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I cuccioli di otaria riconoscono la voce della madre

Si trovano e riconoscono in mezzo a centinaia di esemplari grazie ai che riescono a distinguere anche a 64 metri di distanza.

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Due cuccioli di otaria. | Patricio Robles Gil/Nature Picture Library/contrasto

Trovare i figli in mezzo a una folla non è impresa semplice. Nemmeno per le otarie, che allevano i propri cuccioli sulla spiaggia e, durante i quattro mesi di allattamento, spesso vanno alla ricerca di cibo in acqua, allontanandosi dai piccoli. Al ritorno, madre e figli usano soprattutto la "voce" per ritrovarsi in mezzo alle diverse centinaia di foche sulla battigia. A dare man forte al riconoscimento sonoro, una volta vicini, giunge poi l'olfatto.

 

Lo ha dimostrato un gruppo francese guidato da Thierry Aubin dell'Università di Paris-Sud, in uno studio pubblicato su Plos One.

 

Per analizzare le componenti vocali, i ricercatori hanno svolto gli esperimenti nell'arcipelago delle Kerguelen nell'Oceano Indiano, facendo ascoltare a 30 cuccioli di otaria orsina antartica (Arctocephalus gazella) segnali audio sintetici che "mimano" il richiamo materno, riprodotti a distanze diverse. Osservando i piccoli, gli scienziati si sono accorti che il riconoscimento della madre da parte del cucciolo è articolato.

 

Sono infatti due le variabili utilizzate a lunga e media distanza: l'ampiezza del suono e la modulazione della frequenza del vocalizzo, che diventano affidabili rispettivamente a 64 e 8 metri di distanza. Man mano che gli animali sono più vicini, intervengono poi le altre caratteristiche tipiche del timbro vocale.

 

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3 settembre 2015 | ADNKronos