Il pesce che vive sui rami e si autoriproduce

Avete mai visto un pesce appollaiato su un albero come un uccello? Venite a conoscere il killfish delle mangrovie, che può trascorrere all'asciutto anche alcuni mesi. E al posto che accoppiarsi, fa sesso con se stesso.

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Un esemplare del pesce più attrezzato in assoluto per la sopravvivenza: il Kryptolebias marmoratus. Photo via www.itrainsfishes.net

"Guarda, un asino che vola!" si dice per prendere in giro un credulone. Ma se qualcuno vi dicesse "guarda, un pesce su un albero!" potrebbe anche essere in buona fede. Perché un pesciolino con questa curiosa abitudine esiste. Vive nelle paludi della costa orientale di Nord e Sud America, ha una passione per le mangrovie e si chiama Kryptolebias marmoratus, per gli amici "mangrove killfish". Per ovviare alla periodica siccità del suo habitat naturale, il piccoletto - lungo al massimo 7,5 centimetri - ha imparato a cavarsela anche all'asciutto, e quando l'acqua si ritira rimane rintanato in umidi ripari come foglie marce o nei piccoli buchi del legno scavati dagli insetti. Così, respirando attraverso la pelle, riesce a sopravvivere anche alcuni mesi, in attesa di tempi migliori.

In simili condizioni, all'aria aperta e con le squame asciutte, l'ultima cosa a cui verrebbe da pensare è il sesso. E infatti il pesce delle mangrovie non ci pensa affatto: quando vuole riprodursi, fa tutto da solo. Questo vertebrato possiede infatti organi sessuali sia maschili, sia femminili. Al momento giusto, gli basta rilasciare spermatozoi e uova contemporaneamente per far avvenire la fertilizzazione. L'ermafroditismo tra i pesci è una condizione frequente: solitamente, però, anche i pesci ermafroditi si accoppiano con altri esemplari per mescolare i geni e generare una prole più forte. Nelle popolazioni di Kryptolebias marmoratus sono presenti alcuni maschi, con i quali di tanto in tanto gli altri pesci si accoppiano per incrociare il DNA. Ma la norma, per queste creature acquatiche, è l'autofertilizzazione. Dopo alcune generazioni, quindi, i killfish delle mangrovie diventano omozigoti, cioè con due copie identiche di ciascun gene. Questa caratteristica ha spinto gli etologi dell'Università di Exeter, Regno Unito,a studiare il comportamento di queste popolazioni, per capire se a identico corredo genetico corrisponda anche uguale comportamento.

Con una certa sorpresa i ricercatori hanno scoperto che l'affinità genetica non corrisponde a una spiccata somiglianza comportamentale. Questi pesci non sono inquadrati in rigidi schemi caratteriali, anzi, si mostrano incredibilmente malleabili e capaci di adattarsi alle situazioni ambientali più disparate. Una strategia vincente in termini evolutivi: in presenza di una scarsa ricchezza cromosomica, la spiccata elasticità comportamentale li rende in grado di far fronte a qualsiasi nuovo pericolo o circostanza.
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29 Agosto 2011 | Elisabetta Intini