A un fotografo italiano il Fritz Pölking Prize 2015

L'italiano Bruno D'Amicis si è aggiudicato il prestigioso riconoscimento di fotografia naturalistica per il suo servizio sul fennec o "folletto del deserto", uno degli animali più schivi del Sahara.

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Il fotografo italiano Bruno D'Amicis e il suo servizio su una delle creature più elusive del deserto del Sahara, il fennec, si sono aggiudicati un importante riconoscimento di fotografia naturalistica: il Fritz Pölking Prize 2015, un premio conferito dalla Society of German Nature Photographers (GDT), un consorzio tedesco di fotografi naturalistici, ai progetti fotografici di maggior valore in questo settore.

Sfidando tempeste di sabbia e condizioni di lavoro spesso proibitive, Bruno D'Amicis ha documentato la vita di un animale difficile da fotografare in natura, perché timido e dalle abitudini notturne. Descrivendo un ritratto fedele e veritiero di una specie minacciata dai predatori e dalle condizioni socialmente e politicamente instabili di molti paesi nordafricani.

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Conosciuto per lo più per le grandi orecchie, che servono per localizzare fonti di cibo tra le due e disperdere calore, il fennec (Vulpes zerda) è la quintessenza della creatura abituata a sopravvivere nel deserto. Questa piccola volpe del Nordafrica, il più piccolo canide al mondo - pesa appena 1,5 kg - ha imparato a sopravvivere a lungo senz'acqua e a ricavare liquidi dalle sue prede, da bacche e da foglie carnose di vegetali. L'esemplare nella foto, immortalato da una camera trap, stava cercando scarabei, protetto dalle radici di un cespuglio. 20 stratagemmi animali per sopravvivere nel deserto

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Il fotografo italiano l'ha immortalato tra le dune del deserto tunisino, nel suo habitat preferito: sabbia abbastanza solida e compatta da poterci scavare una tana sotterranea, con vegetazione sparsa e lontana dalle aree più battute da turisti e carovane.

«In un ambiente così vasto - ci scrive - è stato difficilissimo localizzare l'area di lavoro e le tane di questa volpe, anche perché viene perseguitata dai chi ne cattura i cuccioli. Durante i tre anni che sono stati necessari per portare a termine questo lavoro ho dovuto fronteggiare tempeste di sabbia, liti con i bracconieri, interminabili beghe burocratiche e... persino una rivoluzione!».

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Due cuccioli di fennec di circa un mese, fotografati mentre giocano all'esterno della tana. I cuccioli di questo animale nascono attorno alla fine di marzo e sono abbastanza autonomi per giocare da soli già a maggio. In caso di pericolo, la madre li sposta subito in un nuovo rifugio, al riparo da sguardi indiscreti.

«Il fennec ha orecchie grandi e sensibili - racconta D'Amicis - per settimane ho dovuto giocare "a nascondino" con una femmina di fennec, per fotografarla insieme ai suoi piccoli senza che si accorgesse della mia presenza e del rumore della mia fotocamera».

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Il fennec è talmente schivo e restio al contatto con l'uomo da aver guadagnato il soprannome di "fantasma", o "folletto" delle dune. Questi canidi cacciano quasi esclusivamente di notte, quando escono dai lunghi tunnel per cercare roditori, insetti, lucertole, locuste, uova e altre piccole leccornie. Hanno un ottimo udito, e alle prime avvisaglie di pericolo scompaiono sottoterra (da qui il soprannome).

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La vita dei fennec è strettamente legata all'abbondanza di invertebrati: nella foto, uno scarafaggio incrocia il suo cammino con le orme lasciate dalla volpe.

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Le poche interazioni con l'uomo sono spesso traumatiche: nella foto, un fennec di 5 settimane, non ancora del tutto svezzato, nelle mani di uomo che l'ha letteralmente estratto da una tana sotterranea insieme ai suoi fratelli, scavando a mani nude. Tenterà di venderlo illegalmente ai turisti di passaggio in queste aree del deserto tunisino.

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Un fennec adulto, legato ed esibito in un souk tunisino. Abituato a vivere nel silenzio e nella solitudine del deserto, questo animale mostrava, al momento dello scatto, chiari segni di stress e aggressività. Purtroppo è morto a pochi giorni dalla realizzazione della foto.

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Sultan, un fennec adulto esibito - come "esca" per i turisti - all'esterno di un negozio di Douz, una cittadina del deserto tunisino. Nonostante l'animale sia stato catturato quando era ancora piccolo e mal sopporti le condizioni di cattività a cui è costretto, i proprietari del negozio si ostinano a definirlo "domestico".

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La coda di un fennec adulto è esibita all'interno di un'auto, come simbolo di "buona fortuna". Anche se questi animali, totalmente autosufficienti nel proprio habitat, raramente rappresentano una minaccia per gli animali domestici di chi vive nel deserto, sono talvolta considerati invadenti e pericolosi, e cacciati e uccisi per questo.

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Un fennec adulto tenuto prigioniero in un ovile in una cittadina della Tunisia meridionale.

Bruno D'Amicis, nato a Roma nel 1979, vive in Abruzzo. Ha già collezionato prestigiosi riconoscimenti in concorsi come World Press Photo, Wildlife Photographer of the Year e GDT European Wildlife Photographer of the Year. «L'Abruzzo - spiega - ricchissimo di biodiversità, è il vero "cuore selvaggio d'Italia" e offre molti spunti per il mio lavoro, insieme alla possibilità di lavorare con calma e di continuare a tornare negli stessi luoghi. Prossimamente ci sarà il lancio del mio prossimo libro sul lupo appenninico, frutto di un lungo progetto interamente svolto "dietro casa"».

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Al canadese Connor Stefanison (classe 1991) è andato invece il Fritz Pölking Junior Prize. Connor ha convinto la giuria con un servizio sulle capre delle nevi (Oreamnos americanus) il cui habitat alpino è seriamente minacciato dai cambiamenti climatici. Qui, il ritratto di una piccola famiglia: il maschio dominante in primo piano, la femmina e il piccolo sullo sfondo.

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Per realizzare il servizio, il 24enne canadese ha trascorso diversi giorni tra le montagne del Nord America, le cui rocce sono piene di minerali. Le capre le leccano per assicurarsi le giuste provviste di sale.

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Una battaglia territoriale tra il maschio dominante e un contendente.

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Il ritratto di una capra ottenuto a metà del giorno, in un momento in cui questi animali si riposano, rimanendo al riparo dal caldo e dalle mosche che li circondano.

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Poco prima che il Sole tramonti, una femmina dominante fa incetta delle ultime provviste di minerali leccando la roccia. Posizionandosi nella giusta angolazione, Connor ha catturato la luce solare mentre faceva capolino dal corpo dell'animale.

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Di notte, mentre il resto del gregge continua a nutrirsi, un maschio dominante ne approfitta per riposare, sotto le stelle.

Il fotografo italiano Bruno D'Amicis e il suo servizio su una delle creature più elusive del deserto del Sahara, il fennec, si sono aggiudicati un importante riconoscimento di fotografia naturalistica: il Fritz Pölking Prize 2015, un premio conferito dalla Society of German Nature Photographers (GDT), un consorzio tedesco di fotografi naturalistici, ai progetti fotografici di maggior valore in questo settore.

Sfidando tempeste di sabbia e condizioni di lavoro spesso proibitive, Bruno D'Amicis ha documentato la vita di un animale difficile da fotografare in natura, perché timido e dalle abitudini notturne. Descrivendo un ritratto fedele e veritiero di una specie minacciata dai predatori e dalle condizioni socialmente e politicamente instabili di molti paesi nordafricani.