Animali

Ecco come decollava Quetzalcoatlus, l'animale volante più grande del mondo

Quetzalcoatlus aveva ali così grandi che al decollo rischiava di sbatterle contro il suolo. Per questo (si scopre ora) prima saltava in alto e poi dispiegava le ali.

Come decollava lo pterosauro più grande al mondo? Facendo un salto verso l'alto, anche di 2 metri e mezzo, per poi battere le ali, che si estendevano fino a 12 metri in larghezza. È la conclusione a cui sono giunti alcuni esperti paleontologi che hanno analizzato i reperti fossili di Quetzalcoatlus – il più grande animale conosciuto che abbia mai volato in cielo – trovati nel Parco nazionale di Big Bend nel Texas occidentale (Stati Uniti). 

non dinosauri. Gli pterosauri non erano dinosauri, ma rettili volanti vissuti durante i periodi Triassico, Giurassico e Cretaceo, da 228 a 66 milioni di anni fa. Fino ad oggi non era stato chiarito bene come potessero prendere il volo. Quetzalcoatlus infatti, camminava su due zampe, ma poiché le ossa degli arti anteriori erano molto allungate, le sue ali finivano inevitabilmente per toccare il suolo al momento in cui si dava la spinta per spiccare il volo.

Pterosauri: scheletro di Quetzalcoatlus ricostruito in posizione
Pterosauri: scheletro di Quetzalcoatlus ricostruito in posizione "terricola". © Yinan Chen, via WikiMedia (P.D.)

Sei articoli pubblicati come monografia dalla Society of Vertebrate Paleontology forniscono ora un quadro più completo dei Quetzalcoatlus. «Gli pterosauri avevano enormi sterni, che è il punto in cui si attaccano i muscoli del volo, quindi non c'è dubbio che fossero fantastici volatori», ha detto l'autore dello studio, Kevin Padian dell'Università della California, a Berkeley. «Questo antico rettile volante è leggendario, ma fino ad oggi avevamo pochi dati scientifici per descriverlo al meglio. I risultati ottenuti dalla nostra ricerca sono rivoluzionari per lo studio degli pterosauri, i primi animali, dopo gli insetti, ad aver mai sviluppato il volo». 

Partenza e atterraggio. Poiché le zampe di Quetzalcoatlus erano più corte delle sue ali,  battere le ali per generare portanza e decollare non risultava così semplice. Ecco perché – ora ne siamo certi – usavano prima le loro forti zampe posteriori per saltare verso l'alto e poi, raggiunta un'altezza da terra pari alla larghezza dell'apertura alare, iniziavano a battere le ali. Aironi e garzette, per dire, fanno lo stesso, sebbene siano molto più piccoli dei Quetzalcoatlus.

In questa ricostruzione 3D, un esemplare dello pterosaurus Quetzalcoatlus nella fase di decollo: prima faceva un
In questa ricostruzione 3D, un esemplare dello pterosaurus Quetzalcoatlus nella fase di decollo: prima faceva un "saltello" (di oltre 2 metri!) verso l'alto, poi spiccava il volo battendo le ali. © Shutterstock

Per quanto riguarda l'atterraggio, si svolgeva più o meno come il decollo, con una successione dei movimenti contraria. «L'animale sbatteva le ali per fermarsi e rallentare la discesa, poi atterrava con le zampe posteriori facendo un piccolo salto», ha detto Padian. «Poi metteva giù le zampe anteriori per assumere una postura a quattro zampe, quindi si raddrizzava e se ne andava...». Camminando sulla terraferma, poteva muovere la testa e ruotare il collo con un angolo di 180 gradi, capacità che gli consentiva di vedere praticamente tutto quel che c'era attorno a lui. 

Venne scoperto nel 1971. Il genere Quetzalcoatlus è stato identificato per la prima volta dai fossili scoperti in Texas nel Big Bend National Park nel 1971 da Douglas Lawson, laureato in geologia presso l'Università del Texas ad Austin. Pochi anni dopo la prima specie scoperta nel genere Quetzalcoatlus fu chiamata Quetzalcoatlus northropi in un articolo di ricerca di Lawson. Ma a parte le prime descrizioni dei fossili di Lawson, sono state pubblicate pochissime ricerche scientifiche basate sullo studio diretto delle ossa. Questa lacuna aveva impedito finora di spiegare come un animale così massiccio riuscisse a sollevarsi in aria per poi volare. Ora la soluzione c'è.

20 dicembre 2021 Luigi Bignami
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