I grattacieli di domani premiati dall'eVolo Skyscraper Competition

Dalla torre al contrario nel perimetro di Central Park a quella per l'atterraggio di droni; dal palazzo fatto di case all'ospedale transformer: i megaprogetti del futuro, tra il visionario e l'inverosimile. 

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Anche quest'anno i vincitori della eVolo Skyscraper Competition, scelti tra 489 progetti inviati da tutto il mondo, ci costringono a ripensare al tradizionale concetto di grattacielo. Ecco i primi tre classificati e alcuni progetti notevoli dell'edizione 2016.

Vincitore del concorso di quest'anno è il progetto New York Horizon, degli architetti statunitensi Yitan Sun and Jianshi Wu: un grattacielo orizzontale continuo ricavato nel perimetro scavato di Central Park. Il concept visionario e difficilmente realizzabile prevede di edificare una megastruttura rettangolare, alta 30 metri (e profonda 300), che racchiuda al suo interno il polmone verde di Manhattan, non costruendo verso l'alto, ma scavando fino a raggiungere il sottosuolo roccioso del parco.
La terra tolta verrebbe trasportata in altri quartieri di New York e utilizzata per creare parchi più piccoli.

central

Le pareti riflettenti del palazzo creerebbero l'illusione di uno spazio aperto senza confini, e non ingabbiato dai grattacieli circostanti. Il sottile ma esteso spazio abitativo ricavato sarebbe 80 volte più grande di quello dell'Empire State Building. Nelle intenzioni dei designer, la nuova struttura dovrebbe rendere il parco fruibile a un maggior numero di abitanti (ma non si specifica quale fine farebbero gli alberi del parco tanto amato dai newyorkesi).

droni

Al secondo posto si è classificato The Hive, il progetto di una torre di controllo per droni concepito dagli architetti statunitensi Hadeel Ayed Mohammad, Yifeng Zhao e Chengda Zhu. Il palazzo è pensato per funzionare come pista di atterraggio e stazione di ricarica e stazionamento dei piccoli droni commerciali e per le consegne che si stanno diffondendo sempre di più nelle metropoli americane (soprattutto a New York). La facciata "vivente", ossia in continua evoluzione, potrebbe ospitare fino a 9 diversi tipi di droni, e fornire piccole piattaforme orizzontali per l'atterraggio e il decollo. Una volta ancorati, i droni sarebbero rimessi in posizione verticale.

datatower

Al terzo posto un progetto italiano: Valeria Mercuri e Marco Merletti hanno pensato a un data center verticale che sfrutti le fonti di energia pulita (idroelettrica e geotermica) dell'Islanda e le sue basse temperature per ospitare i server delle maggiori compagnie web, senza che questi si surriscaldino e senza inquinare.

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Gli attuali datacenter hanno una forte impronta ambientale, perché i server richiedono un grande dispendio di energia elettrica per funzionare e per il costante bisogno di raffreddamento. Posizionando queste strutture - i Data Skyscraper - in Islanda, si sfrutterebbe l'aria fresca proveniente dall'esterno per raffreddare l'hardware posizionato all'esterno della torre. L'aria calda ricavata dai server sarebbe usata per riscaldare i laboratori, le serre e gli altri ambienti attorno al data center.

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La parte interna della torre rimarrebbe invece cava per essere usata come "camino di ventilazione" naturale e per consentire i lavori di manutenzione delle varie componenti hardware. L'Islanda sarebbe un luogo strategico e di interesse per le compagnie interessate a conservare i propri dati, anche perché si trova al confine tra Europa e Stati Uniti.

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Menzione onorevole per questo ospedale "mutante" progettato da un team di architetti cinesi. Il Trans-Pital prevede una combinazione di moduli semovibili che, ruotando attorno a un nucleo centrale, adattino l'edificio alle esigenze che si profilano di volta in volta, dalle emergenze epidemiche a quelle traumatologiche conseguenti a un terremoto. I pazienti non avrebbero bisogno di muoversi da un reparto all'altro, ma sarebbero trasportati in modo passivo dai vari moduli.

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Un altro progetto italiano, il Global Cooling Skyscraper, degli architetti Paolo Venturella e Cosimo Scotucci, consiste in una gigantesca serra immaginata per interporsi tra la Terra e il Sole e allontanare l'aria calda dalla superficie del nostro pianeta, spingendola verso lo Spazio. Il processo rallenterebbe lo scioglimento dei ghiacci e allo stesso tempo potrebbe generare energia pulita, che sarebbe raccolta da una serie di turbine posizionate sull'immaginaria megastruttura.

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A metà tra una nuvola e una foresta fluttuante, Osteon City, un progetto di un team di architetti britannici, è una futuristica torre residenziale pensata per Wuxi City, in Cina. La struttura porosa ispirata all'ossatura umana, permetterebbe una facile ventilazione naturale dell'edificio, con sistemi di riscaldamento e raffrescamento passivi. All'interno del palazzo di 210 potrebbero essere alloggiate anche fattorie verticali, per il sostentamento dei suoi abitanti.

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Un palazzo fatto di case, Vertical Shanghai, degli architetti australiani Yuta Sano e Eric Nakajima, fa riflettere sul problema della crisi degli alloggi particolarmente sentito nella città, e anche sulla necessità di preservare il concetto di abitazione tradizionale contro quello di grattacielo-alveare. L'immaginario palazzo sarebbe costruito con gli elementi ricavati dalle demolizioni delle case tipiche locali; con una sapiente disposizione di tetti e scale si potrebbero ricavare spazi ricreativi comuni, come piccoli cinema verticali, giardini pensili e parchi. Guarda anche Shanghai vista dalla cima di una gru

Anche quest'anno i vincitori della eVolo Skyscraper Competition, scelti tra 489 progetti inviati da tutto il mondo, ci costringono a ripensare al tradizionale concetto di grattacielo. Ecco i primi tre classificati e alcuni progetti notevoli dell'edizione 2016.

Vincitore del concorso di quest'anno è il progetto New York Horizon, degli architetti statunitensi Yitan Sun and Jianshi Wu: un grattacielo orizzontale continuo ricavato nel perimetro scavato di Central Park. Il concept visionario e difficilmente realizzabile prevede di edificare una megastruttura rettangolare, alta 30 metri (e profonda 300), che racchiuda al suo interno il polmone verde di Manhattan, non costruendo verso l'alto, ma scavando fino a raggiungere il sottosuolo roccioso del parco.
La terra tolta verrebbe trasportata in altri quartieri di New York e utilizzata per creare parchi più piccoli.