Animali

L'agguato del calamaro gigante alla finta medusa

Una serie di esche ha permesso di filmare, per la prima volta nel suo habitat naturale, il calamaro gigante, che ha una tecnica di caccia inaspettata.

Il calamaro gigante (gen. Architeuthis) è una vera superstar della zona mesopelagica (o crepuscolare) degli oceani, la fascia compresa tra i 200 e i 1.000 metri di profondità dal livello del mare. Il cefalopode, le cui leggendarie dimensioni - arriva a 13 metri di lunghezza, tentacoli inclusi - hanno ispirato il mito del kraken, è tanto famoso quanto difficile da filmare nel suo habitat naturale. I suoi occhi grandi come una testa d'uomo sono sensibili infatti anche alle minime quantità di luce e riescono a notare i veicoli operati da remoto e i sommergibili anche a grandi distanze. È praticamente impossibile cogliere queste creature di sorpresa.

la finta medusa. Un team di scienziati della Ocean Research & Conservation Association (USA) ha sviluppato allora un approccio diverso: una serie di telecamere non intrusive, che illuminano il campo visivo con una luce rossa (una lunghezza d'onda che non disturba il calamaro gigante), e sono abbinate a esche bioluminescenti. Una di queste è una finta medusa, soprannominata E-jelly, che imita i bagliori emessi dalla medusa Atolla wyvillei in situazioni di stress. Si pensa che i calamari siano fortemente attratti da questo tipo di luci, non perché mangino le meduse, ma perché interessati ai predatori che in quel momento le attaccano.

Trappole efficaci. Questo setup più volte aggiornato con esche diverse nel corso degli anni, ha permesso di filmare in varie circostanze la caccia del calamaro gigante a profondità comprese tra i 557 e i 950 metri nel Golfo del Messico e ad Exuma Sound, vicino alle Bahamas. Nel mirino delle telecamere sono finite diverse specie di calamari, come il Promachoteuthis sloani (che ha un mantello, cioè la parte di corpo sopra testa e tentacoli, lungo un metro), un Pholidoteuthis adami (0,5 metri, esclusi i tentacoli) e finalmente, nel 2019, l'Architeuthis dux: il calamaro gigante, in questo caso lungo 6 metri inclusi i tentacoli.

Nel video qui sotto, un montaggio dei vari filmati del team realizzato da ScienceAlert, potete vedere i calamari alle prese con diversi tipi di esca: l'incontro tra il calamaro gigante e la falsa medusa inizia al minuto 0:38 (il testo prosegue sotto al video).

Cacciatori all'inseguimento. L'aspetto più interessante della ricerca, sintetizzata sulla rivista Deep Sea Research Part I: Oceanographic Research Papers, riguarda il modo di cacciare di queste creature, che sembrano seguire tutte stimoli visivi e non olfattivi (tendevano infatti a ignorare le esche profumate disposte in bella vista). Il calamaro gigante si è aggirato attorno alla finta medusa per sei minuti, prima di attaccare: la stava insomma studiando da vicino, un comportamento che contraddice l'ipotesi che questi animali caccino aspettando immobili le prede e tendendo loro delle imboscate. Piuttosto, le inseguono attivamente, affidandosi a segnali visivi che captano grazie agli enormi occhi. 

22 maggio 2021 Elisabetta Intini
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