Io Robot: tra tecnologia, arte, sport e lavori domestici

Parlano, cantano, ballano, ti fanno fare ginnastica, curano le piante e si occupano delle faccende domestiche: sono solo alcuni tra i robot usciti negli ultimi mesi dai laboratori di ricerca. Cosa sanno fare? E come possono aiutarci nella vita di tutti i giorni?

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Si muovono con l'eleganza di una modella o quasi, parlano fluentemente ogni lingua, sanno essere gentili ed empatici e soprattutto svolgono ogni compito che viene loro assegnato senza lamentarsi mai, nemmeno se gli viene chiesto di fare da cavia ad aspiranti dentisti. Sono i robot usciti negli ultimi tempi dai laboratori e dai centri di ricerca di tutto il mondo. Ecco i più curiosi ed evoluti, quelli che nel giro di qualche anno potrebbero entrare nella nostra vita al pari di un aspirapolvere o di un frullatore.

Sviluppato nei laboratori per l’intelligenza artificiale dell’università di Zurigo, Roboy è un ragazzo-robot dotato di tendini e muscoli sintetici che gli consentono di portare a termine movimenti complessi. L’obiettivo dei 40 ingegneri che lavorano al progetto è quello di mettere a punto una macchina che possa aiutare anziani e disabili nella vita di tutti i giorni, per esempio a prendere una bottiglia di acqua, aprire la porta di casa o muoversi da una stanza all'altra. Roboy è alto circa 1,2 metri e riesce a muoversi con una naturalezza e una fluidità uniche per un automa di questo tipo. Se tutto andrà bene sarà pronto entro la fine dell’anno.
 

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Si chiama Wall-Ye e la sua passione è... il vino o, meglio, i vigneti. Questo piccolo robot di 50x60 centimetri sviluppato dall’ingegnere francese Christophe Millot è infatti un esperto viticoltore: guidato da un GPS, si muove con agilità tra i filari di viti raccogliendo informazioni sulle condizioni del suolo e sullo stato di salute delle uve.
Non solo: grazie alle sue lunghe braccia metalliche può anche potare le piante, fino a 600 al giorno. Wall-Ye è equipaggiato con 4 ruote motrici che gli permettono di muoversi con agilità sui terreni più accidentati e di 6 telecamere che trasmettono in diretta le immagini del suo lavoro a un operatore umano.
 


Vieni a conoscere Il WALL-E italiano

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Su chi fanno pratica i giovani studenti di odontoiatria? Per fortuna non su pazienti umani, almeno non da subito. I ricercatori della Show University di Tokyo hanno messo a punto un robot cavia dalle sembianze umane in grado di simulare condizioni cliniche e psicologiche di una persona sulla poltrona del denstista, espressione terrorizzata inclusa. La robottina, alta poco meno di un metro e sessanta, muove infatti gli occhi e la lingua, apre e chiude la bocca e può funzionare in completa autonomia oppure essere guidata manualmente da un operatore.
 


I robot umanodi più strani e curiosi

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Presentato pochi mesi fa, Socibot è l’ultima frontiera dell’assistenza clienti. Installato in centri commerciali, aeroporti, parchi a tema o altre aree ad alta frequentazione questo robot umanoide è in grado di fornire informazioni su richiesta: basta rivolgergli la parola o interagire attraverso la tastiera posta alla base del busto. Un sofisticato sistema di risconoscimento facciale permette a Socibot di capire se ha di fronte un giovane o un anziano, un uomo o una donna e anche il suo stato d’animo e quindi di calibrare le risposte in base al proprio interlocutore.

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Fratello di Socibot e realizzato dagli stessi ingegneri, Robothespian è un robot-attore, il più evoluto attualmente in circolazione. Capace di muoversi con un’eleganza e una naturalezza mai riprodotte prima in un automa, Robothespian è un artista vero: il suo viso a led riesce ad assumere una gamma pressoché infinita di espressioni che accompagnano canzoni e testi teatrali. Col risultato di incantare il pubblico, che dopo pochi minuti sembra dimenticare di essere di fronte a una macchina. Secondo i suoi progettisti potrebbe anche diventare un ottimo insegnante e una perfetta guida turistica.
 


RoboMouth, il robot che parla e canta (quasi) come un uomo

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Eiichi Saito, docente alla Fujita Health University, dimostra le potenzialità del suo robot - sviluppato in collaborazione con Toyota - per la camminata assistita. Applicato a un arto paralizzato, il robot si occupa di sostenere la gamba e piegare il ginocchio del suo portatore così da permettere una camminata il più naturale possibile. Una serie di accelerometri e altri sensori applicati in diversi punti del dispostivo e all’interno dello zainetto sulle spalle dell’utente forniscono alla macchina tutti i parametri necessari al calcolo del movimento corretto.
 


Il drone volante che ti accompagna a fare jogging

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Balla, gioca a calcio ma può anche intrattenere i più piccoli o aiutare gli anziani nelle piccole incombenze quotidiane: è NAO, il robot umanoide della francese Aldebaran Robotics. Nato nel 2004, NAO è stato portato lo scorso anno a uno stadio di sviluppo particolarmente avanzato che gli permette di utilzzare delle app per svolgere i compiti più diversi: può diventare un personal trainer capace di controllare progressi ed esercizi del proprio allievo umano, può trascrivere su un foglio di carta ciò che viene detto durante una conversazione, può interagire con il pubblico in un centro commerciale per erogare informazioni e rispondere a domande.
 


Weseda: il robot flautista

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Non avrà il fisico di una top model, ma ha un viso simpatico e la camminata più naturale tra tutti i robot umanoidi costruiti fino ad oggi. Realizzata dall’AIST (National institute of Advanced Industrial Science and Technology), questa robottina dotata di 30 motori è in realtà stata ispirata da una modella in carne e ossa. I suoi progettisti si sono concentrati soprattutto sul supporto dell’alluce, sul movimento del ginocchio e su quello delle anche così da rendere i suoi movimenti fluidi e quasi... sexy. Ma non è tutto, perchè Miim sa anche cantare e, grazie a otto micromotori installati nella testa, produrre diverse espressioni del volto.

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Una delle più originali applicazioni della robotica degli ultimi anni si trova a Kabukicho, il quartiere a luci rosse di Tokyo: è il Roborestaurant, un curioso locale dove tecnologia e spettacolo si fondono per dare vita a un'attrazione unica nel suo genere. Due gigantesche, e formose, robot pilotate da ragazze con costumi in stile manga si muovono e ballano sul palco. E poi band elettroniche, acrobazie di motocicliste e addirittura un carrarmato intrattengono il pubblico tra una portata e l’altra in uno show di 60 minuti che si ripete due volte a serata facendo registrare ogni volta il tutto esaurito. Il locale, aperto lo scorso luglio, è costato circa 100 milioni di euro in tecnologie.

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Un pullman che fa le flessioni? Sì, non è uno scherzo ma una delle ultime opere dell’artista ceco David Cerny, un omaggio agli atleti olimpici del suo paese che nel 2012 hanno partecipato ai giochi di Londra. Ispirato al Routemaster, il tipico autobus lodinese a due piani, il robot utilizza il motore di un camion e due braccia meccaniche per sollavare da terra la sua imponente mole.
 


Stranezze a motore: i veicoli più pazzi del mondo

Si muovono con l'eleganza di una modella o quasi, parlano fluentemente ogni lingua, sanno essere gentili ed empatici e soprattutto svolgono ogni compito che viene loro assegnato senza lamentarsi mai, nemmeno se gli viene chiesto di fare da cavia ad aspiranti dentisti. Sono i robot usciti negli ultimi tempi dai laboratori e dai centri di ricerca di tutto il mondo. Ecco i più curiosi ed evoluti, quelli che nel giro di qualche anno potrebbero entrare nella nostra vita al pari di un aspirapolvere o di un frullatore.

Sviluppato nei laboratori per l’intelligenza artificiale dell’università di Zurigo, Roboy è un ragazzo-robot dotato di tendini e muscoli sintetici che gli consentono di portare a termine movimenti complessi. L’obiettivo dei 40 ingegneri che lavorano al progetto è quello di mettere a punto una macchina che possa aiutare anziani e disabili nella vita di tutti i giorni, per esempio a prendere una bottiglia di acqua, aprire la porta di casa o muoversi da una stanza all'altra. Roboy è alto circa 1,2 metri e riesce a muoversi con una naturalezza e una fluidità uniche per un automa di questo tipo. Se tutto andrà bene sarà pronto entro la fine dell’anno.