Perché alcuni animali hanno le corna?

In natura alcuni animali hanno sviluppato delle particolari appendici che usano soprattutto per motivi di difesa ma non solo.

Rivolte verso l'alto, a spirale o ricurve all'indietro, piccole o grandi, sul naso o sulla fronte, una, due o a volte tre...
Stiamo parlando ovviamente di corna. Ma che cosa sono e a che cosa servono quelle strane appendici che si trovano sulla testa di alcuni animali? E perché non di tutti? Per esempio, tra le 4.629 specie note di mammiferi, solo pochi ungulati (10 famiglie su 91) le hanno. Tra questi buoi, capre, bufali (nella foto), rinoceronti, cervi e giraffe.
Ma esistono anche rettili cornuti e qualche strano insetto con strane appendici.
Siete dunque pronti a seguirci alla scoperta delle corna?

Non c'è una risposta certa e univoca sul perché alcune specie abbiano sviluppato le corna. Sicuramente la loro funzione dipende dal territorio in cui vivono i diversi animali. Per quelli di montagna, per esempio, si ipotizza che le corna siano un sistema per regolare la temperatura corporea. Erbivori come le pecore delle montagne rocciose o gli stambecchi non soffrono i climi rigidi, ma cominciano ad avere problemi quando la temperatura aumenta (anche solo a 20 gradi): il tessuto corneo potrebbe fungere da vasodilatatore per disperdere il calore, abbassando così la temperatura corporea dell'animale. Per gli animali africani, come questa antilope (Tragelaphus angasi) che controlla il suo harem durante l'abbeveraggio, le corna servirebbero invece per combattere e conquistarsi le femmine.

Le corna dei bovidi cioè di antilopi, gazzelle e stambecchi ma anche di buoi, montoni, bufali e bisonti sono formate da un tessuto simile alla cheratina, che costituisce le nostre unghie.
E proprio come le unghie, anche le corna crescono gradualmente. Purtroppo però sono permanenti e non sono in grado di rigenerarsi: una volta spezzate o rotte, non ricrescono più. Come è successo a questa gazzella (Gazella thomsonii) "scornata" dopo una lotta con un altro maschio o l'attacco di un predatore nel Parco del Serengeti in Tanziania.

Quando si parla di animali con le corna, di solito si pensa indistintamente a cervi, buoi o stambecchi. In realtà, però, quelle dei cervi (e tutti i cervidi come alci e renne) non sono corna ma palchi, cioè appendici temporanee fatte di ossa che spuntano durante la stagione degli amori e poi cadono.
Il processo che porta alla formazione dei palchi non è indolore, per cui i maschi in questo periodo sono molto nervosi.
L'ampiezza dei palchi che ogni anno hanno ramificazioni più estese e in alcuni casi possono raggiungere anche i due metri, è inoltre un importante indicatore di energia, un segnale dello stato fisico dell'animale per stabilire gerarchie e, quando è possibile, evitare gli scontri con altri maschi.

I montoni delle montagne rocciose (Ovis canadensis) hanno corna a spirale molto grandi che possono raggiungere anche i 50 centimetri di lunghezza da parte a parte.
A causa di una caccia selvaggia da parte dell'uomo, le sue corna si stanno via via riducendo. Gli esemplari con le corna più grandi sono le vittime predilette dai cacciatori. Purtroppo si tratta di esemplari nel pieno della maturità sessuale che in tal modo non hanno il tempo di riprodursi e di trasmettere così i loro geni. Si riproducono solo i più giovani che hanno le corna più piccole.

Le corna non sono appannaggio soltanto dei maschi. La maggior parte delle femmine dei bovidi possiede le corna e le utilizza per gli stessi fini dei maschi: difendersi dai predatori e attaccare i rivali. In Val d'Aosta, addirittura, ci sono mucche molto forti, dette reine, che combattono brutalmente per conquistarsi il maschio.
Anche le pecore delle montagne rocciose sono vere guerriere e ingaggiano spesso battaglie a colpi di corna. Le pecore europee - si pensa - avrebbero perso le corna in seguito all'addomesticamento.
Molto più tranquille e pacifiche sembrano queste mucche fotografate da una nostra lettrice in un momento di relax, mentre prendono il sole su un'isola brasiliana.

Il suo commercio è proibito ovunque, ma al mercato nero vale più dell'oro. Si tratta del corno del rinoceronte, pregiatissimo per la medicina orientale e ricercatissimo dai collezionisti. Per questo motivo è vittima di una caccia spietata: nel mondo esistono cinque specie diverse di rinoceronte (due in Africa e tre in Asia) e poche migliaia di esemplari. Il rinoceronte indiano possiede un solo corno nasale, mentre le specie africane (nella foto, il Diceros bicornis) ne hanno due (eccezionalmente tre).
Il rinoceronte bianco può arrivare a pesare più di due tonnellate e la lotta per la conquista della femmina è molto feroce. Il ciclo riproduttivo è molto lento: la femmina ha una gestazione di quasi 18 mesi e partorisce un solo cucciolo che cura per circa due anni.

Il "diavolo del deserto" (Moloch horridus) è una lucertola che si è adattata a vivere nelle zone più aride dell'Australia. Nonostante l'aspetto spaventoso è un animale innocuo (pericoloso solo per le formiche di cui è ghiotto) e la sua conformazione è particolarmente adatta al terreno impervio su cui vive.
Beve semplicemente soffermandosi sul terreno bagnato e facendo passare l'acqua attraverso le fessure situate tra le squame. Le corna sulla testa gli servono poi per convogliare l'acqua dal corpo alla bocca. Le corna e le spine che ha disseminate per il corpo servono a difendersi da eventuali predatori.

Rivolto verso l'alto e ricurvo all'indietro, il corno di questo insetto somiglia molto a quello di un rinoceronte e per questo è chiamato scarabeo rinoceronte (Oryctes nasicornis).
Questi piccoli insetti cornuti sono molto forti e non diversamente dai robusti mammiferi, che usano le corna per attaccare i rivali, possono scatenare furiose battaglie per una femmina. Dopo l'accoppiamento le femmine depongono le uova in tronchi di alberi in putrefazione o su fasci di canne marcite.

Il camaleonte di che vive in Africa, soprattutto in Kenia e Tanzania, e conduce una vita molto appartata e solitaria. Spesso addirittura ignora i compagni che si trovano sullo stesso albero.
Tuttavia diventa molto aggressivo quando si tratta di difendere il territorio o la propria compagna da un rivale. Quando è in procinto di attaccare, il camaleonte di Jackson cambia colorazione e disegno. Poi, con i suoi tre potenti corni, inizia una spietata battaglia che nella maggior parte dei casi finisce soltanto quando uno dei due contendenti è così indebolito da morire.

Ha una forma particolarmente squadrata tanto da meritarsi il soprannome di "pesce scatola" (Lactoria cornuta) e due corna sporgenti proprio sopra gli occhi. Sul corpo presenta diverse spine ossee che servono a difendersi dai nemici, ma quando è spaventato emette anche una potente tossina (ostracitossina) che lo rende non commestibile per i predatori.
Tra gli animali acquatici dotati di "armi" affilate c'è anche un cetaceo, il narvalo (Monodon monoceros) il cui maschio possiede un dente, molto lungo e pronunciato, che assomiglia a un corno.

La vipera cornuta (Ceraste cerastes), grazie al suo colore, si nasconde bene nel deserto. A causa del suo morso mortale è molto temuta dai beduini del Sahara. I due piccoli corni che sporgono sopra gli occhi le servono per proteggere i bulbi oculari dalla sabbia.
Essendo un animale a sangue freddo la vipera può rimanere nascosta in appostamento sotto la sabbia rovente per ore senza mangiare, mimetizzandosi perfettamente con il paesaggio… Se non fosse per quelle due piccole sporgenze che affiorano appena dalla sabbia.

Nella medicina tradizionale cinese le corna sono un ingrediente importante per realizzare "medicine" per curare febbre e alcune disfunzioni sessuali. Il corno di rinoceronte, in particolare, è considerato un potente afrodisiaco. Ridotto in polvere e assunto regolarmente può anche curare i disturbi sessuali più gravi. Queste presunte capacità terapeutiche si basano su credenze popolari e non hanno mai trovato alcun riscontro scientifico. E nonostante oggi in Oriente sia illegale, il commercio di corno di rinoceronte prosegue sottobanco in Taiwan, Cina, Sud Corea, Thailandia. Nella foto una donna cinese prepara corna di cervo usate nella produzione di alcuni fantomatici rimedi contro l'invecchiamento.

Erano ampie 4,24 metri, da parte a parte. Quanto una delle più lunghe macchine in commercio, la Passat Station Wagon. Appartenevano a un bufalo d'acqua indiano (Bubalus arnee), vissuto cinquant'anni fa e detengono tuttora il record di lunghezza delle corna. Più piccole e micidiali quelle di questi giovani bufali (Syncerus caffer) che vivono in gruppo per difendersi meglio dai predatori. I membri dello stesso branco spesso combattono tra loro in maniera inoffensiva per allenarsi al combattimento vero che sosterranno durante la stagione degli amori.

Il termine ingiurioso"cornuto", utilizzato per indicare qualcuno che è stato tradito, potrebbe derivare dal maschio della pecora (detto anche becco), noto per la sua disinvoltura in amore, ma non si sa di preciso da dove nasca. Nell'antichità, al contrario, il corno era simbolo di virilità e coraggio per la forza degli animali che ne erano provvisti. Legato al combattimento e alla riproduzione animale, è stato considerato da tutte le civiltà un simbolo positivo di abbondanza e fertilità ed è ancora oggi usato da molti come talismano e portafortuna. I due corni sulla fronte del Mosè di Michelangelo in San Pietro a Roma sono in realtà raggi di luce che rappresentano la potenza spirituale del patriarca.

Doveva accertarsi di non passare inosservato, così questo cervo (fam. Cervidae) ospite del parco reale di Richmond, a Londra, ha adottato un nuovo look per attrarre l'attenzione delle potenziali partner. Dopo aver vagato per qualche giorno nel verde alla ricerca di una compagna l'animale ha deciso di giocare la sua ultima carta. E, immerse le corna in un lago, è riemerso con una "parrucca" di vegetazione. La mossa sembra aver funzionato: è stato visto allontanarsi con non una, ma addirittura due femmine. L'aspetto delle corna, in particolare la loro dimensione e simmetria, gioca un ruolo dominante nel corteggiamento tra cervi. Un altro modo di segnalare la propria presenza al gentil sesso è quello di grattare con le zampe anteriori il territorio, lasciando segnali odorosi e graffiando la corteccia degli alberi vicini. I maschi lo fanno spesso, prima di ingaggiare con i rivali lunghe lotte per la conquista delle partner.

Rivolte verso l'alto, a spirale o ricurve all'indietro, piccole o grandi, sul naso o sulla fronte, una, due o a volte tre...
Stiamo parlando ovviamente di corna. Ma che cosa sono e a che cosa servono quelle strane appendici che si trovano sulla testa di alcuni animali? E perché non di tutti? Per esempio, tra le 4.629 specie note di mammiferi, solo pochi ungulati (10 famiglie su 91) le hanno. Tra questi buoi, capre, bufali (nella foto), rinoceronti, cervi e giraffe.
Ma esistono anche rettili cornuti e qualche strano insetto con strane appendici.
Siete dunque pronti a seguirci alla scoperta delle corna?