Animali

L’animale più grande di tutti i tempi è il Perucetus colossus: un enorme cetaceo

Individuati in Perù i fossili del Perucetus colossus l'animale più grande e pesante vissuto finora: un mega cetaceo dal peso record di 340 tonnellate.

Qual è l'animale più grande e pesante mai esistito sulla Terra? Dopo anni di ricerche nel deserto di Ica, lungo la costa meridionale del Perù, è arrivata la risposta. Non la balenottera azzurra, che batte oggi il record dei pesi massimi fra le specie viventi. Nemmeno l'Argentinosaurus, che fu il più prestante di tutti i dinosauri. Il campione è il Perucetus colossus, un cetaceo vissuto circa 40 milioni di anni fa che pesava il doppio della balenottera e quattro volte il super dinosauro (e quanto un Boeing 747 al decollo!).

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Cetaceo arcaico. Era lungo più di 20 metri per 340 tonnellate, come hanno stabilito ricercatori dell'Università di Pisa, della Bicocca di Milano e dell'Università di Camerino, in collaborazione con quella di Lima, sulla base del ritrovamento di tredici vertebre, quattro costole e parte del bacino. Quest'ultimo indica che Perucetus era ancora provvisto di piccole zampe posteriori, una condizione riscontrata anche negli altri Basilosauridi, il gruppo di cetacei arcaici a cui è stata associata questa nuova specie.

Palombaro gigante. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature sottolineando che si basa su modelli ben collaudati in paleontologia e su un calcolo matematico rigoroso. Quindi un tale colosso nuotava nel mare che milioni di anni fa prendeva il posto dell'attuale deserto di Ica. La vertebra più leggera del Perucetus venuta alla luce pesa oltre 100 chilogrammi, l'animale, infatti, aveva una incredibile densità ossea. «Questa serviva da zavorra per permettergli di essere stabile in prossimità della acque agitate della linea di costa, dove crediamo si nutrisse, raggiungendo il fondale, delle carcasse di altri grandi vertebrati morti, un po' come si vede fare da certi squali», spiega Giovanni Bianucci, paleontologo dell'Università di Pisa e coordinatore dello studio.

Quando è vissuto? La datazione dei resti fossili è stata curata dalle ricercatrici Elisa Malinverno e Giulia Bosio, dell'Università Milano-Bicocca. «Sulla base dei microfossili di specie planctoniche e della datazione di cenere vulcanica trovata nelle vicinanze del reperto», riferiscono le geologhe, «abbiamo stimato che il Perucetus colossus potesse essere vissuto tra i 39.8 e 37.84 milioni di anni fa. Viveva quindi nell'Eocene, quando gli antenati dei cetacei attuali abbandonarono la vita terrestre in favore dell'ambiente marino».

La conversione. Prima si avventurarono al largo sotto forma di mammiferi anfibi della grandezza di canidi, con il muso allungato e le zampe palmate. Poi aumentarono di dimensione mentre assumevano forme sempre più idrodinamiche.

Le nuova scoperta porta a implicazioni importanti per la storia dell'evoluzione.

Evoluzione a due fasi. «L'enorme massa corporea di Perucetus», aggiunge Bianucci, «indica che i cetacei sono stati protagonisti di fenomeni di gigantismo in almeno due fasi: in tempi relativamente recenti, con l'evoluzione dei misticeti, cioè le grandi balene e balenottere provviste di fanoni, per filtrare il plancton. E molto prima, circa 40 milioni di anni fa, con la radiazione dei Basilosauridi, cetacei provvisti di denti per ghermire prede e carcasse, di cui Perucetus è il rappresentante più straordinario». I denti per ghermire sono oggi ancora presenti nei cetacei odontoceti, e cioè delfini, orche e capodogli.

Un deserto di meraviglie. La ricostruzione dell'antico ambiente in cui è stato trovato il Perucetus colossus è stata affidata a Claudio Di Celma e Pietro Paolo Pierantoni, dell'Università di Camerino, che hanno analizzato le rocce sedimentarie che lo circondavano. «Dove oggi c'è un deserto che si estende per centinaia di chilometri lungo la costa del Perù meridionale», spiega Di Celma «in passato esisteva un ampio bacino marino, il Bacino di Pisco, caratterizzato da abbondanza di nutrienti e grande biodiversità».

Pionieri del mare. Il deserto di Ica è lo scenario di molte importanti scoperte sull'evoluzione dei cetacei, messe a segno negli anni dagli esperti dell'Università di Pisa: dalla prima specie ad aver raggiunto, ancora quadrupede, l'Oceano Pacifico davanti al Sudamerica, dalla zona di provenienza al più antico antenato delle attuali balene, fino a un altro gigante, antenato del capodoglio. Ecco le principali caratteristiche degli animali che popolavano il Bacino di Pisco.

Il viaggiatore. Il suo nome, Peregocetus pacificus, significa "il cetaceo viaggiatore che ha raggiunto il Pacifico". È stato ritrovato nei sedimenti che risalgono a oltre 42 milioni di anni fa, rivelandosi fondamentale per ricostruire la rotta seguita dagli antenati di balene e delfini nel lungo viaggio a cominciare da 50 milioni di anni fa li portò dal loro centro di origine, fra India e Pakistan, a colonizzare tutti gli oceani. La presenza di piccoli zoccoli sulle dita, insieme alla forma del bacino e degli arti, suggerisce che fosse ancora in grado di camminare sulla terraferma, mentre le lunghe dita, probabilmente palmate, e le caratteristiche della coda, indicano che era anche un buon nuotatore. Si tratterebbe, quindi, di uno stadio intermedio fra le balene di oggi (non più in grado di muoversi fuori dall'acqua) e i loro antenati terrestri a quattro zampe, dal modo di vita simile alla lontre.

La mini balena. Si chiama Mystacodon selenensis, una balena molto diversa da quelle di oggi. Conserva caratteri primitivi, come la presenza delle zampe posteriori, anche se estremamente ridotte, denti robusti (invece dei fanoni) che le sono valsi il nome "Mystacodon", che sta a significare "misticeto con i denti".

Era molto più piccolo delle balene di oggi: solo 4 metri. Dallo studio del suo scheletro, vecchio 36 milioni di anni, si è arrivati alla conclusione che si nutrisse aspirando piccole prede dai fondali sabbiosi. Questo tipo di alimentazione è provato dalla particolare usura dei denti dovuta alla continua ingestione di sabbia durante la cattura delle prede. Questa abitudine di "aspirare" sarebbe all'origine del successivo sviluppo dei fanoni nei cetacei misticeti.

Il Leviatano. È emerso da strati rocciosi di 12-13 milioni di anni fa come parente dell'attuale copodoglio. Gli è stato dato il nome Leviathan melvillei, ispirandosi al Leviatano biblico e dedicandolo al celebre autore di Moby Dick. Leviathan condivide con il capodoglio le dimensioni (da 14 a 18 metri) ma non la dieta: non si nutriva infatti di polpi e calamari da scovare negli abissi, ma di balene, che attaccava con i suoi forti denti.

4 dicembre 2023 Franco Capone
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