Impiegati col chip sotto pelle

Un’azienda americana offre ai dipendenti la possibilità di farsi impiantare nella mano un microchip che sostituisce chiavi, password e codici di accesso vari. Un’iniziativa che, ovviamente, fa discutere.

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Vi fareste mai impiantare un chip sottopelle dalla vostra azienda?|Dan Lane / Flickr

Il badge per entrare in ufficio, la chiavetta per la macchina del caffè e la password del computer potrebbero presto diventare pezzi da museo. Ed essere sostituiti da un chip sotto-pelle che contiene tutte le informazioni necessarie per accedere ai sistemi aziendali e ai dispositivo in uso sul posto di lavoro.

dimenticate le password. Uno scenario raccapricciante? Per molti sì, ma sta succedendo proprio in questi giorni in un’azienda di merendine del Wisconsin.

I manager della Three Square Market (32M) hanno infatti proposto ai propri dipendenti l’innesto di un microchip RFID in grado di contenere tutte le informazioni utili alla vita in azienda: password, codici di accesso, autorizzazioni a sbloccare serrature ma anche informazioni sanitarie e mediche come intolleranze alimentari o allergie da comunicare al servizio mensa.

Il chip, grande come un chicco di riso, sarà impiantato con una speciale siringa nella mano dei dipendenti che sceglieranno di aderire al progetto e verrà posizionato nella pelle tra pollice e indice.

Il dispositivo utilizzerà la tecnologia RFID, la stessa impiegata nelle carte di credito e nelle etichette anti-taccheggio. I portatori potranno così aprire le porte dell'ufficio, registrare la propria presenza, sbloccare computer, telefoni e fotocopiatrici, ma anche prendere caffè e snack alle macchinette semplicemente avvicinando la mano al dispositivo che vogliono utilizzare.

Grande Fratello? L’iniziativa ha suscitato grande clamore in tutto il mondo, ma dalla direzione di 32M rassicurano: la privacy dei dipendenti è rispettata. Il sistema infatti è criptato, a prova di hacker e non contiene nessun modulo GPS che possa permettere di tracciare movimenti e posizioni dei portatori. Insomma, è più sicuro di uno smartphone.


Anche perchè i chip non sono collegati a Internet e utilizzano una tecnologia che accetta connessioni solo a brevissima distanza, nell’ordine di qualche centimetro. Per poterli “craccare” occorrerebbe quindi avvicinarsi al portatore con speciali apparecchi in grado di leggerne il contenuto.

L’azienda ti segue ovunque. Ma i dubbi sulla privacy restano: il sistema permette infatti a chi lo gestisce di sapere quante volte un dipendente va in bagno, quante pause caffè fa, che merendine preferisce ecc.


Fredric Kaijser, l’amministratore delegato, da parte sua si dice convinto della bontà dell'iniziativa e per dare l’esempio ai propri dipendenti non ha esitato a farsi impiantare il dispositivo.

L’azienda si aspetta che almeno 50 persone decidano di partecipare all’iniziativa e accettino di farsi "chippare". E intanto ha organizzato, per martedì prossimo, un chip party.
 

25 Luglio 2017 | Rebecca Mantovani

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