Animali

Le foreste come rifugio per gli impollinatori

Con l'aumento delle temperature, le foreste potrebbero diventare un rifugio per molti impollinatori alla ricerca di un nuovo habitat naturale.

L'impollinazione è uno dei fenomeni naturali più importanti al mondo – forse addirittura il più importante, almeno se consideriamo anche le sue conseguenze sulla nostra specie. Api, vespe, mosche, scarabei, farfalle, falene, persino uccelli e mammiferi: moltissimi animali contribuiscono alla distribuzione del polline, un "servizio" che negli ultimi decenni sta però perdendo sempre più efficacia man mano che gli habitat naturali vengono distrutti e sostituiti da aree agricole o urbane.

Il calo degli impollinatori è un problema a livello mondiale e sta cominciando a colpire anche l'Europa: in Germania, per esempio, un team della Julius-Maximilians-University di Würzburg ha condotto uno studio (pubblicato su Science Advances) che, per la prima volta, mette in relazione gli effetti dei cambiamenti climatici e del consumo di suolo sulle popolazioni di impollinatori del Paese.

Più caldo, meno diversità. Visti a livello globale, i numeri degli impollinatori sono impressionanti. Il 75% del cibo che coltiviamo dipende dalla loro azione, percentuale che sale all'80% se parliamo di piante selvatiche. Ogni anno, per dirla in termini umani, gli impollinatori producono cibo per un valore globale di 577 miliardi di dollari.

Il problema è che moltissime specie che svolgono questo servizio stanno calando numericamente, a causa dell'azione combinata dell'aumento delle temperature e della distruzione del loro habitat. Il team della JMU ha analizzato la situazione di circa 3.200 specie di impollinatori, distribuite in tutta la Germania tra aree selvagge e zone agricole o urbane. La prima cosa che hanno scoperto è che, nelle aree dove le temperature si stanno alzando più rapidamente, la diversità degli impollinatori crolla.

Fuga nella foresta. Questo non significa necessariamente che ce ne siano di meno in termini assoluti, ma che sempre meno specie diverse svolgono i loro compiti: più un'area è calda maggiore è l'omogeneizzazione degli impollinatori. E dove diminuisce la diversità aumentano i problemi. Al contrario, le aree dove la diversità degli impollinatori rimane alta sono quelle dove la copertura forestale è importante: questo perché gli alberi contribuiscono a mitigare in parte l'aumento delle temperature, e dunque gli habitat di foresta diventano più accoglienti.

C'è quindi la possibilità che, nei prossimi anni, molte specie impollinatrici abbandonino la loro vecchia casa (che nel frattempo potrebbe essere diventata un campo coltivato, o addirittura un'area urbana) e vadano a cercare rifugio nelle più fresche foreste; ed è quindi fondamentale conservare questi habitat il più possibile.

Un'altra possibilità proposta nello studio è quella di sforzarsi per abbassare la temperatura media delle città: la soluzione è, ancora una volta, piantare più alberi in città.

29 maggio 2022 Gabriele Ferrari
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