Perché è quasi impossibile che due aerei si scontrino in volo

A differenza di quanto alcuni titoli di giornale fanno credere, gli scontri in volo sono un'eventualità praticamente fuori discussione: perché si realizzino bisognerebbe ignorare ogni sistema di allerta disponibile.

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Uno scenario irrealizzabile. Com'è essere sfiorati da un jet a 11 mila m di quota|Shutterstock

Qualche giorno fa i quotidiani hanno parlato di una "collisione sfiorata" tra un Airbus A380 e un A330 sopra l'Oceano Indiano: il primo velivolo sarebbe sceso a una quota inferiore rispetto a quella autorizzata, e il pilota del secondo, un italiano, lo avrebbe evitato soltanto grazie a una decisa virata verso destra. Gli aerei sono passati a soli 14 km di distanza, uno scontro evitato per un soffio. Ma è proprio così?

 

No: la tecnologia aerea è tale che le "collisioni mancate" sono praticamente impossibili, spiega Davide Crivelli su The Conversation,  e anche quelle definite tali sono molto lontane da poter sfociare in uno scontro reale.

 

Su più piani. Ogni velivolo deve avere, attorno a sé, un margine di spazio libero di 14 km di raggio e 300 metri in altezza, una sorta di "bolla" in cui nessun altro può volare. I voli si muovono seguendo percorsi predefiniti chiamati aerovie, corridoi aerei simili ad autostrade dei cieli.

 

I diversi aerei, inoltre, vengono incanalati a diverse altitudini, su "strati" chiamati livelli di volo, con quote pari per i voli che vanno in direzione ovest, e dispari per quelli diretti ad est. In questo modo si è certi che due voli che operano sulla stessa rotta ma in direzioni opposte, non si trovino mai alla stessa quota, e che le "bolle" di sicurezza vengano rispettate.

Avvisati per tempo. La sicurezza aerea è in continua crescita: si è passati da 12 incidenti mortali su 10 milioni di voli nel 2006 a 4 nel 2016. In ogni caso, la tecnologia arriva dove l'attenzione umana può far cilecca. Nel caso di cronaca citato, i sistemi di sicurezza di bordo hanno allertato entrambi i piloti che si sono trovati a 14 km di distanza. Anche volando a 850 km orari, ci sono 30 secondi di margine prima di una collisione.

 

I voli sull'Europa meridionale alle 15:55 del 25 luglio 2017. Il cielo è un luogo affollato: a giugno di quest'anno ci sono stati in media 33 mila voli al giorno soltanto in Europa. | Flightradar24.com

Via libera. Dai primi anni '90 negli USA, e dal 2000 in Europa, non è più possibile volare senza il sistema di allerta del traffico ed elusione di collisione (Traffic Alert and Collision Avoidance System, TCAS), un dispositivo radio che avverte i piloti della presenza di vicine aeromobili e che trasmette costantemente la posizione, l'altitudine e la velocità del velivolo agli altri nei dintorni.

 

Spostati, ora! Se un TCAS identifica un altro volo nei paraggi, entrambi i sistemi di allerta iniziano a dialogare per capire se ci si trovi in una situazione di pericolo, e trasmettono le informazioni al pilota affinché possa monitorare il transito. Se un velivolo arriva a trovarsi tra i 20 e i 48 secondi da una collisione, i piloti ricevono una segnalazione sonora nella cabina di pilotaggio (Traffic! Traffic!) e vedono sul monitor l'intruso in giallo. A quel punto devono cercare segnali visibili della sua presenza.

Tra i 20 e i 25 secondi da un eventuale impatto, i due TCAS non aspettano più e organizzano insieme una manovra di emergenza: il pilota riceve istruzioni precise su cosa fare: in genere si tratta di aggiustamenti di quota, salire o scendere.

 

A mali estremi. I rarissimi casi di collisione si verificano quando il pilota ignora questo sistema di allarme. Il dispositivo non ordina mai di virare, ma solo di spostarsi verso l'alto o verso il basso. Se però il pilota dovesse vedere pararsi un ostacolo davanti a sé, deve virare sempre sulla destra.

 

La direzione degli aerei si deduce dalle luci posizionate sull'ala: rossa per quella sinistra, verde per la destra. Quelli che vanno da destra a sinistra hanno la destra lontana, e la luce rossa in vista. Il pilota dell'A330 deve aver virato a destra per precauzione, dopo avere scorto le luci dell'altro aereo.

 

26 Luglio 2017 | Elisabetta Intini

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