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Una mamma di orso bruno (Ursus arctos) e i suoi tre cuccioli sembrano osservare l’obiettivo del fotografo. Una volta cresciuti, i piccoli raggiungeranno la lunghezza di 2-3 metri e il peso di quasi 800 chilogrammi. Tutto grazie a una dieta quasi completamente vegetariana. Gli orsi bruni, infatti, si cibano di carne soltanto in caso di necessita. Ma non disdegnano il pesce: sono infatti ottimi “pescatori” di salmone.
Il loro futuro è ben più roseo dei loro cugini che vivono in Cina e Vietnam. In questi Paesi gli orsi bruni vengono imprigionati nelle cosiddette “fattorie della bile” dove vengono tenuti in gabbie strettissime, con una cannuccia infilata nella pancia, che serve per prelevare appunto la bile che viene utilizzata per produrre shampoo o per ricavarne farmaci “tradizionali” che dovrebbero avere proprietà miracolose.

Goffi, pasticcioni e imbranati. Sono proprio così Yoghi e Bubu - gli orsi protagonisti di un cartone animato degli anni 60 - quando cercano di rubare dai cestini del pic-nic. Gli orsi veri, invece, nonostante la mole, sono davvero agili. Basti pensare che possono correre per 2 km mantenendo una velocità pressoché costante di 50 km orari. E che, grazie alle zampe anteriori muscolose e agli artigli affilati, riescono ad arrampicarsi sugli alberi senza problemi. Raggiungendo anche altezze ragguardevoli: fino a una decina di metri. Mentre i cuccioli arrivano fino in cima ad alberi più alti per usarli come altalena, facendo muovere le fronde di qua e di là.

Testi e ricerca fotografica: Paola Grimaldi e Federica Ceccherini

Questa estate l'emergenza che più ha messo in allarme le autorità italiane ed europee è stata quella degli anziani, i soggetti più a rischio in caso di temperatura torride e un alto tasso di umidità.
Gli anziani non sono gli unici a soffrire particolarmente sotto la canicola ferragostana: negli zoo infatti gli animali abituati ad un ambiente naturale del tutto diverso possono indebolirsi e soffrire. Gli addetti mettono a loro disposizione grandi quantità di ghiaccio e frutta fresca per fare in modo che non disidratino. L'orso polare della foto riceve un grande ghiacciolo con all'interno vari tipi di frutta: per lui sarà una lunga estate nello zoo di Yongin a 50 chilometri da Seoul.

I bambini di Berlino pochi giorni fa hanno avuto un nuovo e inconsueto compagno di giochi, Juan un orso dagli occhiali (Tremarctos ornatus) fuggito dallo zoo della capitale tedesca. Un bello spavento per mamme e guardiani, ma per fortuna non è successo nulla. Juan ha utilizzato un tronco d'albero per scavalcare la recinzione, ha poi sgambettato allegramente per una mezz'oretta nel parco tra prati, altalene e scivoli. Ha anche provato a guadagnarsi la libertà "prendendo in prestito" una bici, ma con scarso successo, perché legata. In realtà si trattava di un trabocchetto escogitato dai guardiani per incuriosirlo e fermarlo, in modo da addormentarlo con un paio di frecce al sonnifero. L'orso dagli occhiali è l'unica specie d'orso che vive in Sud America. Abitualmente vegetariano, è molto ghiotto di frutta.

Gli orsi polari (Ursus maritimus) hanno due strategie di caccia, con un principale obiettivo: le foche. La prima è una tecnica di appostamento: individuano i buchi nella spessa lastra di ghiaccio della regione artica presso cui le foche riemergono a respirare. Lì le aspettano e tendono il loro trabocchetto mortale. L'altro sistema è più dinamico: l'orso nuota sotto il ghiaccio attraverso gli stessi canali usati dalle foche, finché le intrappolano in quelli più angusti da dove non c'è via di scampo.
Il cucciolo della foto non sta puntando la sua preda: a occuparsi del suo pranzo è infatti ancora la madre. E lui, affacciato sott'acqua, la aspetta impaziente, al ritorno dalla battuta di caccia…

L'orso bruno (Ursus arctos) o grizzly, come lo chiamano sulle Montagne Rocciose, si sta spostando sempre più a nord, dalle foreste fredde del Nord America a zone più propriamente polari. Non si tratta più di casi sporadici, come quelli registrati negli ultimi due d'anni, ma di un vero e proprio movimento verso nord che preoccupa gli scienziati. Il grizzly infatti è notoriamente vegetariano, ma lo spostamento su zone prive di vegetazione potrebbe testimoniare il cambiamento verso una dieta più carnivora, che metterebbe in pericolo la fauna del luogo. In passato poi erano conosciuti come feroci killer di cuccioli dell'orso bianco, che popola queste regioni.

Uccidere il proprio figlio è considerato nella società umana il crimine più efferato. In natura a volte l'infanticidio è una strategia di sopravvivenza o di convenienza.
La femmina del grizzly (Ursus arctos horribilis), per esempio, se partorisce un solo piccolo lo abbandona subito sperando di accoppiarsi di nuovo il prima possibile. Per mamma orso infatti è troppo costoso investire tre anni della sua vita (tanto è il periodo di svezzamento) per un solo piccolo, meglio sperare in una nuova cucciolata di almeno due cuccioli.

Sopportano temperature di molto inferiori allo zero (anche - 30 gradi), escono indenni dalle tempeste di neve e si tuffano in acque gelide, nuotando anche a 10 chilometri orari. Gli orsi polari non sono certo freddolosi e tutto grazie a una particolare struttura che ricopre il loro corpo. I peli del mantello oltre a essere idrorepellenti hanno una struttura concava che permette di trattenere il calore.
Ma non è finita, la pelle dell'orso sotto la candida pelliccia, è nera in modo da attirare i raggi del sole e ancora più sotto ha uno strato di grasso spesso circa 10 centimetri. In questo modo l'animale è isolato dal freddo e a prova di spifferi.

Guarda altre foto sull'orso polare

I baribal, o orsi neri, del Nord America sono famosi, tra i ricercatori, per una strana abitudine: si “depilano” sfregandosi contro gli alberi. In questo modo infatti tirano via i peli superflui, si grattano la schiena non potendolo fare in altro modo, ma i furbacchioni riescono anche a fare uno spuntino. Sfregando il tronco per un po’, infatti, riescono a far uscire dalla corteccia qualche piccolo insetto, di cui vanno ghiotti.

L’orso polare più famoso, si sa, è Knut, che si trova allo zoo di Berlino. Ma non è l’unico, gli orsi in cattività secondo alcune stime sono circa 680, tra polari, bruni e orsi americani, di cui 6 in Italia.
Per la loro tendenza alla solitudine gli orsi non amano il contatto con altri animali o con gli uomini. E non è difficile che diventino aggressivi ma è difficoltoso riconoscere un attacco, perché non danno molti segni "premonitori". Oggi le associazioni animaliste, come la Wildlife Conservation Association (WCA) si battono perché gli orsi (e gli altri animali) non siano più tenuti negli zoo.
Nella foto: un orso polare in libertà.

Sul territorio italiano abitano circa 80-85 orsi, ma il numero è in crescita. Vivono liberi in aree protette. Nel Parco Naturale Adamello (in Trentino) si trovano una ventina di orsi bruni, mentre circa 50-60 esemplari di orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) - una sottospecie di orso bruno presente solo in Italia - vivono nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Molise e Lazio. E proprio in questo parco nel 2007 furono uccisi per avvelenamento tre orsi, tra cui Bernardo la mascotte del parco. Nell’occasione il Wwf chiese l’istituzione di una sorta di polizia scientifica per investigare su questi crimini ai danni di animali protetti. Il caso è ancora oggi aperto.

Foto: un orso marsicano fotografato nel Parco Nazionale d’Abruzzo. © Piero Papa

Ai primi del Novecento un ufficiale canadese, Harry Colebourn, comprò un cucciolo di orso per 20 dollari da un cacciatore e lo chiamò Winnipeg. Soprannominato Winnie, l'orsetto divenne la mascotte dell’esercito. Allo scoppio della prima guerra mondiale l’ufficiale, non potendolo portare con sé, affidò l’animale allo zoo di Londra. Qui l’orso visse molto tempo giocando con i bambini che andavano a visitarlo. Tra questi c’era il figlio dello scrittore britannico Alan Alexander Milne, che lo trasformò nell’orsetto giallo Winnie the Pooh, protagonista dei suoi racconti per i più piccoli. Da allora divenne l’idolo di tutti i bambini del mondo.

Tra i nativi d’America la parola “orso” non veniva mai pronunciata. L’orso aveva alcuni soprannomi: l’innominabile, la cosa, la grande bestia. Ma era anche molto rispettato, si dice che quando qualcuno ne uccideva uno per sbaglio gli chiedeva perdono accendendo il calumet della pace, per placarne lo spirito. Anche dalle nostre parti ci sono tradizioni millenarie: a Putignano, in Puglia, il 2 febbraio si festeggia la festa dell’Orso.
E nella finanza esiste il “periodo dell’orso” significa che la Borsa è in ribasso. Si dice probabilmente perché la zampata dell’orso va dall’alto verso il basso (mentre la Borsa in rialzo si dice “del toro”, perché l’incornata va dal basso verso l’alto).

Purtroppo però resistono anche tradizioni nemiche dell’orso. Nella medicina cinese la sua bile è usata come "farmaco" e in numerose fattorie cinesi con una pratica disumana, viene estratto agli orsi il liquido biliare. L’animale non muore subito ma vive in condizioni terribili, spesso si ammala e muore dopo una lunga agonia.
In alcuni Paesi dell'est europeo, invece, i cuccioli di orso vengono fatti saltare su una lastra incandescente a suon di musica. In questo modo diventano "ballerini" da esibire a pagamento. La pratica per fortuna è illegale e esistono centri, per esempio in Bulgaria,  per il recupero degli orsi sequestrati ai proprietari.

Se oggi per avere una casa c'è da combattere (metaforicamente) con i prezzi del mercato immobiliare, consolatevi, per i nostri antenati era ben più difficile. L'uomo preistorico per aggiudicarsi una caverna, infatti, doveva combattere contro l'orso. E non un orso qualsiasi, ma il gigantesco orso speleo (Ursus spelaeus). Grande al punto da far credere a qualcuno, durante i primi ritrovamenti, di trovarsi di fronte a resti di un mostro mitologico, come il drago.
Questi animali si sono estinti circa 10 mila anni fa ma di loro sono giunti fino a noi alcuni “ritratti”. Uno dei più fedeli è questo della foto, fatto con l’ocra rossa (un pigmento naturale) sulle pareti della grotta Chauvet in Francia.

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Foto: © CEA

La caccia al salmone deve averlo tanto stancato che quest'orso si è addormentato da un minuto all'altro, con il capo appoggiato sulle zampe anteriori e proprio in cima a una piccola cascata. O forse a farlo piombare tra le braccia di Morfeo è stata la noia: al momento dei pasti infatti gli orsi sono piuttosto attivi, e concentrano gli spuntini al mattino e alla sera per concedersi alcune ore di riposo durante il giorno. Tra ottobre e dicembre gli orsi bruni (Ursus arctos) entrano in un periodo di inattività caratterizzato da lunghi sonni, in cui permettono alla loro temperatura corporea di scendere per risparmiare energie (le normali attività riprenderanno in primavera). Non si tratta comunque di un'ibernazione vera e propria e gli esemplari si possono svegliare facilmente anche in questi mesi.
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C'è voluto tutto il sangue freddo del fotografo per non abbandonare la fotocamera e darsela a gambe. Ma alla fine il coraggio del reporter è stato premiato con uno scatto indimenticabile. Il muso di quest'orso bruno della Kamchatka (Ursus arctos beringianus) non è perfettamente centrato perché schiacciato contro l'obiettivo del fotografo Igor Gushchins recatosi presso la Kronotsky Nature Reserve, in Russia, per documentare il comportamento degli orsi durante la stagione di deposizione delle uova dei salmoni. Proprio la presenza di salmoni dà a questi mammiferi la possibilità di avere una dieta ricca di proteine, e gli effetti si vedono: gli orsi della Kamchatka raggiungono stazze notevoli, fino a 2 metri e 75 centimetri di lunghezza.
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Una mamma di orso bruno (Ursus arctos) e i suoi tre cuccioli sembrano osservare l’obiettivo del fotografo. Una volta cresciuti, i piccoli raggiungeranno la lunghezza di 2-3 metri e il peso di quasi 800 chilogrammi. Tutto grazie a una dieta quasi completamente vegetariana. Gli orsi bruni, infatti, si cibano di carne soltanto in caso di necessita. Ma non disdegnano il pesce: sono infatti ottimi “pescatori” di salmone.
Il loro futuro è ben più roseo dei loro cugini che vivono in Cina e Vietnam. In questi Paesi gli orsi bruni vengono imprigionati nelle cosiddette “fattorie della bile” dove vengono tenuti in gabbie strettissime, con una cannuccia infilata nella pancia, che serve per prelevare appunto la bile che viene utilizzata per produrre shampoo o per ricavarne farmaci “tradizionali” che dovrebbero avere proprietà miracolose.