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Estinto? Macché: toporagno elefante riappare dopo 50 anni

Riavvistati in Africa orientale 12 esemplari di sengi somalo (Elephantulus revoili), un toporagno elefante di cui si erano perse le tracce dal 1968.

Sengi somalo
La prima foto da oltre cinquant'anni, nonché testimonianza scientifica di esistenza in vita, di un sengi somalo in ottima salute. | Steven Heritage, Duke University Lemur Center

I biologi non si imbattevano in questo musetto allungato da mezzo secolo: il sengi somalo (Elephantulus revoili), un toporagno elefante che popola le aree desertiche dell'Africa orientale, era considerato estinto dal 1968, ma adesso è - si fa per dire - "tornato tra noi". Una spedizione della Duke University (USA) ne ha individuati una dozzina di esemplari nella Repubblica di Gibuti, nel Corno D'Africa, dopo aver dato credito a una serie di avvistamenti riportati dalla popolazione locale.

 

Il piccolo mammifero insettivoro dalla vistosa proboscide, che vanterebbe antenati comuni con elefanti e lamantini, è sempre stato lì, forse protetto dalla sua velocità, che gli consente di darsi alla macchia facilmente.

 

 

Un tipo riservato. Come si legge nella ricerca pubblicata su PeerJ, il sengi somalo figurava tra le 25 specie perdute più ricercate della Global Wildlife Conservation, un'organizzazione impegnata nella tutela della biodiversità e nella salvaguardia delle specie a rischio estinzione. Prima della data di scomparsa ufficiale di questo toporagno - il 1968 - se ne conoscevano comunque solo 39 esemplari, individuati nell'arco di diversi secoli e conservati ormai impagliati nei musei.

 

I toporagni elefante non sono né topi né elefanti, ma mammiferi di un ordine a sé (quello dei Macroscelidei) che si trovano esclusivamente in Africa. Devono il loro nome al muso lungo e flessibile che usano per esplorare le cavità delle rocce e del terreno, alla ricerca costante di insetti, vermi, ragni.

 

Un sengi somalo impegnato a cercare di mimetizzarsi tra le rocce. | Houssein Rayaleh, Association Djibouti Nature

Preso per la gola. Nel 2019 il team di scienziati si è messo sulle tracce del fuggitivo nella Repubblica di Gibuti, sistemando succulente esche a base di burro di arachidi, fiocchi d'avena e lievito in oltre 1.200 trappole sparse in 12 località dove la popolazione diceva di aver avvistato l'animale. Il primo esemplare di sengi è stato catturato - e poi rilasciato - quasi subito, un ottimo segno dati gli scarsi incontri del passato. In tutto sono stati trovati 12 esemplari di toporagni, abbastanza per non considerare più il piccoletto una specie scomparsa.

 

Informazioni interessanti sono emerse anche dall'analisi del DNA: il sengi somalo rappresenterebbe infatti un nuovo genere, non più Elephantulus ma Galegeeska, strettamente imparentato con altre specie di sengi di Marocco e Africa del sud. Come questo mammifero sia riuscito a sparpagliarsi in un territorio così ampio nonostante le piccole dimensioni del suo habitat e le abitudini schive, rimane un mistero.

 

2 settembre 2020 | Elisabetta Intini