20 stratagemmi animali per sopravvivere nel deserto

I più astuti accorgimenti evolutivi sviluppati dalla fauna che abita i luoghi più inospitali del mondo: ecco come fanno gli animali del deserto a sopravvivere ad afa, sete, fame e minacce dei predatori.

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Mentre noi umani, alle prese con i primi caldi, non riusciamo a percorrere pochi metri senza aria condizionata, nei più torridi deserti terrestri c'è chi riesce a sopportare temperature ben peggiori senza l'aiuto della tecnologia. Gli animali che li abitano hanno evoluto accorgimenti fisici e comportamentali che li aiutano a mantenersi al fresco anche quando il termometro non perdona, e a sopravvivere ad altre proibitive condizioni (come abbondanza di predatori e scarsità di cibo). Vediamo quali sono questi "trucchi": non si sa mai, potrebbero tornarci utili.

L'adattamento di questo diavolo del deserto (Moloch orridus) è nascosto proprio tra le sue "spine": le scaglie che lo ricoprono sono infatti percorse di minuscoli canalini che assorbono la poca acqua disponibile nell'Outback australiano e la convogliano fino agli angoli della bocca del rettile. Una sorta di carta assorbente per avere sempre una fonte di liquidi a disposizione.

Qualcosa di simile fa anche un coleottero della Namibia, lo Stenocara gracilipes, che sfrutta, però, una fonte diversa di acqua: la condensa che si forma nel deserto in cui abita al mattino presto, quando il suo habitat viene investito da una fitta nebbia. L'insetto ha imparato a rimanere immobile e lasciare che le goccioline di umidità condensino sopra al suo corpo. Poi, per gravità, questi liquidi giungono fino alle sue fauci.

Alcuni ricercatori hanno studiato i materiali idrofili del suo guscio per creare tessuti in grado di autoriempirsi d'acqua anche nei luoghi dove l'acqua è più inaccessibile.

Al termine della stagione delle piogge nella savana africana, la rana toro del genere Pyxicephalus scava una cavità di 15-20 centimetri nel suolo, e vi si ripara protetta da una sacca di muco da essa stessa secreta. Il muco si indurisce facendole da scudo, una barriera che la terrà in uno stato di ibernazione anche per periodi lunghissimi: fino a 7 anni. Alle prime piogge della stagione successiva, la membrana ricomincia ad ammorbidirsi: per la rana è il segnale della fine del letargo.

Le più belle foto di rane
E le foto notturne degli animali della savana

Un ombrellone portatile sempre a portata di mano, da sollevare senza fatica: lo xero del capo (Xerus inauris) originario delle zone più secche del Sudafrica, utilizza la folta coda pelosa per farsi ombra e coprire il dorso e il capo. Sempre per esigenze di termoregolazione, si rotola spesso nella sabbia.

I pècari (fam. Tayassuidae), mammiferi imparentati con i maiali che vivono nell'America centrale e meridionale, hanno imparato a nutrirsi di cactus senza sentire i danni delle spine: in questo modo fanno scorta di cibo e allo stesso tempo di liquidi (le piante grasse contengono infatti grandi quantità d'acqua).

Spostarsi di lato anziché frontalmente garantisce a una vipera del deserto della Namibia, la Bitis peringueyi, di mantenere la presa sulle dune di sabbia, ma soprattutto di appoggiare di volta in volta solo due estremità del lungo corpo sulla sabbia rovente.

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La mancanza di ghiandole sudorifere negli arti inferiori potrebbe creare problemi ai canguri. Per fortuna i mammiferi australiani hanno sviluppato un altro espediente per rinfrescarsi: leccare le zampe e lasciare che il caldo faccia poi evaporare la saliva, abbassando la loro temperatura corporea.

La colorazione nera intorno agli occhi dei suricati assorbe la luce solare impedendo che si rifletta nelle pupille, riparando gli animali dal Sole e consentendo loro di vedere chiaramente nelle ore diurne (al contrario di predatori notturni come il leone che non hanno particolari protezioni oculari).

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Orecchie grandi come quelle del fennec, una piccola volpe dei deserti del Nord Africa, non servono solo a captare anche le più impercettibili vibrazioni del suolo (e scovare più facilmente gli insetti di cui si nutre). Il loro ruolo è quello di dissipare calore, attraverso i vasi sanguigni di cui sono innervate.

L'addax o antilope dalle corna a vite (Addax nasomaculatus) ha bisogno di pochissima acqua per sopravvivere. Il suo segreto? Un sapiente cambio d'abito: d'estate il suo pelo è bianco, per riflettere i raggi solari e mantenersi al fresco; d'inverno si scurisce, per assorbire il calore a disposizione.

I maschi della famiglia dei Pteroclidi, pennuti che popolano i deserti africani e asiatici, inzuppano le piume delle scarse risorse idriche disponibili e volano fino al nido, dove strizzando le ali come spugne danno da bere alle compagne e alla nidiata.

Più simili a vermi, che a rettili, le lucertole cieche della specie Typhlacontias brevipes risolvono il problema della sabbia che scotta vivendo... sotto di essa. Catturano gli insetti di cui si nutrono in cunicoli che scavano sotto terra nel deserto della Namibia, dove le temperature sono più basse.

Per non espellere liquidi preziosi con l'urina nei deserti americani, già poveri di risorse idriche, il corridore della strada (Geococcyx californianus) che tutti conosciamo con il nome Beep beep, elimina i sali in eccesso dal proprio corpo attraverso una ghiandola posizionata proprio vicino agli occhi.

La gazella dorcade (Gazella dorcas) originaria del Nord Africa non ha nemmeno bisogno di bere, perché assume con l'alimentazione tutti i liquidi che le servono. La sua urina è molto concentrata, per evitare di espellere liquidi preziosi.

In un habitat in cui il cibo scarseggia, sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire una delle poche risorse alimentari a disposizione. Così i serpenti reali comuni (gen. Lampropeltis) sono divenuti immuni al veleno dei loro principali antagonisti, i serpenti a sonagli. E anzi, li hanno trasformati nella loro pietanza preferita.

In un ambiente inospitale come quello dei deserti dell'Africa settentrionale e del Vicino Oriente, anche la più piccola perdita di sangue potrebbe essere difficile da gestire. Fortunatamente i roditori del genere Acomys hanno una pelle particolarmente sottile che si rimargina in brevissimo tempo, minimizzando i danni da taglio.

Oltre alle gobbe in grado di stipare le riserve di grasso in eccesso, cammelli e dromedari hanno una serie di altre caratteristiche a prova di deserto: lunghissime ciglia per proteggere gli occhi dalla sabbia, un folto pelo nelle orecchie e narici richiudibili per lo stesso scopo, e zampe piatte e callose per camminare facilmente sulla sabbia.

Anziché accumulare grasso nelle gobbe, il mostro di Gila (fam. Helodermatidae), un grosso sauro che vive nei deserti americani, stipa le scorte di lipidi nella coda. In questo modo può sopravvivere sotto terra anche diversi mesi, prima di un nuovo pasto. Qui lo vediamo mentre divora alcune uova, e accumula energia.

Una fotogallery a sangue freddo

Senz'acqua, né cibo, gli scorpioni possono rallentare il proprio metabolismo ed entrare in uno stato di ibernazione che può durare anche un anno. A differenza di altri animali che vanno in letargo però, anche in questi periodi riescono a reagire agli assalti dei predatori con riflessi fulminei.

Quello del Chuckwalla (Sauromalus ater), una lucertola della famiglia delle iguane che abita i deserti di California, Messico, Utah e Nevada, non è propriamente un adattamento al caldo, ma è un comportamento difensivo perfetto per l'habitat desertico in cui vive. Quando i suoi predatori provano a stanarlo dalle fessure delle rocce in cui si nasconde, il rettile gonfia le pieghe di pelle che lo rivestono come fosse un pesce palla, rendendo impossibile estrarlo dal suo rifugio.

Mentre noi umani, alle prese con i primi caldi, non riusciamo a percorrere pochi metri senza aria condizionata, nei più torridi deserti terrestri c'è chi riesce a sopportare temperature ben peggiori senza l'aiuto della tecnologia. Gli animali che li abitano hanno evoluto accorgimenti fisici e comportamentali che li aiutano a mantenersi al fresco anche quando il termometro non perdona, e a sopravvivere ad altre proibitive condizioni (come abbondanza di predatori e scarsità di cibo). Vediamo quali sono questi "trucchi": non si sa mai, potrebbero tornarci utili.

L'adattamento di questo diavolo del deserto (Moloch orridus) è nascosto proprio tra le sue "spine": le scaglie che lo ricoprono sono infatti percorse di minuscoli canalini che assorbono la poca acqua disponibile nell'Outback australiano e la convogliano fino agli angoli della bocca del rettile. Una sorta di carta assorbente per avere sempre una fonte di liquidi a disposizione.