Animali

Cosa ci passa per la testa? Una scimmia lo capisce

La capacità di intuire azioni altrui non è una nostra esclusiva: la condividiamo con altri primati.

Gli esseri umani non sono i soli capaci di intuizioni, come l'indovinare che un nostro simile andrà a cercare nel posto dove ha visto che un oggetto è stato nascosto, anche se poi siamo stati testimoni che è stato tolto di lì. A condividere con noi questa capacità, che hanno i bambini a partire dai quattro anni, e forse anche da prima, sono anche scimpanzé, bonobo, oranghi.

Vedo che ti sbagli. Potrebbe sembrare una banalità, ma essere dotati di una teoria della mente, cioè essere in grado di attribuire agli altri desideri, intenzioni, credenze, anche credenze false come quella di guardare nel nascondiglio che sappiamo sbagliato, è da molto tempo ritenuto il discrimine che ci separa dagli altri primati.

I ricercatori che studiano la cognizione animale hanno osservato alcuni tratti di intelligenza, e di comprensione della mente altrui, finora considerati tipicamente umani, anche in altri animali. In alcuni esperimenti, per esempio, gli scimpanzé si sono dimostrati capaci di ingannare i compagni, o di ricordare chi era stato un buon compagno nello svolgimento di un compito.

Altri primati condividono con l'uomo una teoria della mente? © Eric Isselée

Ma finora non si era riusciti a trovare in altri primati prove convincenti della capacità di attribuire agli altri credenze false, uno degli elementi più sofisticati di una teoria della mente. Questo anche perché non è semplice mettere a punto gli esperimenti per dimostrarlo, dato che nei test è spesso presente il cibo, utile per coinvolgere gli animali ma anche elemento di distrazione, o perché spesso sono basati sulla comprensione del linguaggio.

Soap opera per scimmie. Un gruppo di primatologi ha escogitato un sistema per superare questi ostacoli, mettendo in piedi un esperimento che fa uso di un video creato apposta per gli animali, e della tecnologia di eye-tracking, che consente di seguire in modo preciso il movimento dello sguardo, e dunque i punti in cui si concentra l’attenzione dell’animale.

Per il video, un gruppo internazionale di ricercatori ha messo in piedi una sorta di soap opera che potesse attirare l’interesse dei “volontari” dello studio, e creato due diversi “episodi”. Nel primo, un attore travestito da scimmia (soprannominato King Kong) ingaggia una sorta di lotta con un essere umano, e poi va a nascondersi sotto uno di due covoni di paglia, mentre l’uomo non guarda. Nell’altro, lo stesso King Kong, in una gabbia, ruba una pietra a un visitatore, la nasconde sotto una scatola, la sposta sotto un’altra e infine la porta via mentre l’uomo si è allontanato.

Relax collettivo. © Fiona Rogers/Nature Picture Library/contrasto

In entrambi i casi, la figura umana che si è allontanata rientra e va in cerca di King Kong sotto il covone, oppure della pietra nella scatola.

I filmati sono stati mostrati a 19 scimpanzé, 14 bonobo e 7 orangutan, e la maggioranza degli animali alla conclusione del video - il rientro in scena dell’uomo - ha fissato lo sguardo nel punto in cui “sapeva” che l’attore sarebbe andato a guardare. In percentuale analoga a quanto succede con bambini dell’età di due anni o più con cui sono stati fatti esperimenti simili, questi primati sono stati in grado di capire che l’informazione in loro possesso non coincideva con quella della persona del video, e hanno aspettato correttamente la conclusione della storia.

Questa capacità - ha scritto il primatologo Frans de Waal in un commento che accompagna l’articolo pubblicato su Science (abstract in inglese) - «si è evoluta probabilmente nelle società complesse degli ominidi (esseri umani e primati) per offrire agli individui il beneficio di anticipare meglio il comportamento degli altri». Ed è importante studiarne le origini biologiche e l’evoluzione anche per comprendere meglio i disturbi in cui proprio la teoria della mente non sembra essersi formata in modo corretto, per esempio l’autismo.

9 ottobre 2016 Chiara Palmerini
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