Animali

La deforestazione come la riforestazione: favoriscono le zoonosi

Non è solo la deforestazione a favorire le zoonosi: anche la riforestazione può contribuire alla diffusione di malattie che passano dagli animali all'uomo.

Uno degli involontari "vantaggi" (meglio usare le virgolette...) di questo anno e oltre di pandemia è che abbiamo imparato una serie di concetti che prima del 2019 sembravano riservati solo agli addetti ai lavori. Pensate al termine "zoonosi": prima del Covid-19 quanta gente avrebbe saputo dare un nome al rischio che una malattia passi da un animale a un essere umano? Un altro concetto importante che abbiamo imparato è che la distruzione dell'habitat e l'antropizzazione estrema hanno un forte impatto sulla probabilità che una patologia faccia il salto di specie: la scomparsa delle zone naturali in favore di aree urbane o campi coltivati facilita il contatto tra specie animali selvatiche e domestiche, e infine con l'uomo.

Sembra un paradosso. La deforestazione – che è una parola con la quale abbiamo familiarità da qualche anno in più – è uno dei motori principali di questo fenomeno, ma secondo un nuovo studio pubblicato su Frontiers in Veterinary Science non è l'unico: per quanto possa sembrare paradossale a una prima occhiata, anche la riforestazione può fare danni analoghi.

Lo studio nasce da una considerazione: sappiamo benissimo che la deforestazione ha un impatto negativo sulla biodiversità, sul clima e sulla salute umana, come dimostrano le epidemie di malaria che regolarmente colpiscono le aree del Brasile dove è stata tagliata la foresta amazzonica, ma non abbiamo ancora studiato questi fenomeni nel dettaglio.

Il confronto. Gli autori dello studio Serge Morand e Claire Lajaunie hanno quindi confrontato, per il periodo che va dal 1990 al 2016, i cambiamenti nella copertura forestale in giro per il mondo con altri due fattori: i cambiamenti nella densità di popolazione e l'emergenza di epidemie zoonotiche in quelle aree. I due hanno fatto lo stesso confronto per le aree riforestate: per esempio tutte quelle praterie naturali che vengono trasformate in piantagioni di alberi, ma anche le terre agricole abbandonate che vengono "riconvertite" in foreste.

I risultati dicono che c'è una forte (e prevedibile) associazione, in particolare in Paesi della fascia tropicale come Brasile, Perù, Congo e Indonesia, tra deforestazione ed epidemie zoonotiche, per esempio malaria o Ebola. Ma le regioni temperate, dove la riforestazione è molto diffusa, hanno un problema analogo: negli Stati Uniti, in Cina e in gran parte dell'Europa, il rimboschimento è chiaramente collegato all'emergenza di patologie come il morbo di Lyme.

Il significato di riforestare. Uno dei casi più evidenti è quello di Cina e Thailandia: "riforestare" lì significa sempre più spesso "piantare intere foreste di palma da olio", monocolture che non favoriscono la biodiversità e trasformano le poche specie rimaste in potenziali vettori zoonotici per patologie come la febbre gialla e la zika. Il problema, quindi, non è tanto nella riforestazione in sé, ma nel fatto che abbattere una foresta naturale e "completa" per sostituirla con una monocoltura è dannoso almeno quanto raderla al suolo e trasformarla in una piantagione di riso. La morale dello studio? Non basta proteggere le foreste, bisogna proteggere quelle sane.

2 aprile 2021 Gabriele Ferrari
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