L'Intelligenza Artificiale che crea ricette dalla foto dei piatti

Ti sei mai chiesto come preparare un piatto di cui non ricordi nome e ricetta? Presto potresti aver bisogno solo di una foto.

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I ricercatori del MIT hanno sviluppato un algoritmo di apprendimento basato sull'Intelligenza Artificiale che è in grado di ricostruire una ricetta dalla semplice foto di una pietanza o di un piatto.

 

Se gli dai in pasto (in senso figurato) la foto delle lasagne della mamma, è in grado di ricavarne la ricetta. O meglio, la ricetta che ricostruisce è quella giusta nel 65% dei casi.

 

Nick Hynes e i suoi colleghi del Massachusetts Institute of Technology hanno addestrato l'algoritmo su un milione di ricette, ognuna con l'illustrazione del risultato finito, da decine di siti di cucina.

 

Il software è anche in grado di risalire dalla foto agli ingredienti che compongono un alimento: presentando per esempio la foto di un biscotto, sa che probabilmente include farina, uova e burro.

 

Ma al momento non può dire come gli ingredienti sono stati preparati (non può capire se le cipolle sono state stufate o fritte), una capacità che Hynes spera possa guadagnare in futuro.

Se non vedo... Il software ha anche problemi con gli ingredienti nascosti in un sushi roll, il sistema è particolarmente bravo a trovare ricette per biscotti e muffin, spiega Hynes, perché sono relativamente popolari online negli Stati Uniti.

 

Non è ancora in grado di riconoscere le sottigliezze dei piatti: non distingue le lasagne vegetariane dalle lasagne originali.

 

Nonostante i limiti, l'algoritmo del MIT è stato accolto positivamente da diversi ricercatori. Una sua versione migliorata potrebbe aiutare chi segue una dieta indicando automaticamente il numero di calorie in un piatto.

 

Altri ricercatori sono più scettici, come nel caso di Christoph Trattner della MODUL University di Vienna, per il quale gli algoritmi di riconoscimento delle immagini non hanno margine di miglioramento: due cibi molto simili, come un bicchiere di cola e un caffè nero, non saranno mai distinguibili da una macchina. Almeno, non senza il nostro aiuto.

23 Luglio 2017 | Davide Lizzani