Animali

L'allergia ai gatti? Forse ce la spiega questo animale

Il loris lento, l'unico primate velenoso del mondo, potrebbe essere la chiave per capire l'allergia ai gatti che colpisce così tanti umani

Perché alcuni esseri umani soffrono di allergia ai gatti? Con reazioni anche potentissime di fronte a un piccolo, tenero micio? Stando a una ricerca australiana, l'allergia felina non è uno sfortunato caso, ma il risultato di una precisa strategia difensiva; in altre parole, i gatti si sono evoluti per tenerci alla larga, e in alcuni casi ci sono riusciti. Come facciamo a saperlo? La risposta sta probabilmente sotto le ascelle di uno dei primati più strani del pianeta, il loris lento, l'unico rappresentante velenoso del suo intero ordine.

Cosa c'entra il loris? Il loris lento è universalmente considerato un animale adorabile, ma ha anche un arsenale nascosto che gli permette di difendersi dai predatori.

Oltre ad avere denti particolarmente affilati, infatti, questo primate ha sotto le ascelle due ghiandole che secernono una sostanza velenosa: se si sente minacciato, il loris lecca la ghiandola e si copre così i denti di tossine. Un morso avvelenato genera una ferita che non si rimargina e si infetta molto rapidamente, tanto che può provocare reazioni devastanti (fino allo shock anafilattico) anche nell'uomo. Cosa c'entra tutto questo con i gatti, però?

La colpa è della proteina. Le tossine secrete dalle ghiandole del loris vengono studiate da anni, e sappiamo ormai quasi tutto della loro composizione. Gli autori della ricerca hanno quindi lavorato per identificare uno dei pochi gruppi di proteine ancora non ben identificate e hanno scoperto che in realtà le conoscevamo già: sono sostanzialmente identiche a quelle che vengono prodotte dai gatti e che gli stessi felini si spalmano addosso quando si lavano.

Se nel loris hanno una funzione difensiva, dunque, perché non dovrebbe essere lo stesso per i gatti, soprattutto se pensiamo che la media di esseri umani allergici ai felini va da 1 su 10 a 1 su 4 a seconda delle aree del mondo? Secondo uno dei ricercatori, «sarebbe più strano se scoprissimo che è tutta una coincidenza».

19 febbraio 2020 Gabriele Ferrari
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