8 cose che (forse) non sai sulle vacche sacre dell'India

Perché le vacche sono ritenute sacre in India? Cosa ne pensano i politici? È vero che tra un po’ potremmo non vederle più per strada?

shutterstock_37914706
In India in nome delle vacche sacre si combattono anche guerre civili | shutterstock

È considerata una delle caratteristiche culturali più evidenti dell’India: la presenza cospicua di vacche, che vagano per le strade, protette da una sacralità che le rende non solo immangiabili ma anche intoccabili. Bovini dalla proverbiale magrezza, che si muovono da soli o in piccole mandrie alla ricerca di cibo in città quanto nelle campagne del paese. Ma come nasce questa tradizione religiosa e soprattutto come resiste alla secolarizzazione e allo sviluppo impetuoso dell’India? Ecco 8 curiosità.

 

Perché le vacche sono sacre in India?
Per molti indù, che costituiscono quasi l'80% della popolazione indiana di 1,3 miliardi di persone, la mucca è un animale sacro. Nella mitologia indù, l'animale è raffigurato come l'accompagnamento di diversi dei, come Shiva, che cavalca il suo toro Nandi, o Krishna, il dio pastore. Negli antichi testi la mucca appare come 'Kamdhenu' o mucca divina, che soddisfa tutti i desideri. Le sue corna simboleggiano gli dei, le sue quattro zampe, le antiche scritture indù o i Veda, e le sue mammelle i quattro obiettivi della vita, tra cui la ricchezza materiale, il desiderio, la giustizia e la salvezza. Ma attenzione: gli indù non considerano la mucca in sé una divinità e non la adorano. Piuttosto, vi vedono un simbolo sacro della vita che va protetto e riverito.

 

Perché proprio le vacche?
Forse perché la mucca è una creatura particolarmente generosa e docile, che dà agli esseri umani più di quanto riceva. La mucca secondo gli indù produce 5 elementi essenziali: latte, formaggio, burro (o ghee), urina e sterco. I primi tre sono alimenti e usati nel culto degli dei indù, mentre le deiezioni possono essere utilizzate nelle cerimonie religiose o bruciate per ottenere carburante. Gli indù associano animali a divinità diverse e li considerano sacri, tra cui la scimmia (Hanuman), l'elefante (Ganesh), la tigre (Durga) e persino il topo (l’animale che cavalca Ganesh). Ma nessuno è tanto riverito quanto la mucca. Il primo movimento organizzato di protezione delle mucche indù fu lanciato da una setta sikh nel Punjab intorno al 1870.

 

Da quando le vacche sono sacre?
Con l'ascesa del buddismo e del jainismo - due religioni che contemplano anche il vegetarianismo - gli indù smisero di mangiare carne. Nel primo secolo d. C., le mucche furono associate ai brahmani, ovvero a coloro che appartenevano alla casta più alta, considerati quasi superuomini. Uccidere una mucca cominciò a essere paragonato a uccidere un brahmano - un grande tabù. Ma non tutti concordano con questa versione.

 


Guarda anche: in India, il libro sacro più grande del mondo



Guarda anche: in India, il libro sacro più grande del mondo


La santità della mucca non è un mito secondo D.N. Jha, autore di un ponderoso studio sulle mucche sacre, The Myth of the Holy Cow. Jha cita scritture religiose e testi antichi per dimostrare che gli indù consumavano carne bovina nell'antica India. E questo andrebbe contro la credenza di alcuni integralisti indù secondo cui l'alimentazione a base di manzo è arrivata in India con l'avvento dell'Islam. E l’accademico americano Wendy Doniger sostiene (correttamente) che gli indù non trattano sempre le mucche con rispetto o gentilezza, le mucche a volte vengono picchiate e frequentemente affamate.

 

Ci sono guerre in nome delle vacche sacre?
Ancora oggi sui giornali indiani può capitare di leggere notizie di linciaggi di cittadini rei di aver maltrattato o, peggio ancora mangiato, un mucca. In passato la difesa della sacralità delle mucche in India è stata causa di veri e propri conflitti. Oltre 100 persone morirono nel 1893 in seguito a rivolte religiose nate da tale pretesto e nel 1966, almeno altre otto persone persero la vita in scontri al di fuori del parlamento di Delhi mentre chiedevano un divieto nazionale per il massacro delle mucche.

 

Cosa pensano i politici indiani delle vacche sacre?
Ancora oggi la questione delle mucche sacre è ritenuta identitaria da alcuni partiti nazionalisti. L’eredità religiosa li ha convinti a vergare leggi sempre più stringenti sul consumo e sul trattamento delle mucche. Sono nati molti gruppi di protezione del bestiame, stimolati dai partiti di destra. Così, dopo l'applicazione di una normativa sulla prevenzione della crudeltà nei confronti degli animali nel 2017, la vendita di bovini ai macelli per uso come carne o cuoio è diventata molto difficile. La legge ha anche avuto gravi ripercussioni su diverse comunità che invece vivevano del consumo di carne bovina, comprese le caste inferiori indù, per le quali la carne è una fonte importante di cibo ed economica.

 

Come si concilia la sacralità delle vacche con lo sviluppo tecnologico dell'india?
Da qualche tempo inoltre è difficile incontrare mucche per le strade delle grandi città. Nel 2004 si è deciso di togliere dalla strada le 36.000 mucche cittadine di New Delhi, capitale del Paese, che dai primi anni 2000 vive un boom economico. Il prossimo passo potrebbe essere allontanare le mucche anche dalle strade provinciali e nazionali.

 

Le vacche sacre possono rappresentare un problema?
Il Washington Post qualche tempo fa ha raccontato di come la comparsa di veri e propri vigilantes a protezione delle mucche abbia reso il trasporto di bestiame in stati come l’Uttar Pradesh un lavoro rischioso, costoso e potenzialmente mortale. Gli estremisti indù hanno picchiato e persino ucciso persone, per lo più musulmani, sospettate di contrabbandare o macellare mucche. Esistono gruppi di vigilanti come "Save the Cow" che irrompono nelle case dei sospettati, in cerca di carne. Molti video di questi linciaggi sono diventati virali sui social media. Gli scontri tra musulmani e gruppi indù potrebbero diventare un problema per le elezioni generali in calendario per maggio 2019.

 

Questo clima da inquisizione impedisce di fatto agli agricoltori di vendere le mucche quando diventano troppo vecchie per produrre il latte (la vita media di una mucca è di 20 anni, di cui circa la metà è produttiva). E visto che mantenere un bovino costa (a livello nazionale, si calcola che il costo di sostenere oltre 5,3 milioni di mucche è di circa 1,4 miliardi di euro all'anno), sempre più spesso gli agricoltori scelgono di abbandonarli al loro destino. Risultato: gli animali randagi vagano per la campagne danneggiando le colture mentre si nutrono di cibo e non di meno causano incidenti, accovacciandosi su strade e autostrade scarsamente illuminate. Non solo: spesso alle mucche non resta che nutrirsi nelle discariche, dove rischiano di soffocare per colpa dei sacchetti di plastica.

 

Che futuro avranno le vacche sacre?

 

Per risolvere il problema, alcuni partiti nazionalisti pensano di imporre di una “tassa sul benessere delle mucche” da devolvere alla costruzione di rifugi ad hoc. L’idea è finanziare questi “santuari” di mucche attraverso una serie di tasse imposte su beni come alcol, pedaggi governativi e organizzazioni rurali e agricole. Il ministro dello zootecnia statale dello stato indiano dell’Uttar Pradesh ipotizza che ogni villaggio e centro urbano sia dotato di una stalla, gestita da enti governativi locali, per ospitare 1.000 animali ciascuno. Anche la tecnologia potrebbe dare una mano: si pensa infatti di etichettare le mucche randagie con etichette RFID, per poterle riconoscere facilmente.

 

31 marzo 2019 | Eugenio Spagnuolo