Anche le scimmie "parlano" in dialetto

Il cercopiteco di Campell utilizza uno dei linguaggi più complessi dopo quello umano. Uno studio condotto in Africa occidentale ha dimostrato che questi primati si esprimono in maniera diversa in base alla loro posizione geografica. Proprio come nei dialetti.

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Cercopiteco di Campbell (Cercopithecus campbelli). | Michele Westmorland/Nature Picture Library/contrasto

Il sistema comunicativo dei cercopitechi di Campell (Cercopithecus Campbelli) è oggetto di studi da decenni, perché è uno dei più complessi dopo quello umano. Già nel 2009 alcuni primatologi dell'Università di Rennes avevano studiato i cercopitechi del parco nazionale Taï, in Costa d'Avorio. Erano riusciti a decifrare la sintassi di base del loro linguaggio e alcuni suoni ricorrenti.

 

Gli studiosi avevano scoperto che questi suoni, nello specifico boom, krak e hok, hanno significati relativamente precisi e che le scimmie sono addirittura in grado di utilizzare un suffisso (-oo) per attenuare l'intensità della "parola". Per esempio, nel segnale di allarme krak, il suffisso -oo indicava un pericolo di minore entità (qui l'articolo completo dal nostro archivio).

 

I dialetti delle scimmie. Il linguista francese Philippe Schlenker ha pubblicato a novembre una nuova ricerca su Springer Science, in cui sostiene che la geografia influenza il modo in cui le scimmie comunicano, proprio come nel caso dei nostri dialetti. Sulla base dei dati raccolti dai colleghi nel 2009, Schlenker e il suo team hanno analizzato e messo a confronto alcune registrazioni effettuate nel parco Taï con quelle dell'isola Tiwai, in Sierra Leone. Con grande sorpresa si sono accorti che le scimmie utilizzavano gli stessi segnali vocali per veicolare significati diversi.

 

Leopardo o aquila? In particolare, nel parco Taï il suono krak può essere tradotto come «allarme leopardo» e il suono hok come «allarme aquila». Krak-oo invece indica un pericolo minore proveniente dal suolo, mentre hok-oo dal cielo. Ciò che ha sorpreso il team è che sull'isola Tiwai, dove i leopardi non esistono, il suono krak viene comunque usato, ma in questo caso serve a indicare un pericolo più generico e a volte la presenza di un'aquila. Il che metterebbe a dura prova la sopravvivenza di un cercopiteco del parco di Taï che si trovi "in visita" sull'isola Tiwai.

 

Svelato l'arcano. Schlenker ha applicato le regole di linguistica umana per dimostrare che anche le scimmie utilizzano il linguaggio a seconda del loro contesto, scegliendo termini specifici laddove necessari. Sull'isola Tiwai i leopardi non esistono, e nemmeno seri pericoli che potrebbero arrivare da terra. Perciò ai cercopitechi dell'isola non serve un suono specifico per indicare la presenza di un leopardo, per questo krak designa un pericolo generale.

 

La linguistica al servizio della zoologia. Il lavoro di Schlenker è ancora agli albori e manca di una solida base di esperimenti che provino quanto ipotizzato, ma si tratta di uno dei primi tentativi di applicare le teorie di linguistica umana al linguaggio degli animali. Lo zoologo Kershenbaum ha apprezzato il nuovo approccio, dichiarando a Scientific American che «troppo spesso si decide a priori che non possiamo applicare gli strumenti di linguistica alla comunicazione animale. Questo studio», prosegue Kershenbaum, «getta una nuova luce sullo studio dei segnali animali».

 

29 dicembre 2014 | Sara Zapponi