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Così nasce una farfalla

Da crisalide a farfalla, da brutto anattroccolo a signora dei cieli: le immagini inedite della metamorfosi di un lepidottero immortalata, fase per fase, da una fotografa francese.

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La metamorfosi di una farfalla è una trasformazione che, in natura, avviene continuamente, senza che i nostri occhi distratti se ne accorgano. Ma poterla osservare da vicino, in ciascuna delle sue fasi, è un evento piuttosto raro.

La fotografa francese Veronique Brosseau Matossy (qui il suo blog), specializzata in macro di insetti, ha documentato i vari passaggi della nascita di una Vanessa del cardo (Vanessa cardui) un lepidottero diffuso in tutti i continenti.

Le uova di questo insetto si chiudono a 3-5 giorni dalla deposizione e il bruco impiega poco più di una settimana per trasformarsi in crisalide. A quest'ultima servirà un analogo periodo di tempo - dai 7 agli 11 giorni - per tramutarsi in farfalla. In questa sequenza fotografica vedremo proprio la fase finale della metamorfosi (nello scatto, la farfalla inizia a emergere dalla crisalide).

Poco prima dello sfarfallamento - così si chiama l'uscita dell'insetto dal suo involucro ninfale - la crisalide diviene trasparente e si assottiglia. Questo guscio protettivo, che tutela l'insetto dall'evaporazione durante la sua metamorfosi, è il risultato di una precedente trasformazione subita dal bruco.

Uscito dall'uovo che lo ospitava, il bruco cerca una pianta a cui attaccarsi e vi rimane saldato grazie a una struttura di tela da esso stesso secreta. Quindi la sua cuticola più esterna si fende per lasciar emergere la pupa (o crisalide). Questo vecchio rivestimento verrà poi abbandonato.

Qui vediamo invece la rottura dell'involucro della pupa: nella foto, la fuoriuscita delle antenne. L'insetto sta spingendo via il rivestimento protettivo con le zampe.

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Non è detto che le crisalidi rimangano immobili ad aspettare di liberarsi finalmente del proprio involucro e volare. Quelle di Vanessa, per esempio, se toccate reagiscono agitandosi vigorosamente: una strategia per allontanare i predatori che approfittano di questa fase in cui l'insetto è più indifeso.

La prima ala è finalmente libera. Appena uscita dalla crisalide, la farfalla ha le ali umide e spiegazzate, ma pompando emolinfa - l'equivalente del sangue per gli insetti - nelle nervature alari le ali si distendono nel giro di qualche ora.

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In attesa che le ali si spieghino completamente la farfalla non è ancora in grado di volare. È in questo momento che è maggiormente vulnerabile agli attacchi dei predatori. Una buona tattica difensiva è quella di fuoriuscire dalla crisalide all'alba, quando la maggior parte dei suoi nemici - diurni o notturni - riposano.

È importante che prima di indurirsi, le ali della farfalla si espandano abbastanza in fretta: in caso contrario il lepidottero potrebbe avere problemi ad alzarsi in volo. E nella vita dovrà volare parecchio, questa farfalla può compiere anche 1600 chilometri di tragitto durante le sue migrazioni. D'inverno soggiorna nelle zone più calde come le fasce tropicali o i paesi del sud Europa, mentre in primavera si sposta nelle aree più fresche dell'Europa centrale.

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Una volta uscita dal suo involucro la farfalla emette dall'addome un liquido scuro chiamato meconio, espellendo le sostanze di scarto accumulate durante lo stadio di pupa.

Finalmente libera, la Vanessa del cardo mostra le ali in tutto il loro splendore. Quest'insetto prende il nome da una delle piante su cui i bruchi amano arrampicarsi per iniziare la metamorfosi in crisalide. Oltre il cardo i lepidotteri della specie apprezzano le piante di carciofo, pomodori, melanzane, tabacco e altri prodotti dell'orto.

Macrocosmo: faccia a faccia con gli insetti

Mentre aspetta che le ali si asciughino, il lepidottero ne approfitta per testare la proboscide - o, più propriamente, "spiritromba" - un'appendice estensibile dell'apparato boccale che viene utilizzata per succhiare il nettare dei fiori (guardala in una foto al microscopio).

I recettori del gusto di questa farfalla si trovano... "sotto i piedi". Le estremità delle zampe del lepidottero presentano un gruppo di recettori che servono a individuare la pianta giusta da cui fare incetta di nettare. Le antenne, invece, terminano con piccoli puntini bianchi deputati alla percezione degli odori e al mantenimento dell'equilibrio.

Dopo questa complicata trasformazione alla farfalla rimangono circa due settimane di vita, che trascorrerà impegnata nelle più amene attività: mangiare, riprodursi, viaggiare. Quest'ultima più che un diletto è una necessità vitale: l'insetto non resiste ai climi freddi e ha bisogno del calore solare per muoversi. In caso contrario, diviene incapace di volare e finisce in breve nelle grinfie di qualche predatore.

Ecco infine la farfalla pronta a spiccare il volo e a godersi la fugace esistenza. L'intero processo di fuoriuscita dalla crisalide è durato, nel nostro caso, appena 30 secondi. La fotografa ha atteso pazientemente per tre ore e mezza che il lepidottero facesse capolino.

La metamorfosi di una farfalla è una trasformazione che, in natura, avviene continuamente, senza che i nostri occhi distratti se ne accorgano. Ma poterla osservare da vicino, in ciascuna delle sue fasi, è un evento piuttosto raro.

La fotografa francese Veronique Brosseau Matossy (qui il suo blog), specializzata in macro di insetti, ha documentato i vari passaggi della nascita di una Vanessa del cardo (Vanessa cardui) un lepidottero diffuso in tutti i continenti.

Le uova di questo insetto si chiudono a 3-5 giorni dalla deposizione e il bruco impiega poco più di una settimana per trasformarsi in crisalide. A quest'ultima servirà un analogo periodo di tempo - dai 7 agli 11 giorni - per tramutarsi in farfalla. In questa sequenza fotografica vedremo proprio la fase finale della metamorfosi (nello scatto, la farfalla inizia a emergere dalla crisalide).