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Come eravamo: il parco degli alligatori

Dagli archivi della Los Angeles Public Library (ripresi dal sito di Mashable) una gallery che racconta di un approccio con il mondo animale oggi superato.

Talmente surreali da sembrare finte: queste foto sembrano tratte da un libro dei ricordi di un remoto passato storico. In effetti, ne è passata di acqua sotto i ponti - e non solamente in termini di consapevolezza dei diritti animali - dall'apertura della California Alligator Farm, una sorta di parco a tema per amanti di coccodrilli e alligatori inaugurato a Lincoln Height, un quartiere dell'EastSide di Los Angeles, nel 1907.

Nato da un'idea di Francis Earnest e "Alligator" Joe Campbell, il parco ospitava oltre mille esemplari di rettili importati e fatti riprodurre all'interno della struttura: oltre ad alligatori e coccodrilli tipici del territorio americano, anche specie esotiche - come il coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus), un grosso rettile africano - tartarughe, iguane e serpenti.

Si andava dai rettili appena nati, agli esemplari più vecchi e longevi: la brochure del parco vantava ospiti di 500 anni di vita. Oggi sappiamo che un alligatore americano vive in media 50 anni.

L'ingresso al parco veniva vissuto con la stessa naturalezza con cui oggi entreremmo a Disneyland. Pagando un biglietto da 25 centesimi di dollaro, i visitatori potevano interagire con i rettili in vario modo: era consentito entrare in acqua con i più mansueti, prendere in braccio i più piccoli, guardarli al momento del pranzo o mentre venivano fatti scendere da una sorta di scivolo. Ci si spingeva a consumare picnic a pochi passi dagli (ammaestrati) ospiti, o a farli giocare con i bambini.

Gli animali non erano del tutto liberi, ma potevano spostarsi nel parco con un maggiore grado di libertà rispetto a quello che avrebbero in uno zoo odierno.

Questa possibilità comportava un certo grado di dispersione dei rettili. Un periodo di forti piogge o un'alluvione potevano ingrossare i fiumi e trascinare gli alligatori fuori dalla struttura, fino alle proprietà vicine, come il Lincoln Park Lake. I rettili potevano scivolare in qualche canale locale, e ritrovarsi nel lago di un parco o nella piscina sul retro delle case vicine.

Il parco era anche meta dei ritrovi di giovani universitari e membri di confraternite, che talvolta decidevano, come "prova di iniziazione", di sottrarre al parco uno dei suoi ospiti. Poteva dunque accadere che un alligatore sparisse dalla struttura, il cui livello di sorveglianza non era poi così stringente.

I vocalizzi notturni degli alligatori, insieme a qualche incursione indesiderata, provocarono le lamentele dei vicini. Nel 1953, il parco fu spostato a Buena Park, una cittadina dell'Orange County, sempre in California.

Alcuni alligatori del parco diventarono talmente abituati alla presenza umana, da venire ingaggiati come comparse in numerosi film hollywoodiani.

Nel momento di massima popolarità, l'attrazione riceveva circa 130 mila turisti all'anno. Negli anni '50, il flusso di visitatori cominciò a calare, fino ad arrivare meno di 50 mila visitatori all'anno.

Il parco chiuse i battenti nel 1984, e i rettili vennero ceduti a privati.

Oggi vorremmo vedere i rettili aggirarsi liberi nel loro habitat naturale, e queste foto d'altri tempi fanno quasi sorridere, per le scene insolite che testimoniano. Ma vanno forse osservate con l'approccio che riserveremmo a un curioso cimelio storico.

Talmente surreali da sembrare finte: queste foto sembrano tratte da un libro dei ricordi di un remoto passato storico. In effetti, ne è passata di acqua sotto i ponti - e non solamente in termini di consapevolezza dei diritti animali - dall'apertura della California Alligator Farm, una sorta di parco a tema per amanti di coccodrilli e alligatori inaugurato a Lincoln Height, un quartiere dell'EastSide di Los Angeles, nel 1907.