Come i lupi divennero cani

Le ultime scoperte scientifiche sulle circostanze in cui avvenne la domesticazione canina. La storia di una millenaria amicizia tra coraggiose incursioni, lavori pesanti e sguardi carichi di significato.

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Furono i lupi più temerari a dare inizio al processo di domesticazione della specie.|Steven Ruiter/ NiS/Minden Pictures/contrasto

La storia che ci lega al migliore amico dell'uomo è ancora ricca di misteri da sciogliere. Quando si parla di domesticazione dei cani, la comunità scientifica si divide su dove questo processo possa essere avvenuto per la prima volta, e quando sia iniziato. Su un punto, però, si sta ora facendo chiarezza: ossia su come l'uomo e il cane divennero amici.

Un articolo pubblicato sul sito di Science riassume le ultime scoperte in materia. Per molti decenni si credette che i primi cani entrarono nella storia dell'uomo quando i nostri antenati decisero di portare cuccioli di lupo nei loro accampamenti, nutrendoli e allevandoli.

 

Metamorfosi graduale. L'ipotesi, formulata nel 1907 dallo scienziato britannico Francis Galton, non teneva tuttavia conto del fatto che la domesticazione è un processo che richiede centinaia, se non migliaia di anni. Nonostante le cure, quei cuccioli di lupo crescendo si sarebbero inevitabilmente riaffermati nella loro natura. Come nacque allora il legame speciale tra uomo e cane?

 

Iniziativa opposta. Gli esperti sembrano oggi prevalere per l'ipotesi dell'auto-domesticazione. I primi uomini lasciavano pile di carcasse di ossa animali al limitare dei loro insediamenti: un bottino che doveva certo far gola ai lupi più audaci, capaci di avvicinarsi all'uomo senza timore.

 

il primo contatto. Questi esemplari, ben nutriti, vissero più a lungo e generarono più cuccioli. Di generazione in generazione, il coraggio divenne un tratto evolutivo di successo, che spinse alcuni lupi ad arrivare a mangiare dalla mano dell'uomo. Fu a quel punto che iniziammo una fase più attiva della domesticazione: i lupi più conosciuti vennero integrati negli insediamenti umani e usati come guardiani, compagni di caccia, pastori.

 

Fedele compagno e supporto fin dall'antichità: un cane accompagna una carovana su una via del sale, in Tibet. | Kazuyoshi Nomachi/Corbis

 

Ossa che parlano. Uno studio dell'Università di Aberdeen (Scozia) condotto in collaborazione con musei, università e collezioni private di tutto il mondo ha permesso di comparare centinaia di antichi scheletri di lupi e cani, rivelando nelle ossa canine alcuni indizi della avvenuta domesticazione. Per esempio, l'appiattimento delle punte delle vertebre dorsali dei cani, che suggerisce che gli animali portassero carichi sul loro dorso. O ancora, la mancanza di coppie di molari nella mascella inferiore, forse legata all'uso di briglie con cani-lupo con compiti di traino.

 

Chi trova un amico... Questa forma di aiuto risultò cruciale per la sopravvivenza dei nostri antenati. E il legame con i cani non fece che rafforzarsi ulteriormente. Uno studio giapponese pubblicato proprio in questi giorni su Science rivela l'arma definitiva che i cani utilizzarono per fare breccia nei cuori umani: l'ossitocina.

 

Eterna amicizia: scheletri umano e canino ritrovati in una casa di 12 mila anni fa, in Israele. | The Upper Galilee Museum of Prehistory

 

Uno sguardo che parla. Secondo Takefumi Kikusui, etologo dell'Università di Azabu a Sagamihara, Giappone, i cani sarebbero riusciti a fare proprio un meccanismo tipico del legame tra madri e figli: quello per cui, fissandosi negli occhi, si stimola la reciproca produzione di ossitocina, un ormone che rafforza la reciproca fiducia ed empatia e aiuta a capirsi anche in assenza di una comunicazione verbale. Questa capacità avrebbe aiutato i cani a legare con gli esseri umani, e sarebbe uno dei motivi che ci spinge a definirli ancora oggi parte integrante della famiglia.

 

E la storia della domesticazione dei cani, concludono gli scienziati, rivela molto più della semplice origine di questi animali: narra il quadro più complesso dell'origine della civiltà umana e dell'intelligenza sociale.

 

20 Aprile 2015 | Elisabetta Intini