Esistono animali monogami?

Verità o leggenda? Siamo gli unici esseri monogami (almeno sulla carta)? Ecco la risposta definitiva, che vi può essere utile anche nei dibattiti.

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Animali monogami? Dipende.|Stringer/REUTERS

Nel passato, molte specie animali erano considerate monogame; ma ora gli etologi distinguono tra monogamia sociale e sessuale.

 

Nel primo caso (monogamia sociale) due individui vivono in coppia e provvedono assieme all’accudimento della prole e alla ricerca del cibo.

 

La monogamia sessuale implica invece l’esclusività nell’accoppiamento e quindi la “certezza” della parentela. È socialmente monogamo ben il 92% delle specie di uccelli.

 

Tra i mammiferi lo sono i pipistrelli, alcuni canidi (come i lupi e le volpi), certi primati (gibboni e alcune piccole scimmie del Nuovo Mondo), i castori del Nord America, pochi topi e ratti, la lontra gigante e alcuni roditori sudamericani, poche specie di foche e qualche antilope africana.

ADULTERI. Tuttavia, anche in specie considerate modello di monogamia sessuale, la ricerca di rapporti extra-coppia è tutt’altro che infrequente. La tendenza ad avere più partner sessuali sarebbe vera per i maschi quanto per le femmine, che sono disponibili a “tradire” il loro compagno sociale con individui dall’aspetto più attraente e che, in alcuni casi, si rivelano attive seduttrici.

Le differenze tra uccelli e mammiferi. La monogamia sociale è molto più diffusa negli uccelli che nei mammiferi, perché i pulcini per mangiare dipendono da entrambi i genitori. Nei mammiferi invece, i cuccioli vengono allattati dalla madre. Il padre non è dunque più indispensabile, e può allontanarsi per cercare altre femmine. Ed è per questo che i mammiferi sembrano prediligere la creazione di nuclei allargati rispetto a una "famiglia tradizionale".

 

Il caso dei piccioni. I piccioni sono rigorosamente monogami, e fedeli per tutta la vita. Il piccione maschio impiega parecchio tempo per scegliere la compagna. E la corteggia a lungo. Finalmente i due si “fidanzano”. Di accoppiamento infatti non si parla finché la coppia non si reputa stabile: deve passare almeno una settimana. A quel punto è la femmina a prendere l’iniziativa: becchetta il maschio vicino al becco. Lui le offre del cibo e glielo infila direttamente in bocca, come si fa con i pulcini. Significa che è capace di prendersi cura anche dei figli. Dopo una ventina di giorni nascono i piccoli. Mamma e papà si alternano alla cova e producono, entrambi, il latte di piccione, una secrezione biancastra che serve per nutrire i pulcini.

Quel libertino del leone marino. C’è una regola molto semplice per capire se un animale preferisce la coppia fissa o l’accoppiamento libero: controllare se è presente un marcato dimorfismo sessuale. Se il maschio è molto più grande, o ha un aspetto molto diverso dalla femmina si stabilisce la poligamia, se invece hanno dimensioni simili, il rapporto tra i due sessi è di tipo monogamico.

E il numero dei partner è proporzionale alla differenza di mole tra mariti e mogli: il leone marino, che pesa circa tre volte di più della sua compagna, può avere harem composti da centinaia di femmine. 

 

01 Giugno 2016