Per provare una tempesta a Capo Horn basta arrivare a Genova

Dietro le quinte della Sala della Tempesta del Galata Museo del Mare di Genova dove, grazie al computer e a una speciale scialuppa di salvataggio, è possibile diventare naufraghi dell'800. E comprendere cosa significava affrontare Capo Horn, all'estremo Sud del mondo.

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Mai provato a essere in barca, durante una tempesta? Se vi è successo, probabilmente eravate a bordo di in una nave da crociera, o su un traghetto. Più difficile che vi sia successo in barca a vela. Ancor meno facile che foste a Capo Horn, nell’estremo sud del mondo, a meno di non chiamarvi Giovanni Soldini, lungo una rotta mitica, aperta dagli olandesi, teatro di tempeste gigantesche e spettacolari, con le grandi onde “barbegrigie” a spazzare via i velieri.

Tempesta simulata
Una tempesta così, proprio a Capo Horn, oggi si può vivere, in tutta sicurezza, al Galata Museo del Mare, struttura di Costa Edutainment parte del gruppo museale dell’Acquario di Genova. La Sala della Tempesta è uno speciale cinema in 4D: tre schermi in qualità full hd, vento, spruzzi d’acqua (veri!) e una scialuppa di salvataggio azionata da 4 martinetti pneumatici possono farvi vivere 3 minuti di una esperienza intensa e molto “reale”.

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Come naufraghi dell'800
Il Museo ha infatti realizzato una accurata simulazione, capace di far provare ai visitatori l’emozione di dover abbandonare un veliero di metà ‘800 a bordo di una baleniera. Il nome non deve trarre in inganno: la baleniera in questione è la scialuppa di salvataggio del nostro veliero di fantasia. «Venivano usate proprio le piccole navi nate per la caccia ai cetacei, per la loro capacità di reggere il mare, come prime scialuppe di salvataggio» spiega il direttore del Galata Museo del Mare, Pierangelo Campodonico.

Una baleniera originale del 1850, con cime e remi dell’epoca, è installata, al rovescio, sopra la testa di chi fa l’esperienza della tempesta, per poter essere vista da una prospettiva insolita.

Tutto al computer
Un film maker genovese, Federico Basso, ha realizzato il filmato sui tre schermi full hd che circondano la scialuppa: «Non abbiamo effettuato alcuna ripresa. Tutto quello che si vede sullo schermo, anche se sembra vero, è frutto di una complessa operazione di rendering 3D interamente generato al computer» spiega Basso.

Schiuma, spruzzi, ma anche velieri, albatros e perfino la coda di una balena che spunta all’improvviso davanti alla prua della barca, facendola sobbalzare. «E non è una coda “a caso”: abbiamo fatto una ricerca sul tipo di balene che si potevano incontrare a Capo Horn nel 1800, e ne abbiamo riprodotto forma e colore» spiega Basso.

Non solo spettacolo

Il rigore scientifico della realizzazione è estremo: «L’unica concessione allo spettacolo in senso cinematografico che abbiamo inserito è stata quella della musica» spiega Matteo Ventrella, della società ETT che ha realizzato il sistema pneumatico che gestisce rollio e beccheggio della nave, oltre a annaffiare con acqua e vento gli spettatori.

Per il resto, ogni dettaglio, dalla forma delle onde ai movimenti della nave, sono all’insegna del realismo più totale: a ogni onda che la colpisce corrisponde un movimento dello scafo coerente, a differenza di quanto accade con attrazioni simili nei parchi divertimenti.

Drammi del mare
La Sala della Tempesta, però, non è soltanto l’esperienza in 4D. Vi si trovano anche opere d’arte (stampe ed exvoto dedicati a eventi meteo estremi del mare) e un reperto sorprendente: la zattera gonfiabile dove Ambrogio Fogar e Mauro Mancini resistettero 74 giorni (dal 19 gennaio al 2 aprile 1978) con un chilo di pancetta e una tanica d’acqua dopo aver fatto naufragio al largo delle Isole Falkland.

Furono recuperati da una nave mercantile, stremati. Mancini, dimagrito di 42 chili, morì due giorni dopo. Oggi, quella zattera donata dalla famiglia Fogar e restaurata, è visibile nella Sala della Tempesta con tutti i particolari: compresa la pagaia, spezzata, con la quale Fogar riuscì a uccidere due cormorani per sfamarsi.

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