Come funzionano i Canadair

Sono acrobati del volo e sganciano bombe d’acqua da 6 tonnellate per domare gli incendi. Ecco tutti i segreti dei Canadair, gli aerei dei pompieri volanti.

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Dall’allarme al decollo passano al massimo 30 minuti. Raggiunto l’obiettivo, ne studiano i movimenti, il modo in cui avanza, le zone che mette a rischio. Poi lo attaccano, scagliandogli addosso 6 tonnellate di bombe alla volta. Bombe... d’acqua, sganciate a bassissima quota con virate strette, quelle che, se non sei allenato, ti fanno girare la testa. Così lavorano i piloti dei Canadair, i velivoli antincendio: spesso ex militari che hanno scelto di bombardare il fuoco. Ecco come agiscono i pompieri del cielo.

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«Un Canadair funziona come un aereo da guerra, che combatte un nemico bombardandolo» spiega Andrea Canetto, comandante e collaudatore con oltre 10.000 ore di volo alle spalle. «Ma le nostre armi sono un po’ più complicate da usare. Prima di tutto, dobbiamo “caricarle” da soli…».

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Canadair CL-415, il modello usato oggi, è un bimotore turboelica da 12 tonnellate con 30 metri di apertura alare capace di trasportare 6.000 litri d’acqua alla volta. «La raccolta dell’acqua (chiamata scoop) avviene in mare o su laghi, vicino all’incendio: si scende sulla superficie e la si sfiora a circa 130 km l’ora. In questo modo, senza l’uso di pompe aspiranti, ma solo con la velocità dell’aereo, si caricano i due serbatoi, attraverso piccole bocchette sotto la pancia del Canadair. Il rischio di risucchiare un sommozzatore è una leggenda metropolitana: ogni bocchetta misura circa 10 cm» spiega Canetto.

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La fase di carico (detta “scoop”) da uno specchio d’acqua: il Canadair CL-415 impiega circa 12 secondi per riempire i due serbatoi da 3.000 litri ciascuno, viaggiando a 130 km/h.

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Raccolta l’acqua, un miscelatore aggiunge il foam, un tensioattivo (la stessa sostanza presente nei detersivi) che abbassa la tensione superficiale del liquido, rendendolo più fluido per raggiungere la base dei roghi.

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L'interno di un Canadair CL-415: si vedono i due serbatoi da 3.000 litri, sotto le ali del velivolo, e due piccole panche. In alto corre una sbarra d’acciaio per tenersi durante le manovre.

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«Trattiamo l’incendio come un esercito di soldati in moto» spiega Canetto. «Ha una “testa”, il fronte di avanzamento, una “coda”, che può dirigersi in direzione diversa, e “fianchi”, di solito meno problematici: prima individuiamo le zone più a rischio, case ed edifici, poi colpiamo davanti alla testa, sulla coda e infine sui fianchi».
A differenza delle bombe esplosive, quelle d’acqua tendono a vaporizzarsi mentre raggiungono il terreno. «Per questo dobbiamo fare sganci bassi, anche al di sotto dei 30 metri di quota: se lanciassimo a 150 metri, faremmo scendere sul fuoco un’inutile pioggerella».

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La bomba d’acqua, invece, colpisce il fuoco alla base, sottraendogli il comburente, l’ossigeno: «Per dirigere l’acqua nel punto esatto, cerchiamo di sganciare in virata, viaggiando tra i 175 e i 250 km l’ora» spiega Canetto. Velocità e virate strette mettono a dura prova il fisico dei piloti: il consumo calorico (e la fatica) di una missione tipo sono paragonabili a 20 km di corsa, una mezza maratona. Ci si allena a lungo, con esercitazioni di carico e sgancio sui laghi.

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La manovrabilità del Canadair consente perfino il “lavaggio” dell’aereo: un esercizio di sgancio seguito da una virata strettissima, che porta l’aereo ad attraversare l’acqua appena liberata. Spettacolare a vedersi… e atroce per lo stomaco.

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Ogni incendio è diverso dall’altro e possono occorrere giorni per domarlo. Ma il Canadair non opera di notte, e i piromani spesso ne approfittano per appiccare roghi al tramonto. «La situazione peggiore è quando bruciano alberi resinosi, come i pini: la resina è un combustibile tenace, difficilissimo da spegnere» conclude Canetto. «La lotta più semplice, invece, è quella al sottobosco in fiamme, che si vince alzando la percentuale di ritardante: che va, invece, abbassata se a prendere fuoco sono le chiome degli alberi. Altrimenti l’acqua scivolerebbe troppo in fretta sul terreno».

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La flotta aerea dello Stato, una delle più grandi al mondo, è costituita da 19 Canadair di proprietà della Repubblica italiana (ma soltanto 16 sono attivi). A questi si aggiungono 8 elicotteri da 1.000 litri dei Vigili del fuoco e 4 elicotteri Erickson da ben 10mila litri.

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In caso di incendio le prime a intervenire sono le squadre di terra coordinate dalle Regioni. Se il fuoco è troppo esteso e il lavoro delle squadre a terra non è sufficiente, chi dirige le operazioni di spegnimento può chiedere l’intervento dei mezzi aerei in dotazione alla Regione (soprattutto elicotteri). Calabri e Campania ad esempio hanno quattro mezzi ciascuna.
Se questi non sono a loro volta sufficienti la Regione – attraverso le Soup e i Cor, Centri operativi regionali, richiede al Centro operativo aereo unificato l’intervento della flotta dello Stato disloccata su 16 basi che coprono tutto il territorio nazionale: Cagliari, Catania, Ciampino (Rm), Napoli - Capodichino, Comiso (Rg), Genova, Grottaglie (Ta), Lamezia Terme (Cz), Olbia, Pescara,Trapani, Rieti, Cecina e Viterbo.

Dall’allarme al decollo passano al massimo 30 minuti. Raggiunto l’obiettivo, ne studiano i movimenti, il modo in cui avanza, le zone che mette a rischio. Poi lo attaccano, scagliandogli addosso 6 tonnellate di bombe alla volta. Bombe... d’acqua, sganciate a bassissima quota con virate strette, quelle che, se non sei allenato, ti fanno girare la testa. Così lavorano i piloti dei Canadair, i velivoli antincendio: spesso ex militari che hanno scelto di bombardare il fuoco. Ecco come agiscono i pompieri del cielo.