Ambiente

Squali onnivori e conigli carnivori: la verità sulle abitudini alimentari degli animali

Soprattutto quando mangiano, gli altri abitanti della Terra amano infrangere le regole. O forse è il modo in cui li etichettiamo a essere troppo rigido. Con conseguenze inaspettate, su cui vale la pena riflettere.

Qualche mese fa è diventata virale la notizia di una specie di squalo capace di sopravvivere e mettere su peso con una dieta quasi esclusivamente vegetariana. Da tempo si sapeva che lo squalo martello dal berretto (Sphyrna tiburo) ingerisce grandi quantità di posidonia, ma si pensava si trattasse per lo più di uno spuntino accidentale, raccolto vicino a riva durante la caccia a piccoli crostacei. Invece la pianta acquatica non solo gli piace, ma lo nutre e lo fa crescere.

Lo squalo onnivoro potrebbe essere in ottima compagnia. Chi dice che non esistano altri animali che interagiscono con il loro ecosistema in modi che non ci aspettiamo? La questione affrontata in un articolo su The Conversation, ci ricorda che gli ambienti naturali andrebbero protetti non solo per i motivi ormai noti, ma anche per le ragioni che ancora non conosciamo.

i vizi degli ippopotami. Consideriamo, appunto, le definizioni di "carnivoro" ed "erbivoro" usate per descrivere le abitudini alimentari animali. Esse si trovano alle estremità opposte di una scala, di cui però sembriamo aver dimenticato i gradini intermedi. Eppure in ambito ecologico esistono diverse posizioni ibride.

Se lo squalo onnivoro vi ha fatto impressione, cosa pensereste di animali convenzionalmente vegetariani, che si danno alla carne? Un colosso che si pensa rigorosamente erbivoro - l'ippopotamo - è stato osservato consumare le carcasse di altri animali, inclusi i suoi simili. Lo si è visto abbastanza volte da temere che questo comportamento possa contribuire alla diffusione di malattie tra le popolazioni di questo mammifero, come l'antrace.

Va bene l'adattabilità, ma non proprio tutto è commestibile: un pappagallo chea (Nestor notabilis). © Shutterstock

Di bocca buona. Anche i conigli, in alcune condizioni, non disdegnano un po' di proteine animali. Quelli di uno zoo hanno consumato il pollo e i topi offerti agli uccelli che abitavano nella loro stessa gabbia. E l'elenco potrebbe continuare.

Negli anni '80, pecore e cervi sono stati visti addentare le zampe e le teste di alcuni pulcini. Qualche mese fa, il filmato di una pecora che mangiava le uova da un nido di chiurlo ha fatto scalpore, nel Regno Unito.

Di gusti affini il chea (Nestor notabilis), un pappagallo della Nuova Zelanda che ama spiluccare pezzi di carne e sangue dagli animali da allevamento, sul dorso dei quali se ne sta appollaiato. Un killer spietato? No. Piuttosto, un abile opportunista che ha ampliato i propri gusti per sopravvivere.

Nessuna etichetta. Questi esempi fanno pensare che a guidare le preferenze alimentari nel mondo animale non siano soltanto le caratteristiche dell'apparato digerente, ma anche la necessità e l'opportunità di approvvigionamento. Conigli e pecore non hanno caratteristiche anatomiche adatte alla cattura di prede, ma ciò non esclude che possano ricavare energia da tessuti animali, se ne hanno l'occasione. Si tratta di ottenere il massimo dalle risorse offerte dall'ambiente. Se ciò significa adottare un approccio semi-vegetariano, o carnivoro con eccezioni, o qualunque sfumatura vi sia nel mezzo, ben venga.

6 ottobre 2018 Elisabetta Intini
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