Focus

20 maggio: Giornata Internazionale delle api Vai allo speciale

Un'ape metà femmina e metà maschio

Un colpo di fortuna ha permesso di osservare la rara condizione in un'ape ancora viva: ma da cosa ha origine questo mosaico di caratteri sessuali?

ginandromorfismo-in-un-ape
L'esemplare di ape notturna Megalopta amoenae metà femmina (il lato alla nostra sinistra, nella foto) e metà maschio (l'altra metà). | Krichilsky et al., J. Hymenopt. Res., 2020

Femmina in una metà del corpo, maschio nell'altra, come un foglio di carta ripiegato a metà e decorato con disegni diversi: è una condizione nota come ginandromorfismo, un mosaico di caratteri sessuali che - a differenza dell'ermafroditismo - non coinvolge soltanto i caratteri sessuali ma riguarda l'intero corpo. Questa rara combinazione era stata osservata, fino a oggi, in insetti come api e farfalle, crostacei, rettili e uccelli. Ora per la prima volta la si è documentata in un'ape notturna di Centro e Sud America - non un pezzo da museo ma un animale vivo e vegeto.

 

L'ape con metà del corpo maschile (il lato sinistro del corpo) e l'altra metà femminile. | Krichilsky et al., J. Hymenopt. Res., 2020

 

Il sogno di un entomologo. Erin Krichilsky, scienziata della Cornell University, si è imbattuta nell'esemplare ginandromorfo dell'ape, della specie Megalopta amoenae, mentre stava conducendo studi sui ritmi circadiani di questi insetti nella foresta di Barro Colorado Island, presso lo Smithsonian Tropical Research Institute di Panama. Un vero e proprio colpo di fortuna: di solito ci si accorge che un animale è ginandromorfo soltanto dopo aver analizzato gli esemplari conservati in bacheca nei musei. 

 

L'ape (lunga appena 4 mm) appariva perfettamente divisa a metà sul lato lungo (ginandromorfismo bilaterale). La parte sinistra era in tutto e per tutto maschile: piccola mandibola delicata, una lunga antenna e un'esile zampa posteriore con pochi peli. Il lato destro era decisamente "femmina": antenna più corta, mandibola dentata e pronunciata e una zampa più tozza e pelosa. Se già qui siete confusi, è naturale: poiché nella società delle api sono le femmine ad accollarsi i lavori più pesanti - dalla raccolta del polline alla costruzione dell'alveare - a loro spetta un corpo più robusto, adatto al trasporto e alla difesa. I maschi servono solo ai fini riproduttivi e sono di costituzione più fragile.

eccesso o refuso. Da dove ha origine questo perfetto collage? Secondo osservazioni compiute sulle api mellifere, potrebbe dipendere da un contrattempo riproduttivo. Mentre negli esseri umani la determinazione del sesso del nascituro dipende dai cromosomi sessuali X e Y, negli imenotteri come le api è legata sostanzialmente alla quantità di materiale genetico all'interno di un embrione e, poi, delle sue cellule. Le cellule uovo fertilizzate dopo i "voli nuziali" della regina daranno origine ad api femmine. Quelle non fertilizzate, ad api maschi (i fuchi, che non lavorano all'interno dell'arnia). 

 

Può però capitare che spermatozoi di un secondo o di un terzo maschio entrino in una cellula uovo già fecondata (una futura femmina) e che questo dia origine a due linee cellulari di genere opposto: quell'embrione avrà tessuti sia maschili, sia femminili. Un'altra spiegazione prevede che un embrione femminile commetta un errore di copiatura mentre moltiplica le proprie cellule, e generi una cellula femminile e una maschile anziché due femminili. Da qui si svilupperebbero due linee cellulari distinte e divergenti.

Un tipo mattiniero. Visto che Krichilsky stava già studiando i ritmi circadiani delle api, cioè le relazioni tra i loro comportamenti e gli stimoli ambientali, come la luce, ne ha approfittato per studiare la routine dell'ape ginandromorfa. Dopo aver osservato l'insetto per 4 giorni, si è accorta che l'ape ginandromorfa si svegliava un po' prima di tutti, sia dei maschi, sia delle femmine; nel picco di attività giornaliera, lavorava però come una femmina. Trattandosi di un esemplare soltanto, questi dati non sono ancora particolarmente significativi: per capire se il ginandromorfismo incida anche sui ritmi di veglia e di lavoro occorrerebbe studiare altri animali vivi, con la stessa condizione. Servirebbero altri colpi di fortuna.

 

9 aprile 2020 | Elisabetta Intini