Animali

Il calamaro giurassico che cacciava con le ventose

L'eccezionale ricostruzione 3D dell'anatomia di un calamaro preistorico dimostra come andava a caccia.

Se dovessimo eleggere l'animale con il nome più affascinante del mondo, punteremmo su Vampyroteuthis infernalis, letteralmente il "calamaro vampiro che viene dall'inferno", un mollusco abissale del quale noi umani sappiamo relativamente poco vista la difficoltà a osservarlo nel suo ambiente naturale.

Il calamaro vampiro è l'unico rappresentante non estinto del suo ordine, Vampyromorphida, che durante la Preistoria era decisamente più numeroso e diversificato. Lo dimostra il fossile di un suo antenato, Vampyronassa rhodanica, scoperto negli anni Ottanta ma solo di recente analizzato nel dettaglio grazie a tecniche di ricostruzione 3D che quarant'anni fa ancora non esistevano. Lo studio sulla sua anatomia è stato pubblicato su Scientific Reports.

Fossili in 3D. Il fossile protagonista dello studio è stato rinvenuto nel sudest della Francia, nel Lagerstätte (una formazione particolarmente ricca di fossili) di La Voulte-sur-Rhône. Il sito risale a circa 165 milioni di anni fa, in pieno Giurassico, ed è particolarmente importante non solo perché contiene una grande quantità di fossili di creature marine preistoriche, ma soprattutto per come le conserva. Normalmente, infatti, quando un animale si fossilizza la prima cosa che perde sono i tessuti molli, che si decompongono e non lasciano traccia nella roccia.

A La Voulte-sur-Rhône, invece, le particolari condizioni dell'area hanno permesso ai tessuti molli di venire immediatamente sostituiti da minerali ricchi di ferro, e quindi di conservarsi (quantomeno nella forma). Non solo: normalmente calamari e altri molluschi rimangono appiattiti nel processo di fossilizzazione, mentre il nuovo fossile ha mantenuto la sua forma tridimensionale – una rarità assoluta.

In mezzo al mar… Questo ha permesso di ricostruire l'aspetto e la fisiologia di Vampyronassa in grande dettaglio, grazie anche all'uso di raggi X per studiare la struttura intera dell'animale (altrimenti "coperta" dal tessuto molle fossilizzato). In questo modo, il team della Sorbona che ha condotto lo studio ha potuto stabilire che l'animale era un predatore abissale: i suoi otto tentacoli erano coperti di ventose, e due di questi in particolare erano più lunghi e grossi, e venivano probabilmente usati per immobilizzare le prede nella colonna d'acqua – fondamentale per un animale che andava a caccia in alto mare, in mezzo al nulla, e doveva quindi affidarsi esclusivamente ai suoi muscoli per non farsi sfuggire il cibo.

10 luglio 2022 Gabriele Ferrari
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