Alla ricerca del calamarone gigante

Di lui si sa pochissimo, ma dopo anni e anni di ricerche è stato catturato almeno da un obiettivo. Il latitante non è un pericoloso boss della mafia… ma un calamaro gigante, di cui fino a oggi si erano trovate solo carcasse morte. Ora due scienziati giapponesi del National Science Museum di Tokyo, Tsunemi Kubodera e Kyoichi Mori, pubblicano le foto di un esemplare di 8 metri di Architeuthis rex, immortalato mentre nuotava a largo delle isole Ogasawara nel nord Pacifico. Clicca qui per vedere altre immagini del più grande invertebrato del mondo e conoscere quello che si è scoperto da questo incontro.

La caccia al calamaro gigante si è svolta a 900 metri di profondità. Per individuare la zona in cui questi animali vivono, è bastato seguire le orme dei capidogli (Physeter macrocephalus) che ne sono ghiotti. Metodo, questo, seguito in precedenza da altri scienziati americani e neozelandesi che tra il 1996 e il 1999 avevano dichiarato "guerra" al calamarone. Senza successo. I capidogli inoltre cacciano di giorno a 800-1000 metri di profondità, risalendo di notte a 400-500 metri. Messe insieme queste coordinate i biologi giapponesi hanno individuato il luogo in cui tendere la loro "trappola".

L'esca con cui il calamaro è stato attratto era del tutto particolare e studiata dagli scienziati in modo che vi fosse appesa, oltre a una grossa porzione di comune calamaro giapponese, anche una potente telecamera. Il 30 settembre 2004 un grande esemplare si è presentato all'appuntamento e sotto l'obiettivo della telecamera, a 900 metri di profondità, due lunghi tentacoli si sono chiusi a palla attorno all'esca. L'azione ha ricordato la modalità di presa del pitone che si chiude a spirale attorno alla sua preda per poi stritolarla.

La cosa che ha impressionato di più Kubodera e Kyoichi è stata l'aggressività dell'Architeuthis, che si è dimostrato predatore più attivo di quanto si credesse. Le armi micidiali di questo abitante degli abissi sono i due lunghi tentacoli - sovradimensionati rispetto agli altri 8 - con cui afferra la preda.
Questi tentacoli rappresentano i due terzi della lunghezza degli esemplari finora misurati (trovati incastrati in reti da pesca o arrivati morti a riva). I più lungo di cui si abbia avuta notizia sono quelli di 12 metri appartenuti a un esemplare che ne misurava complessivamente 18.

Il calamaro, che ha attaccato orizzontalmente la sua preda, è stato sollevato trascinato dall'esca fino alla barca che trasportava il team di esperti. Dimenandosi e avvolgendo i propri tentacoli attorno al fondo della barca, un tentacolo è rimasto agli scienziati, mentre l'animale tornava negli abissi.
Questo "trofeo" permetterà ai ricercatori di mappare il codice genetico e sapere qualcosa di più della specie.

Se il primo pensiero che vi è venuto leggendo questa notizia, è la grigliata che si potrebbe preparare con calamari di questa stazza, resterete delusi. Secondo testimonianze su altri bestioni degli abissi rinvenuti casualmente, la loro carne sarebbe completamente insapore.

Di lui si sa pochissimo, ma dopo anni e anni di ricerche è stato catturato almeno da un obiettivo. Il latitante non è un pericoloso boss della mafia… ma un calamaro gigante, di cui fino a oggi si erano trovate solo carcasse morte. Ora due scienziati giapponesi del National Science Museum di Tokyo, Tsunemi Kubodera e Kyoichi Mori, pubblicano le foto di un esemplare di 8 metri di Architeuthis rex, immortalato mentre nuotava a largo delle isole Ogasawara nel nord Pacifico. Clicca qui per vedere altre immagini del più grande invertebrato del mondo e conoscere quello che si è scoperto da questo incontro.