Animali

Pianeta Terra: le conseguenze dell'estinzione dei vertebrati

Per prevedere gli effetti sull'ecosistema causati dalla perdita dei vertebrati, è stato monitorato il ruolo delle specie più a rischio nelle zone in cui vivono.

Quando si parla di estinzioni e perdita della biodiversità si tende quasi sempre a concentrarsi su un dato in particolare, quello più facile da leggere: il numero di specie a rischio in ogni area che si vuole proteggere. Sapere quanti animali e piante rischiano di sparire a causa dell'inquinamento, della distruzione dell'habitat e dei cambiamenti climatici è ovviamente importante, ma considerare solo i freddi numeri è limitante: ogni specie ha un ruolo all'interno dell'ecosistema, una specializzazione che va persa per sempre con la sua estinzione, a meno che altre specie con strategie simili non ne prendano il posto.

il ruolo ecologico dei vertebrati. Non tutti gli ecosistemi sono uguali, però: in alcuni questa sostituzione può verificarsi più facilmente, in altri rischia addirittura di non avvenire. Per capire gli effetti della perdita di specie, e della loro funzione ecologica, un gruppo di ricerca delle università di Tartu e Paul-Sabatier, a Tolosa, ha costruito un modello basato sui dati relativi a un enorme numero di specie di vertebrati, e sul loro ruolo nell'ecosistema in cui vivono; i risultati sono pubblicati su Nature Communications.

Il gruppo guidato dalla dottoressa Aurele Toussaint ha preso in considerazione i dati relativi al 70% di tutte le specie di vertebrati, circa 50.000. Ogni specie è stata collocata nel suo ecosistema, e di ciascuna è stato identificato il ruolo ecologico e quella che si chiama la loro diversità funzionale: in pratica quello che fanno nell'ecosistema, cosa mangiano, come e quanto si muovono, se sono prede o predatori, cioè tutte le caratteristiche che definiscono la nicchia ecologica nella quale stanno, e che spiegano qual è il ruolo di quella particolare specie all'interno dell'ecosistema.

effetti su tutte le specie animali e vegetali. In certi casi, lo stesso ruolo può essere condiviso da diverse specie, mentre in altri la scomparsa di una singola specie rischia di lasciare il ruolo scoperto, perché non ce ne sono altre pronte a prenderselo: questo secondo caso è lo scenario a cui bisogna fare più attenzione, perché la perdita di un elemento dell'ecosistema rischia di avere effetti a valanga su tutte le altre specie animali e vegetali.

Incrociando i dati di conservazione con quelli relativi al ruolo ecologico delle singole specie, il gruppo ha scoperto che non tutto il mondo è uguale. Ci sono aree nelle quali la perdita di biodiversità legata alle specie attualmente a rischio di estinzione quasi non si sentirebbe; in altre, invece, si assisterebbe a un crollo della diversità funzionale tra il 20 e il 30%, con tutte le conseguenze negative su un ecosistema improvvisamente sbilanciato.

Quali specie proteggere prima? La regione più colpita sarebbe la cosiddetta ecozona indomalese, che comprende l'India, parte della Cina e del Pakistan e una serie di isole dell'oceano Indiano, tra cui Taiwan e le Filippine: in quest'area, sarebbe in particolare l'estinzione di mammiferi e uccelli a creare problemi e un calo di oltre il 20% della diversità funzionale.

Il reame paleartico, che comprende anche l'Europa, soffrirebbe invece in particolar modo a causa dell'estinzione di rettili, anfibi e pesci d'acqua dolce, che farebbe crollare la diversità del 30%. È importante notare che non si tratta di considerazioni puramente teoriche e accademiche: le strategie di conservazione non sono uguali in tutto il mondo, e sapere quali specie proteggere in ogni singola area aiuta a scegliere dove concentrare i propri sforzi.

3 settembre 2021 Gabriele Ferrari
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