Animali

Anche le scimmie sanno leggere

Un'incredibile scoperta: i babbuini sono in grado di distinguere se una sequenza di lettere è una parola… o un insieme di lettere senza senso. È il primo passo verso la lettura.

Forse non accadrà che mille scimpanzé che pestano su mille macchine da scrivere possano produrre “La Divina Commedia”, ma un passo avanti è stato fatto dai loro cugini babbuini; per adesso sono in grado di distinguere le lettere sullo schermo di un computer, ma chissà se in futuro...
In un esperimento apparso sulla rivista Science un gruppo di ricercatori francesi ha messo alcuni babbuini di fronte a uno schermo di computer con sequenze di lettere (vedi il video a fondo pagina). Le sequenze stesse potevano avere un significato (erano parole vere e proprie) o esserne prive: erano combinazioni casuali di lettere inglesi.

Tutti a scuola
Dopo un periodo di addestramento in cui è stato loro insegnato a distinguere tra parole e “nonparole”, sono state presentate loro varie combinazioni di questi elementi. Risultato? Gli animali hanno saputo distinguere le parole vere da quelle false con un'accuratezza del 75%; è il cosiddetto “elaborazione ortografica” delle parole.
Non solo, e molto più importante, altre analisi hanno scoperto che la distinzione tra parole e non parole non avveniva perché i babbuini si ricordavano delle singole combinazioni di lettere, ma perché capivano le proprietà dei gruppi. Riuscivano cioè ad arrivare a quello che si chiama “apprendimento statistico”; avevano capito quali erano le caratteristiche delle combinazioni di lettere che componevano le parole ed erano in grado di estenderle ad altre parole nuove. Avevano, per così dire, appreso una regola di lettura e la applicavano ad altre strutture sconosciute.

Perché è importante questo studio?
Secondo i ricercatori non significa che i babbuini siano veramente in grado di leggere, ma solo che uno dei primi passi del linguaggio, cioè il riconoscimento di una sequenza di lettere, è presente nel cervello dei nostri parenti prossimi. Si riteneva finora che il linguaggio fosse un processo complesso e composto di vari passaggi; ma che ognuno di questi passaggi fosse proprio solo della nostra specie. La scoperta che abbiamo in comune uno di questi passaggi con le scimmie potrebbe portare a scoprire altri aspetti della nascita di questa proprietà.

Il video dell'esperimento
Nel filmato qui sotto si vede come è stato realizzato l’esperimento: in un piccolo box era posizionato uno schermo touch dove comparivano le parole e non parole. I babbuni, toccando su una croce, segnalavano che la parola sul monitor era una serie di lettere senza senso; toccando sul pallino segnalavano invece che stavano “leggendo” una parola (per esempio kite, in inglese aquilone).

Tutti a scuola
Dopo un periodo di addestramento in cui è stato loro insegnato a distinguere tra parole e “nonparole”, sono state presentate loro varie combinazioni di questi elementi. Risultato? Gli animali hanno saputo distinguere le parole vere da quelle false con un'accuratezza del 75%; è il cosiddetto “elaborazione ortografica” delle parole.
Non solo, e molto più importante, altre analisi hanno scoperto che la distinzione tra parole e non parole non avveniva perché i babbuini si ricordavano delle singole combinazioni di lettere, ma perché capivano le proprietà dei gruppi. Riuscivano cioè ad arrivare a quello che si chiama “apprendimento statistico”; avevano capito quali erano le caratteristiche delle combinazioni di lettere che componevano le parole ed erano in grado di estenderle ad altre parole nuove. Avevano, per così dire, appreso una regola di lettura e la applicavano ad altre strutture sconosciute.

Perché è importante questo studio?
Secondo i ricercatori non significa che i babbuini siano veramente in grado di leggere, ma solo che uno dei primi passi del linguaggio, cioè il riconoscimento di una sequenza di lettere, è presente nel cervello dei nostri parenti prossimi. Si riteneva finora che il linguaggio fosse un processo complesso e composto di vari passaggi; ma che ognuno di questi passaggi fosse proprio solo della nostra specie. La scoperta che abbiamo in comune uno di questi passaggi con le scimmie potrebbe portare a scoprire altri aspetti della nascita di questa proprietà.

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12 aprile 2012 Marco Ferrari
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