 

L'elefante Raju sottoposto alle prime cure. |

 

Finalmente! Un pianto di gioia? Sì, secondo gli attivisti della Wildlife Sos, che hanno portato a termine l'operazione: una volta realizzato quello che stava accadendo, Raju si sarebbe abbandonato a una reazione liberatoria.

 

In questo caso, le lacrime dell'elefante sembrerebbero riflettere stupore e sollievo: un modo per sfogare lo stress, più che una reale reazione di dolore.

 

Mancanza di contatto. In passato però sono state riportate anche storie di pachidermi che sembravano realmente piangere per il dispiacere. Una delle più recenti riguarda un elefantino della Shendiaoshan Wild Animal Nature Reserve, in Cina, che avrebbe pianto in modo inconsolabile per cinque ore dopo essere stato prima aggredito, e poi ripudiato dalla madre.

 

Un giorno qualunque in un orfanotrofio per pachidermi
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Territorio insondabile. Queste lacrime, secondo gli etologi, sarebbero una reazione biologicamente innata alla perdita di contatto fisico con la madre, qualcosa di analogo al pianto dei neonati: ancora una volta, più una situazione di forte stress emotivo che una consapevole espressione di dolore così come lo si intende di solito.

 

Anche lo stress, comunque, è classificabile come un'emozione; inoltre, il campo delle emotività animale è ancora in gran parte inesplorato, perché i sentimenti non sono misurabili in modo empirico e, per quanto ci sforziamo, continuiamo a utilizzare un "metro" umano.

 

Le altre vie del dolore. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che gli elefanti sono noti per organizzare, intorno al corpo degli esemplari morti, una veglia funebre vera e propria, con momenti di struggimento, tentativi di accarezzare il defunto con la proboscide, giorni interi senza toccare cibo. Una manifestazione di lutto in piena regola, anche quando non viene versata una lacrima.

 

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Semplice pulizia. E gli altri animali? Nella maggior parte dei casi, le lacrime che vediamo sul loro volto sono una soluzione per proteggere e lubrificare gli occhi, o rimuovere le particelle di sporco dal loro interno. Alcune tartarughe espellono attraverso le lacrime il sale in eccesso: i loro occhi diventano bersagli appetibili per api e farfalle che devono integrare una dieta povera di iodio (guarda il video).

 

Lacrime di coccodrillo. La lacrimazione avrebbe una funzione analoga nei coccodrilli. Per il resto, cani, ratti, topi e polli manifestano spiccate capacità empatiche (la capacità di sentire il dolore dei loro simili): una reazione molto più complessa e sorprendente del pianto - per il quale, comunque, serve una struttura anatomica oculare simile a quella umana.

 

Conclusioni. Insomma, anche se alcuni animali piangono, e probabilmente per ragioni emotive, nella maggior parte dei casi l'espressione di dolore animale prende altre strade. Che non è detto siano meno nobili o più superficiali delle nostre.

 

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15 luglio 2014 | Elisabetta Intini