L'incredibile impresa di un orso affamato

Pur di procurarsi qualche uovo quest'orso polare non ha esitato ad avventurarsi per una ripida scogliera di un'isola russa nell'Artico, dove nidifica una colonia di uccelli marini. Un comportamento insolito e rischioso dettato dalla fame. Le tappe della sua pericolosa avventura in un'esclusiva sequenza fotografica.

All'inizio pensavano si trattasse di un grosso rapace, o di un cumulo di neve. Ma poi i passeggeri di un rompighiaccio che transitava davanti all'arcipelago russo di Novaya Zemlya hanno guardato meglio e riconosciuto la sagoma inconfondibile di un orso bianco abbarbicato in cima a una ripida scogliera alta 91 metri, a strapiombo sul mare.

A spingere il mammifero in una situazione così pericolosa è stata la fame. L'orso infatti si è lasciato attrarre da una colonia di urie di Brünnich (Uria lomvia), uccelli marini diffusi nella Russia settentrionale, intente a nidificare. La speranza per il plantigrado era quella di rimediare qualche uovo.

Le irte scogliere non sono certo un territorio di caccia abituale per gli orsi bianchi, che solitamente attendono le prede (in genere foche) appostati dietro una spaccatura del ghiaccio e le finiscono con una zampata non appena quelle, ignare, escono dall'acqua per respirare. E l'inesperienza ha giocato a questo animale qualche brutto scivolone, sotto lo sguardo incuriosito di un gabbiano appollaiato in cima alla roccia.
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La rischiosa iniziativa dell'orso sarebbe dovuta, secondo gli esperti, alla progressiva sparizione dei ghiacci e al conseguente restringimento dell'areale di caccia di questi mammiferi. Alcuni dei passeggeri che hanno assistito alla scena hanno riferito di aver visto altri esemplari nuotare affannosamente per diverse miglia, in mancanza di un iceberg dove potersi riposare.
Scioglimento dei ghiacci: un orso bianco salvo per un pelo

«Gli orsi si sono fatti piacere le uova di uccello a causa della progressiva diminuzione dei ghiacci» ha spiegato Dylan Coker, il fotografo californiano che ha immortalato la scena. Dopo alcuni tentativi e molte, rovinose cadute, l'orso è tornato sui suoi passi senza aver messo neanche un uovo sotto i denti.

A rendere queste foto uniche al mondo è anche la location: per la prima volta infatti una nave civile è stata ammessa nelle acque dell'arcipelago russo, che è zona militare e costituisce uno dei luoghi più selvaggi e inesplorati dell'Artico. Anche quest'anno a causa della scarsa copertura dei ghiacci al Polo Nord, si sono aperti il Passaggio a Nord Est e a Nord Ovest, ora navigabili come accaduto nel 2008.

La fame a volte gioca brutti scherzi. Per mettere qualcosa nello stomaco questa femmina di orso polare (Ursus maritimus) e il suo piccolo si sono avventurati fino a una carcassa di balena arenata vicino a riva nelle Isole Svalbard, Norvegia. La madre, più esperta, si è mossa con disinvoltura su ciò che restava del cetaceo, ma il cucciolo, più impacciato, è scivolato finendo a mollo nell'acqua ghiacciata. Fortunatamente è riuscito a risalire quasi subito: il piccolo, probabilmente, non ha ancora sviluppato completamente quello strato di grasso sottocutaneo che protegge dal freddo gli esemplari adulti. Per alimentare questo spesso "isolante", gli orsi fanno incetta di grasso di balena, foca e trichechi, scorte ipercaloriche che li aiutano a sopravvivere anche nei periodi in cui il cibo scarseggia.
I cuccioli più teneri in questo slideshow (guarda)

[E. I.]

Gli orsi polari (Ursus maritimus) che popolano i ghiacciai artici, nelle aree più a nord del continente americano ed eurasiatico, sono animali sostanzialmente solitari. Le uniche eccezioni si presentano in due fasi della vita dell'orso, quella dell'accoppiamento, durante il quale maschio e femmina passano insieme i tre giorni di estro della femmina, e quella dell'allevamento dei piccoli. In questo caso è la femmina ad occuparsi da sola alla cura della coppia di orsetti nati tra novembre e gennaio, durante il letargo invernale. La madre non abbandona i cuccioli per i successivi 2-3 anni di, pronta anche ad attaccare un orso maschio che eventualmente li minacci.

La caccia al salmone deve averlo tanto stancato che quest'orso si è addormentato da un minuto all'altro, con il capo appoggiato sulle zampe anteriori e proprio in cima a una piccola cascata. O forse a farlo piombare tra le braccia di Morfeo è stata la noia: al momento dei pasti infatti gli orsi sono piuttosto attivi, e concentrano gli spuntini al mattino e alla sera per concedersi alcune ore di riposo durante il giorno. Tra ottobre e dicembre gli orsi bruni (Ursus arctos) entrano in un periodo di inattività caratterizzato da lunghi sonni, in cui permettono alla loro temperatura corporea di scendere per risparmiare energie (le normali attività riprenderanno in primavera). Non si tratta comunque di un'ibernazione vera e propria e gli esemplari si possono svegliare facilmente anche in questi mesi.
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C'è voluto tutto il sangue freddo del fotografo per non abbandonare la fotocamera e darsela a gambe. Ma alla fine il coraggio del reporter è stato premiato con uno scatto indimenticabile. Il muso di quest'orso bruno della Kamchatka (Ursus arctos beringianus) non è perfettamente centrato perché schiacciato contro l'obiettivo del fotografo Igor Gushchins recatosi presso la Kronotsky Nature Reserve, in Russia, per documentare il comportamento degli orsi durante la stagione di deposizione delle uova dei salmoni. Proprio la presenza di salmoni dà a questi mammiferi la possibilità di avere una dieta ricca di proteine, e gli effetti si vedono: gli orsi della Kamchatka raggiungono stazze notevoli, fino a 2 metri e 75 centimetri di lunghezza.
Le prodezze di un orso scalatore (guarda)
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All'inizio pensavano si trattasse di un grosso rapace, o di un cumulo di neve. Ma poi i passeggeri di un rompighiaccio che transitava davanti all'arcipelago russo di Novaya Zemlya hanno guardato meglio e riconosciuto la sagoma inconfondibile di un orso bianco abbarbicato in cima a una ripida scogliera alta 91 metri, a strapiombo sul mare.