Sarà questa la fine del Sistema Solare?

Un equipe di astronomi dell'Università di Warwick (Coventry, UK), ha utilizzato le formidabili potenzialità del telescopio spaziale Hubble per determinare la...

Un equipe di astronomi dell'Università di Warwick (Coventry, UK), ha utilizzato le formidabili potenzialità del telescopio spaziale Hubble per determinare la composizione delle atmosfere di quattro stelle nane bianche individuate durante una una survey di 80 di questi oggetti situati a meno si 100 anni luce da noi.

Rappresentazione artistica dei detriti prodotti dalla distruzione di pianeti di tipo terrestre, che in passato orbitavano attorno ad una stella come il Sole. Le perturbazioni orbitali indotte dalla transizione alla fase di gigante rossa della stella inducono dei processi collisionali che portano alla distruzione dei pianeti. I detriti e le polveri così formatesi, in breve spiraleggiano verso la nana bianca dalla quale vengono fagocitati. Una nana bianca è un oggetto collassato che all’interno di una sfera delle dimensioni della Terra contiene buona parte della massa della stella originaria. (NASA-JPL / Caltech)

La sorpresa è stata nel constatare che la maggior parte del materiale che circonda questi resti di stelle di tipo solare che hanno terminato il loro ciclo evolutivo è costituito dagli elementi di cui è formato il nostro sistema planetario: ossigeno, magnesio, silicio e ferro. L’insieme di questi elementi forma circa il 93% della Terra. Non solo: le tracce di carbonio, al contrario, sono risultate assai scarse. In proporzione, in quantità paragonabile a quella dello stesso elemento sul nostro pianeta. Ed è in assoluto la prima volta che una percentuale così ridotta di carbonio viene rilevata nell'atmosfera polverosa delle nane bianche. Si tratterebbe quindi degli avanzi di sistemi planetari. Poiché le nane bianche rappresentano lo stadio finale dell'evoluzione di stelle di massa simile a quella del Sole, il materiale che forma le loro atmosfere rappresenta in buona parte i resti di pianeti che in passato si trovavano attorno a queste stelle stelle in orbite stabili. Giunte verso la fine del loro ciclo vitale, si sono espanse, entrando nella fase di gigante rossa, perturbando fortemente le orbite dei e innescando così delle collisioni a catena che alla fine li hanno distrutti, dando origine ad una nube di detriti orbitanti attorno ai resti stellari. Questo è ciò che accadrà al Sistema Solare tra 4 o 5 miliardi di anni. Durante la trasformazione del Sole in nana bianca, questo perderà una grande quantità di massa e, a causa di ciò, i pianeti subiranno un allargamento delle loro orbite, destabilizzandole in tutto o in parte e causando collisioni tra i vari corpi planetari, come accade anche durante le prime fasi evolutive di un sistema planetario, prima che questo raggiunga la lunga fase di stabilità. Una delle nane bianche, denominate con la sigla PG0843+516 sembra essere proprio nella fase di fagocitazione di quello che doveva essere il nucleo di una pianeta di tipo terrestre. I ricercatori hanno infatti identificato attorno a PG0843+516 un’abbondanza relativamente alta di ferro, nickel e zolfo. Gli stessi elementi che si trovano nel nucleo di pianeti rocciosi simili alla Terra. Vale a dire, pianeti sufficientemente grandi da aver subito un processo di differenziazione tale da separare, proprio com'è avvenuto per la Terra, il nucleo vero e proprio dal mantello. L’aver rilevato questi elementi sta a testimoniare perciò che un pianeta roccioso come la Terra è stato distrutto. Si tratta di uno sguardo in un lontano futuro, quando la Terra e i pianeti più interni del Sistema Solare potrebbero subire la stessa fine.
05 Maggio 2012 | Mario Di Martino

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