Animali

Al timone dell'Endurance ora c'è un anemone di mare

E nell'equipaggio ci sono stelle marine, spugne, crostacei: i biologi marini studiano i video del ritrovamento del relitto dell'Endurance.

Mentre il mondo ammirava stupefatto le riprese subacquee del relitto dell'Endurance, la nave della spedizione antartica di Ernest Shackleton stritolata dai ghiacci e ritrovata il 9 marzo, dopo 106 anni, nel Mare di Weddell dalla spedizione Endurance22, i biologi marini hanno esaminato quello stesso video con occhi diversi. C'era senz'altro l'interesse storico per quell'eccezionale reperto, ma a premere era, per deformazione professionale, soprattutto un'altra domanda: chi abita oggi in quello scafo, conservato praticamente intatto dalle acque gelide?

Chi li ha visti? L'Endurance ritrovata sarà considerata un monumento storico in base al Trattato Antartico, un accordo internazionale che tutela le risorse del continente ghiacciato, e a nessuno sarà permesso avvicinarsi per studiare più da vicino le specie che l'hanno colonizzata. Ma i video della nave girati dai droni subacquei offrono materiale prezioso. Zoomando sui singoli fotogrammi è possibile identificare, se non le specie precise, almeno i generi di animali che affollano la nave.

Huw Griffiths, biogeografo marino del British Antarctic Survey, ne ha riconosciuti alcuni e ha invitato i colleghi a fare altrettanto su Twitter.

Occasione ghiotta. Lo scienziato ha riconosciuto diverse specie di anemoni, spugne, ascidie (animali marini filtranti dal corpo a forma di otre), stelle marine e un giglio di mare (o stella marina puntata, della classe dei crinoidi) color giallo limone. Si tratta di organismi filtranti che si nutrono di neve marina, una pioggia di detriti organici e inorganici - particelle di organismi marini ma anche sabbia, fuliggine, alghe, materia fecale - che discende continuamente dalla superficie marina verso le acque profonde. Vicino al timone è stata inoltre individuata una stella marina brisingide, una creatura dalle sei lunghe braccia simili a serpenti spinosi, che servono a catturare piccoli crostacei.

Posizione vantaggiosa. Il relitto dell'Endurance, sospeso rispetto al fondale sabbioso, permette ai suoi nuovi abitanti di approfittare di tutto questo cibo trasportato dalle correnti. In alto mare – la nave si trova a 3 chilometri di profondità – dove il nutrimento scarseggia e il fondale è simile a un pantano fangoso, un relitto da colonizzare è un'opportunità da non lasciarsi scappare per gli organismi marini. Ma anche per gli scienziati: gran parte degli studi sugli abitanti acquatici dell'Antartide è stata infatti finora compiuta su fondali morbidi e non su strutture rigide, che potrebbero offrire una base a specie ancora da scoprire.

La variegata fauna marina dell'Endurance.
La variegata fauna marina dell'Endurance. © Falklands Maritime Heritage Trust

Incontro a sorpresa. Katrin Linse, biologa marina del British Antarctic Survey, ha per esempio individuato nei fotogrammi del video quello che sembrava un granchio e che poi si è rivelata un'aragosta tozza del genere Munidopsis e di una specie probabilmente ancora sconosciuta.

Si tratta di una scoperta importante perché i decapodi, l'ordine di crostacei che include i granchi, i gamberi e le aragoste, sono praticamente impossibili da trovare in Antartide, talmente rari che è stato ipotizzato che si fossero estinti da queste acque milioni di anni fa e vi fossero tornati soltanto di recente a causa dei cambiamenti climatici. Inoltre, questi animali si trovano spesso in corrispondenza di camini idrotermali, e la loro presenza potrebbe segnalare la vicinanza di questi punti caldi, geologicamente attivi, sottomarini.

Per ora è difficile stabilire da quanto tempo la nuova ciurma si sia insediata. Ma alcune di queste creature possono vivere a lungo: gli anemoni alcuni decenni e le spugne silicee persino migliaia di anni. Come ha detto Griffiths al New York Times: «Il vecchio equipaggio è sceso vivo dalla nave, e questo è quello che ha preso il suo posto».

25 marzo 2022 Elisabetta Intini
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