Sicurezza alimentare: il virus che uccide i maiali

Il virus della peste suina africana ha già ucciso almeno 100 milioni di maiali, ed è a rischio un quarto della popolazione mondiale di suini. Purtroppo non c'è ancora alcun vaccino.

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Esposti a un virus contro il quale sembra non esserci rimedio. | REUTERS/Kacper Pempel

Circa un quarto della popolazione globale di maiali potrebbe morire a causa del virus della peste suina africana (african swine fever, della famiglia degli Asfarviridae): a lanciare l'allarme è la World Organization for Animal Health (un tempo Office International des Epizooties - OIE), organizzazione internazionale che coordina il controllo della diffusione di malattie animali.

 

Le catastrofiche previsioni sono dovute soprattutto alla rapida diffusione della malattia in Cina, dove viene allevata metà della popolazione mondiale di maiali e dove, dallo scoppio dell'epidemia nel 2018, sono stati persi almeno 100 milioni di capi (perché infettati dal virus o abbattuti nel tentativo di contenerne la diffusione).

 

Killer silenzioso. La peste suina africana è una febbre emorragica letale per maiali, cinghiali e suini selvatici, ma non c'è zoonosi, ossia non è una malattia trasmissibile all'uomo. I maiali da allevamento la contraggono attraverso il contatto con suini infetti (inizialmente da quelli selvatici), ingerendo avanzi di carni contaminate e non opportunamente isolate o in seguito al morso di zecche infette. La malattia è diffusa anche in altri Paesi dell'Asia, come Vietnam, Mongolia e Corea del Sud. L'ultima epidemia in Europa dell'Est è iniziata nel 2014, anche se l'infezione, che ha avuto origine in Sudafrica, si è affacciata per la prima volta nel nostro continente negli anni Sessanta.

 

Le conseguenze. Attualmente non esiste un vaccino e l'unica soluzione è abbattere i capi contaminati: ecco perché l'impatto economico nei Paesi in cui la malattia è diffusa - e non solo, nei moderni mercati globalizzati - è notevole. Come conseguenza dell'aumentata domanda di carne di maiale in Cina, i prezzi mondiali di questo alimento (e delle altre proteine animali richieste in sua sostituzione) hanno subito un'impennata. Secondo Mark Schipp, presidente dell'OIE, la crisi del settore starebbe recando anche preoccupazioni per le scorte mondiali di eparina, un farmaco anticoagulante che si ricava in genere dalla mucosa di intestino di maiale.

 

Vulnerabili. Al momento nessuno ha una soluzione per questo problema, che passata la fase acuta è forse destinato a rimanere endemico. Il virus ha una struttura complessa, con un doppio rivestimento e diversi modi di attaccare le cellule. Gli anticorpi indirizzati a singoli frammenti della sua protezione non sono sufficienti a tenerlo lontano. Un passo importante verso la messa a punto di un vaccino è stato l'annuncio, nelle scorse settimane, della scoperta della struttura 3D del patogeno, ma la strada è ancora lunga.

 

22 novembre 2019 | Elisabetta Intini