L'intelligenza artificiale si fa detective

Un sistema chiamato VALCRI aiuterà la polizia investigativa a "unire i puntini" per risolvere i casi più complessi: un modo per velocizzare il lavoro, che aprirà però ad alcune controversie.

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Abbiamo un indizio: lo dice il computer.|Brian Jackson / Alamy / IPA

È la scena madre dei telefilm polizieschi: il detective in piedi a notte fonda davanti a un muro tappezzato di foto, puntine, indirizzi e articoli di giornale, e fili (generalmente rossi o gialli) che formano una ragnatela di connessioni che dovrebbero portare alla soluzione del caso.

 

In futuro questo compito potrebbe essere facilitato dalle intelligenze artificiali. Un nuovo sistema chiamato VALCRI, messo a punto dalla Middlesex University London, è in grado di accollarsi la parte più laboriosa del lavoro investigativo - quella della ricerca di connessioni - velocizzando le indagini e liberando gli umani di una serie di oneri.

Ecco cosa ho trovato. Gli algoritmi di VALCRI analizzano milioni di testimonianze investigative, foto, interviste, registrazioni di telecamere e dati storici dagli archivi della polizia per individuare le connessioni più rilevanti (per esempio, uno stesso particolare trovato, anche a molti anni di distanza, su diverse scene del crimine). I risultati vengono poi presentati ai criminologi su due grandi touchscreen: la polizia sceglie che cosa tenere e cosa scartare e il sistema, che apprende automaticamente, perfeziona le successive ricerche sulla base delle interazioni avute con gli umani.

 

Più rapido. Quando un analista investigativo si trova alle prese con un caso irrisolto, la prima cosa che fa è cercare negli archivi per trovare storie di crimini eseguiti con la stessa modalità, o negli stessi luoghi o a cadenza periodica. Un compito lungo che un software può completare in breve tempo.

 

Aiutante provetto. VALCRI è inoltre in grado di comprendere la scrittura umana (per decifrare gli appunti) e di cogliere le sfumature linguistiche negli interrogatori: se tre diversi testimoni si riferiscono a una persona con termini simili ma non identici, il sistema se ne accorge. Infine, VALCRI sfrutta anche il riconoscimento facciale per identificare i sospetti nei video e nelle foto.

 

A scuola. Per ora il sistema è in fase di test presso le polizie delle West Midlands (Gran Bretagna) e di Antwerp (Belgio), che lo stanno provando su dati resi anonimi di indagini passate (e risolte). Il prossimo step sarà metterlo alla prova sul campo e su informazioni reali: un terreno minato, perché il software potrebbe saltare a conclusioni affrettate, se non addirittura errate, con prevedibili conseguenze giudiziarie.

 

L'antidoto agli errori sta nel controllo umano e nella trasparenza delle procedure: gli ideatori di VALCRI sperano che rendendo espliciti i passaggi dietro a ogni deduzione, eventuali vizi di indagine possano saltare subito all'occhio.

 

 

 

12 Maggio 2017 | Elisabetta Intini