Su Marte con il sestante

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Esplorazione di Marte

Una tecnologia marinara di 300 anni fa potrebbe aiutare i primi esploratori di Marte a non perdersi tra le rocce e i crateri del pianeta rosso.

Nel giro di una decina di anni i primi astronauti sbarcheranno su Marte e potrebbero avere almeno un problema: quello dell’orientamento. Si troveranno su un pianeta sconosciuto, con un campo magnetico troppo debole per poter utilizzare una bussola e senza una rete di satelliti che possa far funzionare un navigatore GPS. L’equipaggio dell’Apollo, nella sua celebre passeggiata sulla Luna, non perse mai di vista la propria capsula, ma agli esploratori di Marte verrà chiesto di spingersi molto oltre.

Navigazione a vista

Secondo quanto riportato dalla rivista Popular Science, la NASA ipotizza di risolvere questo problema dotando gli astronauti della versione moderna di una tecnologia vecchia di tre secoli, che ancora oggi aiuta i marinai a mantenere la rotta quando l’elettronica li abbandona: il sestante. Si tratta di uno strumento ottico messo a punto attorno al 1730 da Thomas Godfrey e John Hadley che serve per calcolare l’altezza di un corpo celeste rispetto all’orizzonte e in base a questa la propria posizione geografica.
Richard Speck
, fondatore di Space Micro, azienda specializzata nello sviluppo di tecnologie per l’esplorazione del cosmo, ha recentemente ideato un sistema di navigazione spaziale che utilizza quattro telecamere montate sul casco degli astronauti, ciascuna orientata verso un punto cardinale. Il sistema identifica la posizione di almeno due corpi celesti, per esempio il Sole, la Terra o le stelle, e invia i dati a un computer che li utilizza per determinare la posizione dell’esploratore con un errore inferiore ai 400 metri. Tutte le informazioni relative alla navigazione vengono visualizzate in un visore montato dentro al casco.

Seconda stella a destra…
Questo sistema, a differenza del GPS, non richiede alcuna infrastruttura: basta accenderlo ed è operativo nel giro di pochi secondi. Speck ha ricevuto dalla NASA un finanziamento di 100.000 dollari per lo sviluppo di un prototipo e pensa di poter impiegare questa tecnologia anche in ambito militare terrestre: a differenza dei satelliti che possono essere messi fuori uso dalle armi elettroniche, nessun esercito al mondo, per ora, può spegnere il Sole, la Luna o le stelle.

Notizia aggiornata al 22 aprile 2010

22 Aprile 2010

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